Il governo alza l’argine: coprifuoco anticipato e stretta sugli studenti

Preoccupano Napoli, Milano, Roma e Genova. La soglia-paura: 20mila casi. Conte valuta un lockdown che escluda soltanto chi va a scuola e al lavoro

È una corsa contro il tempo per salvare le grandi città. Entro il weekend, il governo si aspetta un’ulteriore impennata della curva dei contagi. Le proiezioni ipotizzano che verrà infranto il muro dei ventimila positivi. Per questo, l’esecutivo ragiona di azioni più drastiche con i sindaci di Milano, Roma, Napoli e Genova. Si valuta innanzitutto un coprifuoco anticipato, tra le 20 e le 22. E, se possibile, un successivo limite agli spostamenti non essenziali, lasciando che si possa circolare solo per ragioni di lavoro o studio (una soluzione meno hard rispetto a quella di marzo, vale a dire i paletti agli spostamenti interregionali, che resta comunque l’arma finale).

Nel frattempo, i ministri Roberto Speranza e Francesco Boccia lavorano con alcune Regioni a nuove ordinanze: la Toscana è pronta ad annunciare entro 48 ore nuovi interventi (probabilmente il coprifuoco serale), seguita a stretto giro anche dalla Puglia. L’Umbria si prepara a vietare ogni tipo di assembramento. I governatori del Nord-Est decideranno di estendere fino al 75% la didattica a distanza per le scuole superiori. Il governo, infine, si prepara a impiegare duemila volontari della Protezione civile per potenziare il tracciamento. E, con un nuovo dpcm, a chiudere palestre e piscine, a fissare limiti ai circoli sportivi, bandire ogni tipo di assembramento anche all’aperto oltre una soglia ancora da stabilire.

È una rete di protezione. Ma tutti, nell’esecutivo, ammettono che potrebbe non essere sufficiente. Intanto perché il governo sa benissimo che esistono alcune Regioni meridionali — in particolare la Calabria, ma anche Sardegna e Sicilia — dove la debolezza della rete sanitaria rischia di far pagare un prezzo altissimo. E poi perché ogni mossa sembra in ritardo di diversi giorni, anche a causa della posizione morbida scelta da Giuseppe Conte rispetto alle chiusure.

Un passo alla volta, comunque. Il ministro della Salute, Speranza, trascorre un pomeriggio intero a spulciare le ordinanze, spende ore al telefono con i governatori, spinge verso interventi più rigorosi. «Qualsiasi misura che abbia un senso e vada nella direzione della stretta — è il messaggio che consegna ai presidenti di Regione e ai sindaci delle metropoli, a partire da Beppe Sala (Milano) — sarà sostenuta dal governo». Entro venerdì, allora, le restrizioni promosse dalle singole Regioni saranno operative.

Il secondo step sarà quello di studiare con i primi cittadini delle quattro città a rischio (ma una lente speciale è puntata anche su Bari, Palermo e Torino) l’idea di un coprifuoco anticipato, assieme a ulteriori limitazioni dei movimenti non essenziali. In questo senso, c’è già un precedente importante, anche se non sarà riproposto tale e quale: il divieto di movimento tra province deciso da Vincenzo De Luca. Serve soprattutto a proteggere Napoli dall’afflusso del pendolarismo non necessario. A Roma, invece, si potrebbe decidere di aumentare ancora lo smart working, coinvolgendo anche uffici e aziende che non fanno parte della pubblica amministrazione. Ma quasi certamente questo ulteriore pacchetto non basterà.

Le previsioni, come detto, sono di scavallare quota 20 mila contagi in pochi giorni, non troppo distante da quota 30 mila, considerata la soglia di non ritorno che porterebbe al lockdown nazionale. Non a caso, allora, l’esecutivo ha già in cantiere nuovi limiti da applicare con un ulteriore dpcm, tra cui quello di imporre una forte stretta nei fine settimana ai centri commerciali (cosa che alcune Regioni stanno già ordinando autonomamente).

Sullo sfondo, ma soltanto per adesso, resta l’immenso nodo della scuola. Nel Lazio alcuni assessori hanno messo in guardia riservatamente il governatore Zingaretti, chiedendo di valutare le lezioni online a rotazione anche per le medie. E il numero dei focolai scolastici inizia a preoccupare il governo, nonostante le rassicurazioni della ministra dell’Istruzione, Azzolina. E, d’altra parte, si tratta di un mondo che muove ogni giorno dieci milioni di persone, un dato con cui anche Palazzo Chigi inizia a fare i conti con molta apprensione.

Eppure, Conte continua a mostrarsi il più cauto. Preferisce allontanare di un po’ lo scenario inevitabile di un nuovo dpcm e chiede qualche ora in più prima di procedere a ulteriori misure. A partire dai ristoranti, che l’avvocato continua a difendere a ogni costo. La ragione, trapela, si condensa in una previsione che il premier avrebbe ricevuto dal Cts: gli effetti delle mascherine generalizzate — gli avrebbero spiegato — si vedranno entro una settimana, quindi a partire da mercoledì prossimo. Il problema è che la curva del contagio non sembra perdonare ulteriori tentennamenti.