Il gran discorso di Albert Bourla all’Ue

L'amministratore delegato di Pfizer ha detto a un evento del Ppe che una delle lezioni più importanti della crisi coronavirus è “la chiara dimostrazione della potenza della scienza e della forza del settore privato”

“Dobbiamo mantenere un sistema sanitario privato vibrante. L’Europa in termini di scienza è in una posizione molto buona. Lo testimonia il fatto che abbiamo imprese come CureVac e BioNTech che sono pionieri su questo vaccino, ma anche dalle persone in Pfizer che lo stanno sviluppando. Io vengo dall’Europa, il capo della ricerca viene dalla Svezia, il capo della ricerca sul vaccino viene dalla Germania, il capo dello Sviluppo viene dalla Scozia”, ha detto Bourla. Per Bourla, “gli americani sono in grado di mantenere un settore privato molto vibrante perché hanno un mercato aperto” ed è quello che dovrebbe fare l’Ue per diventare davvero “leader”.

Una delle lezioni più importanti della crisi coronavirus è “la chiara dimostrazione della potenza della scienza e della forza del settore privato”, ha detto ieri l’amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla, durante un evento organizzato dal Ppe. “Questa crisi ha dimostrato quello che un settore farmaceutico vibrante basato sulla scienza può apportare alla società”, ha spiegato Bourla: “Dobbiamo mantenere un sistema sanitario privato vibrante. L’Europa in termini di scienza è in una posizione molto buona. Lo testimonia il fatto che abbiamo imprese come CureVac e BioNTech che sono pionieri su questo vaccino, ma anche dalle persone in Pfizer che lo stanno sviluppando. Io vengo dall’Europa, il capo della ricerca viene dalla Svezia, il capo della ricerca sul vaccino viene dalla Germania, il capo dello Sviluppo viene dalla Scozia”, ha detto Bourla. “La verità è che l’America è davanti all’Europa non perché ha società migliori di BioNTech e CureVac, ma perché ne ha molte di più”. Per Bourla, “gli americani sono in grado di mantenere un settore privato molto vibrante perché hanno un mercato aperto” ed è quello che dovrebbe fare l’Ue per diventare davvero “leader”.

Anche il ruolo dei finanziamenti pubblici per la ricerca è stato centrale per lo sviluppo del vaccino di Pfizer-BioNTech. Lo ha spiegato Uğur Şahin, scienziato, amministratore delegato e cofondatore di BioNTech, ricordando che aveva ricevuto contributi dal programma di ricerca dell’Unione Europea. Noi abbiamo fatto una piccola ricerca nei database della Commissione. Il progetto si chiamava MERIT: Mutanome Engineered RNA Immuno-Therapy. Il concetto era stato sviluppato con il sesto programma quadro sulla ricerca per poi ottenere un finanziamento più consistente nel settimo programma quadro. L’Ue ha stanziato un contributo di 5.964.250 euro finiti in gran parte a BioNTech, che all’epoca aveva come partner l’Institut Gustave Roussy francese, la Vrije Universiteit Brussel belga, l’Università di Zurigo svizzera e la Uppsala Universitet svedese. Inizio del programma l’1 giugno 2013. Fine del programma 30 novembre 2017. “Usavamo i vaccini mRNA per fornire cure personalizzare a pazienti malati di cancro”, ha ricordato Şahin: “Quando è scoppiata la pandemia ci siamo resi conti di avere una tecnologia nelle nostre mani per lo sviluppo rapido di un vaccino”. Nessuno funzionario europeo nel 2013 poteva immaginarsi di finanziare quella che potrebbe diventare la principale arma contro il Covid-19 e altre malattie. Ma questo è il bello della ricerca. E la storia di BioNTech ci ricorda che se c’è un posto dove è preferibile “buttare” (in realtà investire) i soldi è lì.

Şahin ha spiegato che grazie alla Banca Europea per gli Investimenti BioNTech è stata in grado di sviluppare le sue capacità di produzione del vaccino contro il Covid-19. Bourla ha detto che Pfizer-BioNTech dovrebbero produrre 2 miliardi di dosi nel corso di quest’anno e che i principali “imbuti” riguardano le materie prime e la “quantità straordinaria” di vaccini richiesti. L’amministratore delegato di Pfizer è stato rassicurante sull’efficacia del suo vaccino contro le varianti inglese e sud-africana, almeno secondo i test in vitro. Quanto alla trasmissione del virus da parte delle persone vaccinate, non ci sono ancora risultati concludenti. Ma “abbiamo delle prove sugli animali” e “stanno arrivando dati incoraggianti” sulla mancanza di trasmissione tra uomini. “Lo sapremo a un certo punto in febbraio”, ha detto Bourla. Altro passo in avanti: sono in corso i trial per la vaccinazione dei ragazzi tra i 12 e i 6 anni che dovrebbero concludersi entro la fine del primo trimestre dell’anno. Infine sulla durata dell’immunità rimangono incognite, ma “la buona notizia è che se la protezione va giù con una sola dose del nostro vaccino possiamo rafforzare e mantenere l’immunità”, ha detto Bourla.

Nel frattempo, Johnson & Johnson potrebbe chiedere l’autorizzazione all’Autorità europea dei medicinali (Ema) per il suo vaccino contro il Covid-19 nel mese di febbraio. L’annuncio sarebbe stato fatto dalla commissaria alla Sanità, Stella Kyriakides, durante una riunione del gruppo del Ppe al Parlamento europeo, secondo quanto riferito dall’eurodeputato tedesco Peter Liese. “Se tutto andrà bene, avremo già il quarto vaccino Covid disponibile tra poche settimane”, ha detto Liese in un comunicato. “Il vaccino Johnson & Johnson ha il vantaggio che solo una vaccinazione è necessaria per essere sufficientemente protetti, Inoltre, è molto più facile da processare, stoccare e trasportare rispetto al vaccino BioNTech/Pfizer”, ha ricordato Liese. L’Ue si è assicurata 400 milioni di dosi da Johnson & Johnson.