Il Covid «divide»? È la realtà dei fatti

Ogni giorno la chiusura di ristoranti e di esercizi commerciali, oppure l’azzeramento dei redditi per chi svolge un lavoro autonomo o a partita Iva, diventa un’ultima trincea che crolla, nella disperazione o nella rabbia. La lotta tra più garantiti e meno garantiti esiste. Non c’è niente di sorprendente che la politica ne rifletta le conseguenze

Tempo fa Antonio Polito si domandava sul nostro giornale perché mai anche il Covid, non solo in Italia ma nel mondo, fosse diventato un argomento, come si dice, «divisivo» tra destra e sinistra. Possibile arrivare al punto di politicizzare persino un virus? Può darsi che la risposta non stia nel cielo dei princìpi, ma nella materialità degli interessi in gioco e che il virus possa aver inaspettatamente spalancato un nuovo capitolo, con nuovi e inediti protagonisti, di quella che con termine oramai desueto veniva definita, sulla scia di Marx (Karl, non Groucho), «lotta di classe». Nella lettera inviata al Corriere ieri, infatti Silvio Berlusconi, con la concretezza che gli deriva dalla sua esperienza imprenditoriale, elencava con precisione l’insieme delle categorie sociali più massacrate dal lockdown: «il lavoro autonomo, i commercianti, gli artigiani, i professionisti, i piccoli e piccolissimi imprenditori, le partite Iva, i lavoratori a contratto, i professionisti» che «rischiano di essere abbandonati a se stessi». Queste categorie sono la base sociale del centrodestra (o dove il centrodestra pesca in modo maggioritario), a differenza del centrosinistra la cui base sociale è rappresentata in modo più marcato nel pubblico impiego, nel lavoro dipendente e in quella che è stata chiamata la «fascia alta» dello smart working, composta da chi può continuare a lavorare da casa anche nelle città bloccate. Si capisce che nelle categorie indicate da Berlusconi il lockdown abbia conseguenze drammatiche se non catastrofiche. E si capisce perché una certa resistenza disperata alle misure di restrizione si faccia sentire più forte da chi, come il centrodestra, in quelle categorie si sente più a suo agio, mentre una certa tendenza più favorevole al rigore draconiano delle misure di chiusura appare più evidente nel centrosinistra e nelle categorie sociali che esso rappresenta. Oggi sono i gruppi indicati da Berlusconi a lottare per la vita e per la morte, e ogni giorno la chiusura di ristoranti e di esercizi commerciali, oppure l’azzeramento dei redditi per chi svolge un lavoro autonomo o a partita Iva, diventa un’ultima trincea che crolla, nella disperazione o nella rabbia. La lotta tra più garantiti e meno garantiti è una realtà. Non c’è niente di sorprendente che la politica ne rifletta le conseguenze.