Il discorso di Draghi alla Camera: «Recovery, disporremo di 248 miliardi, no a ritardi e miopie»

Il presidente del Consiglio a Montecitorio sui dettagli del Piano nazionale di ripresa e resilienza e sugli obiettivi e i risultati che l’esecutivo attribuisce al Recovery fund

Non è un elenco di progetti, di misure, di obiettivi concreti. Non è solo questo. Mario Draghi offre alla Camera, nel presentare il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) non solo un lunghissimo ventaglio di riforme, investimenti, finanziamenti, che grazie ai 248 miliardi di euro a disposizione faranno crescere il Pil di 16 punti in sei anni. Offre anche la sua personale interpretazione, e lo fa nel preambolo e nelle conclusioni. Ed è qui il cuore del discorso. Un appello, citando De Gasperi, all’unità del Paese, ad un lavoro collettivo che, come nel Dopoguerra, non potrà realizzarsi se non ad una condizione: «L’opera di rinnovamento fallirà, se in tutte le categorie, in tutti i centri, non sorgeranno degli uomini disinteressati pronti, a faticare e a sacrificarsi per il bene comune».

Nel preambolo lo dice chiaramente, in oltre 300 pagine che verranno trasmesse alla Commissione europea sono in gioco non solo le ferrovie, l’alta velocità, la digitalizzazione, la trasformazione ambientale e sostenibile della nostra economia, della nostra sanità, ma in primo luogo «le vite degli italiani, il destino del Paese, la sua credibilità».

Nelle conclusioni ritorna sul concetto, con un appello che è anche solenne, che ha un pizzico di retorica, ma che è soprattutto una chiamata a riscoprire un interesse nazionale, senza «campanili»: «Sono certo che riusciremo ad attuare questo Piano. Sono certo che l’onestà, l’intelligenza, il gusto del futuro prevarranno sulla corruzione, la stupidità, gli interessi costituiti. Questa certezza non è sconsiderato ottimismo, ma fiducia negli Italiani, nel mio popolo, nella nostra capacità di lavorare insieme quando l’emergenza ci chiama alla solidarietà, alla responsabilità».

Non è discorso ad alta densità politica, per lunghi tratti ha una caratura essenzialmente tecnica, con alcune novità assolute, come il mutuo per i giovani con una garanzia dello Stato, senza necessità di anticipare il capitale. I giovani, come gli anziani e le donne, sono fra i più citati, i destinatari principali delle misure che verranno approvate in sei anni. Ma nel Pnrr, sottolinea ancora il presidente del Consiglio, c’è «la misura di quello che sarà il suo ruolo dell’Italia nella comunità internazionale, la sua credibilità e reputazione come fondatore Ue e protagonista del mondo occidentale. È questione non solo di reddito e benessere, ma di valori civili e sentimenti che nessun numero e nessuna tabella potrà mai rappresentare». Ed è anche una questione di ultimo appello, perché «ritardi e inefficienze» del Piano «peseranno sulle nostre vite e forse non ci sarà la possibilità di rimediare».

Le debolezze di decenni e i danni della pandemia

«Il Pnrr affronta debolezze di decenni» spiega Draghi alla Camera. E aggiunge: « Il Recovery ha 3 obiettivi: il primo con un orizzonte ravvicinato è riparare i danni della pandemia, che ci ha colpito più dei nostri vicini europei. Abbiamo raggiunto il numero di quasi 120.000 morti per il Covid-19, a cui si aggiungono i tanti mai registrati. Nel 2020 – dice il presidente del Consiglio -Il Pil è caduto dell’8,9 per cento, l’occupazione è scesa del 2,8 per cento, ma il crollo delle ore lavorate è stato dell’11 per cento, il che dà la misura della gravità della crisi». «Nel complesso potremmo disporre di circa 248 miliardi» spiega il premier che annuncia per maggio la presentazione di «un decreto» per l’attuazione del Pnrr e del Piano complementare e con cui intende procedere a «una semplificazione delle norme in materia di appalti pubblici e concessioni».

Le risorse per la digitalizzaione e per il Sud

Oltre al Pnrr da 191,5 miliardi e al Piano complementare da 30,6 miliardi «sono stati stanziati, inoltre, entro il 2032, ulteriori 26 miliardi da destinare alla realizzazione di opere specifiche» che includono «la linea ferroviaria ad Alta Velocità Salerno-Reggio Calabria – che diventerà una vera alta velocità – e l’attraversamento di Vicenza relativo alla linea ad Alta Velocità Milano-Venezia».È poi previsto il reintegro delle risorse del Fondo Sviluppo e Coesione per 15,5 miliardi. La prima delle «missioni» del Pnrr «riguarda digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura : a questi temi sono destinati quasi 50 miliardi, pari al 27% delle risorse totali». Il Piano destina poi« 82 miliardi al Mezzogiorno su 206 miliardi ripartibili secondo il criterio del territorio, per una quota dunque del 40 per cento», dice il premier che annuncia che «più del 50 per cento del totale degli investimenti in infrastrutture (soprattutto l’alta velocità ferroviaria e il sistema portuale) è diretto al sud.».

Donne e giovani

In istruzione e ricerca sono previsti progetti per 32 miliardi per «rafforzare l’intero sistema educativo». Tra gli interventi prioritari il premier cita «l’ampliamentodell’offerta per l’infanzia (asili nido e scuole materne) , e l’ammodernamento delle infrastrutture scolastiche con il cablaggio interno di circa 40mila scuole». Sono, invece, 18,5 i miliardi destinati alla Salute con progetti che hanno due obiettivi principali: rafforzare la prevenzione e i servizi sanitari sul territorio e modernizzare e digitalizzare il sistema sanitario. In arrivo anche una Legge quadro sulla disabilità. « Il Piano prevede 400 milioni per favorire l’imprenditorialità femminile, e stanzia oltre 1 miliardo per la promozione delle competenze in ambito tecnico-scientifico, soprattutto per le studentesse» afferma ancora il premier Draghi. Tra le riforme più importanti c’è quella della giustizia: «Ridurre l’inaccettabile arretrato presente nelle aule dei tribunali è uno degli impegni più importanti ed espliciti che abbiamo preso verso l’Unione europea. L’obiettivo finale che ci proponiamo è ambizioso, ridurre i tempi dei processi del 40 per cento per il settore civile e almeno del 25 per cento per il penale