Gli inglesi non trovano più cuochi, camerieri e altri lavoratori

A Londra pandemia e Brexit hanno creato una scarsità grave di manodopera straniera proprio ora che servirebbe per rimettere in moto il paese

A partire dal 17 maggio nel Regno Unito si potrà di nuovo cenare all’interno dei ristoranti, ma l’effetto combinato di Brexit e pandemia ha creato una carenza senza precedenti di lavoratori nel settore alberghiero – che erano in gran parte stranieri e molti dell’Unione europea. Il risultato è che proprio mentre pub, ristoranti e alberghi si aspettano un’accelerazione enorme degli affari nel giro di qualche giorno sono anche alla ricerca di camerieri, cuochi e di altri lavoratori – che però non sono più nel paese.

“Migliaia di lavoratori di bar e caffetterie dell’Unione europea rifiutano i vecchi lavori nel Regno Unito: il settore alberghiero è in crisi poiché il 15 per cento del personale licenziato si rifiuta di tornare dopo essere rimasto nel paese di origine o avere preso un nuovo ruolo meglio retribuito”, titola il Daily Mail, che cerca sempre titoli a effetto. “I ristoranti hanno difficoltà a trovare personale prima della riapertura”, titola la Bbc che è sempre più calma. “Pub e ristoranti del Regno Unito avvertono che manca il personale”, titola in modo clinico il Financial Times.

Il Daily Mail dice una cosa inesatta: “Si rifiutano”. In realtà le regole della Brexit rendono molto difficile per gli europei tornare a lavorare nel Regno Unito, anche se volessero è necessario dimostrare di avere un lavoro solido che garantisca almeno ventiseimila e cinquecento sterline l’anno di reddito, pari a circa trentamila euro – non è facile considerato che molti locali riaprono adesso. Per decenni andare a fare il cameriere o il barista a Londra e in altre città del paese a volte anche soltanto per una stagione era stata una scelta di molti cittadini dell’Unione europea. Il settore prima della pandemia si reggeva su un venti per cento di lavoratori dell’Ue, circa seicentoquarantamila persone. Tuttavia molti hanno lasciato il paese durante gli ultimi dodici mesi di crisi da coronavirus ed è come se fossero rimasti chiusi fuori. Secondo uno studio dell’Economic Statistics Centre of Excellence adesso c’è un buco di un milione e trecentomila stranieri e l’effetto si vede nella forsennata campagna di reclutamento di questi giorni. Un sito specializzato, Caterer.com, dice alla Bbc che nelle ultime settimane il numero di richieste di lavoratori è aumentato dell’ottantacinque per cento e di avere offerte per 22 mila posti. Alla radio Lbc Jack Stein, di una famiglia di ristoratori, dice: “L’azienda locale che si occupa di trovare i cuochi di solito ne aveva 900 sul suo registro, adesso ne ha venti. Abbiamo pubblicato offerte per sessanta posti di lavoro e sappiamo che non riusciremo a coprirli”. C’è anche molta diffidenza da scontare tra i lavoratori che hanno ottenuto sussidi di disoccupazione e temono di perderli se accettano nuovi lavori senza le stesse sicurezze. Una speranza per il settore alberghiero arriva dagli studenti, che fra poco dovrebbero cominciare la pausa estiva e potrebbero gettarsi sul mercato del lavoro.

I sostenitori della Brexit dicono che si tratta di un effetto virtuoso, perché la scarsità di lavoratori condizionerà il mercato dell’occupazione e spingerà verso l’alto le paghe. I critici della Brexit sostengono che come in altri settori, come la pesca e l’esportazione di whisky dove i numeri sono disastrosi, anche nel comparto alberghiero il nuovo isolamento aumenta i costi e le difficoltà. E’ probabile anche che un settore come quello della cucina nel Regno Unito facesse affidamento su un’ampia disponibilità di talenti stranieri e adesso invece è costretto ad adattarsi alle nuove condizioni.