Il giurista che negozia con Roma «Al Nord tira una brutta aria – L’autonomia non va fermata»

Durante il governo Conte-1 la riforma delle autonomie differenziate è stata messa su un binario morto e ora i suoi patrocinatori sospettano che il Conte-2 ne conceda, se lo farà, una versione troppo depotenziata e dunque inutile. Tra chi se ne preoccupa di più c’è Mario Bertolissi, docente di diritto costituzionale all’Università di Padova, che tra il 1992 e il 2015 ha fatto valere le istanze della Regione Veneto davanti alla Consulta da cui è nato il via libera al referendum del 2017 in Lombardia e Veneto. Ne parla accalorandosi perché fa parte della delegazione che da oggi riprende a negoziare con lo Stato quelle autonomie e finora ha verificato «pregiudizi ideologici e veti politici insopportabili».

Professor Bertolissi, da Milano a Venezia si teme che, insieme alla riforma, si voglia seppellire anche la questione settentrionale.

«Sono timori non infondati. Tuttavia, l’autonomia differenziata — che è un aspetto del federalismo — è prevista dalla Costituzione. Tant’è vero che il presidente Napolitano ne parlò a Venezia, il 18 settembre 2008. Nel 2011, incitò la politica a “dare adempimento all’evoluzione del federalismo e delle autonomie”, previste dai costituenti, perché “lasciare il lavoro incompiuto, o esitare, è un lusso che non possiamo permetterci”. Sulla stessa lunghezza d’onda è Mattarella, che ha sempre abbinato all’unità il pluralismo, nella prospettiva di una riforma auspicabile».

Il ministro Boccia dice: “Faremo la riforma rispettando la Carta”. Il sottinteso è che la si voglia tradire.

«Chi conosce i problemi in cui si dibatte la Repubblica e non ignora le vicende del regionalismo, e ha letto le bozze di intesa, è in grado di rilevare come nel loro insieme si riportino alla Costituzione e ai suoi principi fondamentali, che non si risolvono affatto nella distribuzione delle competenze. Eguaglianza e solidarietà sono la sostanza della dignità umana, che dev’essere di tutti. È un’affermazione generica, non prova nulla. Tutt’al più a essa riconosco il carattere dell’ovvietà, che non tiene conto dell’aria che tira al Nord: brutta, e lo dico senza essere catastrofista».

Dilaga lo slogan secondo cui si tenta d’imporre una “secessione dei ricchi”. Come smonta questa tesi?

«Con le parole dei due ultimi governatori di Bankitalia. Di Draghi, che nel 2008 ha ricordato come l’ammontare di risorse trasferite al Sud sia stato “imponente”. Di Visco, che nel 2019 ha rilevato come si sia trattato di “interventi deludenti nei risultati”. Se continuiamo così, la divaricazione Nord-Sud aumenterà a dismisura, perché sono i fatti che lo comportano. Altro che “secessione dei ricchi”».

Il rapporto con lo Stato

Le vere disparità rimarranno e si rafforzeranno finché al timone ci sarà uno Stato inefficiente

Lei denuncia che si punta “all’eguaglianza verso il basso, pauperista e irresponsabile”. Traduco: non si vuole lasciar correre il Nord, puntando a un declino generalizzato, la decrescita cara al M5S. È questo il clima?

«È un ulteriore risvolto negativo che deriva dal fatto di non voler guardare in faccia la realtà. Anziché essere pragmatici e di buon senso, ci si rifugia nell’ideologia, con l’intento di far credere che le discriminazioni non ci sono ma ci saranno, proprio a causa dell’autonomia. È vero il contrario: perché, se qualcuno migliora, è a beneficio di tutti. Perché non dire che non si vuol sentire parlare, sul serio, di costi standard? Perché non riconoscere che ci sono due modelli fra loro incompatibili: Roma e Milano? E che Roma deve copiare Milano?».

Si tace anche sul nodo delle responsabilità pubbliche dietro il fallimento dello Stato nel riscatto delle aree rimaste indietro?

«La parola “responsabilità” è inesistente. Inesistente un giudizio sulla “classe dirigente”, dalle cui qualità — positive o negative — dipende l’avvenire della democrazia. Se ne può prescindere? È un silenzio rispettoso della Costituzione?».

Tanti considerano pericolosa per la coesione dello Stato l’autonomia su scuola e sanità.

«Minaccia l’unità della Repubblica il desiderio di non assistere al caos dei primi giorni del nuovo anno scolastico? O pretendere un numero adeguato di medici, la cui carenza è drammatica? Le vere disparità rimarranno e si rafforzeranno finché al timone ci sarà uno Stato inefficiente: quello che Sabino Cassese definisce “introvabile”».