Il coronavirus e il metodo di Dio

Ciò che ci libererà dal coronavirus, ha detto il Papa a “Vida Nueva”, è un cammino interiore che inizia dalla disponibilità a farsi raggiungere dall’annuncio della Pasqua

È dalla rivista spagnola Vida Nueva che arriva la proposta del Papa per uscire dalla pandemia: un contributo breve, una sorta di contemplazione del mistero pasquale negli eventi di questi giorni, comparso sul numero del 17 aprile. Il Papa non si finge esperto di virologia o competente di economia, ma punta tutte le sue carte sul Vangelo: è dall’invito a rallegrarsi, che risuona nel mattino di Pasqua, che il mondo può ripartire.

Potrebbe sembrare assurdo, quasi beffardo – riflette Francesco –, ma quell’invito raggiunge le donne proprio nel momento in cui tutti i loro pensieri e il loro cuore sono invasi dalla preoccupazione circa la gigantesca pietra da rimuovere per poter ungere e omaggiare il corpo del Signore. Un macigno opprime le loro vite: è il macigno di chi sta lottando tra la vita e la morte, di chi seppellisce i propri cari, di chi ha perso il lavoro, di chi deve resistere alla pandemia del Covid-19 dopo aver lottato per anni contro la pandemia dell’indifferenza e dell’indigenza.

Le donne, però, non sono paralizzate da quelle preoccupazioni, ma continuano a camminare, continuano ad occupare il loro posto nella storia. È questo il coraggio della libertà che oggi più che mai è chiesto all’umanità: quello di continuare a occupare il proprio posto nel grande disegno della storia, di resistere alle sirene che vorrebbero farci scappare, pensare a noi stessi, fuggire. Rimangono i medici accanto ai loro pazienti, rimangono gli infermieri, rimangono i responsabili della cosa pubblica, rimangono le persone chiamate a lavorare, rimangono gli insegnanti, rimangono i preti, rimangono tutti coloro che sono chiamati a restare nelle loro case: “restare” è il gesto più potente che possa compiere l’uomo nella vita.

È quel restare la condizione per affinare lo sguardo: è il permanere nel posto che ci è stato assegnato, accanto a quell’uomo, a quella donna, a quel figlio o a quegli amici, che permette di scendere in profondità, di vedere meglio, di essere sorpresi da fatti che cominciano a debordare, a eccedere la nostra misura.

La Resurrezione è un fatto che accade davanti ai nostri occhi quando scegliamo di stare, una miriade di fatti che spalancano davanti a noi una strada nuova, un percorso, un cammino. Dalla pandemia non si esce voltandosi dall’altra parte, inventandosi chissà quale gesto di eroismo o teoria: dalla pandemia si esce con la libertà e la gratuità del nostro permanere che apre i nostri occhi alle “cose nuove” del Signore e ci restituisce tre decisive consapevolezze.

La prima, dice il Papa, riguarda la connessione che c’è fra noi: alla pandemia del virus si risponde con la pandemia della preghiera e della solidarietà, con la coscienza che ogni azione ci lega gli uni agli altri, che ciò che compio io ha a che fare con te e che ciò che compi tu ha a che fare con me. Restare in casa, continuare a preferire le misure che salvano la vita piuttosto che quelle che alimentano il contagio, è il sacrificio necessario e assurdo che permette il fiorire del bene. Come la croce, anche questo sacrificio ci sembra senza senso e senza frutto, ma è quella morte che permette il vero frutto, ossia il sorgere di una vita nuova.

Dio ci dona la grazia di una nuova vita non per conto nostro, non ognuno per sé, ma dentro ad un popolo: la seconda consapevolezza che ci restituisce il nostro permanere sulla croce è quella di essere un unico popolo, un’unica stirpe, un’unica famiglia. Non ci potrà mai essere il mio bene finché tu, amico mio, permani nel male, stai male, sei ostaggio di un sistema malvagio, sia esso un virus o l’organizzazione dei rapporti economici e politici.

Infine appare chiaro che tutto questo porta ad un’ultima istanza, un’ultima consapevolezza ineludibile: occorre ripensare il nostro modo di stare insieme, il nostro modello di sviluppo. Occorre una creatività e una capacità nuova di leggere il presente che ecceda le misure che fino ad ora a tutti i livelli, nazionale, europeo o mondiale, abbiamo saputo riconoscere e seguire. Questa fantasia nuova, questa nuova creatività, non è però il frutto dell’estro di qualche pensatore, ma un dono dello Spirito.

La Resurrezione è il ritorno della vita là dove c’era morte, aridità: se noi saremo così poveri, così semplici da inseguire e non perdere di vista i “respiri dello Spirito”, le opere che per forza dello Spirito germogliano e – come profezia – si impongono alla nostra attenzione, allora sarà possibile progettare, riconoscere, fare nostro un diverso modo di stare insieme, un diverso modo di crescere e di stare bene.

Ciò che ci libererà dalla pandemia, dice il Papa, non è tanto il freddo moralismo delle norme esteriori, ma un cammino interiore che inizia dalla disponibilità – per tutti noi – a farsi raggiungere dallo spiazzante annuncio della Pasqua. Perché è vero che cambiano le circostanze, ma non cambia mai il metodo di Dio.