Il centro della Nato

L’Alleanza atlantica che coordina gli aiuti per il coronavirus tra tutti gli alleati ha ritrovato la sua forza

“Non credo che la risposta giusta alla propaganda sia la propaganda”, ha detto il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg nell’annunciare il vertice dei ministri degli Esteri organizzato ieri in videoconferenza per trovare una strategia atlantica in risposta al coronavirus. Stoltenberg ha detto che c’è bisogno di fatti per alimentare l’unità e alla Nato adesso spetta il compito di coordinare gli aiuti tra gli alleati.

Non ha fatto rumore, come non lo hanno fatto gli aiuti europei, l’Euro-atlantic Disaster Response Coordination Center, l’iniziativa transatlantica riadattata per aiutare i paesi più colpiti dal coronavirus, un cordone tra alleati che serve a coordinare il rifornimento di materiale sanitario e a fornire il supporto logistico necessario. Il Centro di coordinamento prima serviva ad altro, per rispondere a catastrofi naturali come terremoti e uragani, ma l’Alleanza, che non ha una sua task force per far fronte alle pandemie, ha deciso di testarlo per una nuova missione: mettere in contatto gli alleati, chi ha bisogno e chi può ancora dare, e fornire l’aiuto logistico che serve a organizzare il trasporto del materiale. Mascherine, tute protettive, reagenti, disinfettanti, tamponi, mancano ovunque, tutti i paesi ne sono in cerca, anche gli Stati Uniti, ma finché è possibile tracciare una mappa delle necessità, sarà più facile venirsi incontro.

Così nei giorni scorsi la Nato ha coordinato una consegna di 10.000 tute protettive e respiratori da parte della Repubblica ceca, che è arrivata prima in Spagna e poi in Italia. Mercoledì invece ha organizzato il trasporto di 450 mila mascherine e di un carico di disinfettanti che sono atterrati in Italia, a Pratica di Mare, e in Spagna, a Torrejón, e venivano dalla Turchia che le ha inviate dentro a delle casse con la scritta: “C’è speranza dopo la disperazione e molti soli dopo l’oscurità”. La frase, di un poeta turco come ha notato Michael Peel del Financial Times, suona quasi come un segno di distensione da parte di un paese che negli ultimi mesi ha preoccupato molto i suoi alleati. Sono fatti e non propaganda, con un’estetica tutta diversa rispetto alle parate russe e cinesi, e sono anche un buon segnale: la Nato è viva, si muove, si riorganizza ed è pronta ad avere un ruolo in questa crisi sanitaria. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che era a Pratica di Mare ad accogliere gli aiuti turchi, ha doverosamente ringraziato Ankara, ma si è dimenticato di citare la Nato.

Le richieste arrivate al Centro di coordinamento sono tante da parte degli alleati e anche dei partner, come Moldavia e Ucraina. Le tensioni e gli attriti interni all’Alleanza, e chissà forse anche la sua “morte cerebrale”, sono stati rimandati, questo è il momento dell’unità e la Nato sta unendo e collegando, sta rifornendo e mettendo in contatto. E’ quello che può fare, si è reinventata, e sta dimostrando così di essere tutt’altro che obsoleta, come l’aveva definita il presidente americano Donald Trump, è un punto di stabilità. Tutti hanno bisogno di tutto e tra le azioni corsare di chi cerca di strappare mascherine agli altri e aiuti che sanno di ricatto, l’Alleanza atlantica ha portato la sua strategia che fa sentire tutti più sicuri. Non sarà la chiusura, ma soltanto il coordinamento è la strada per uscire dalla crisi, questo è il senso dell’Euro-atlantic Disaster Response Coordination Center della Nato.

Ieri al vertice dei ministri degli Esteri è tornata la parola solidarietà, la voglia di comportarsi da alleati, da vicini. Si tornerà a parlare della soglia del 2 per cento del pil e a puntare il dito contro chi non lo destina alla difesa, di scrocconi, di debolezza, di amicizie pericolose, di obiettivi in comune e interessi disgiunti. Si tornerà a farsi i conti in tasca, ma la Nato è riuscita a trovare un modo per far sentire la sua presenza a tutti gli alleati in questa crisi.

“Sono tempi senza precedenti – ha detto ieri Stoltenberg – la Nato è stata creata per far fronte alle crisi e non si tirerà indietro neppure questa volta”. Gli alleati sono pronti a sostenersi a vicenda e l’Alleanza agevolerà i collegamenti “per trasportare forniture mediche e personale sanitario, materiali essenziali, attrezzature militari e civili e saranno messe a disposizione le risorse mediche, scientifiche e tecnologiche”. Al vertice si è parlato anche di disinformazione, e delle campagne mediatiche che indeboliscono l’Europa e ritraggono Russia e Cina come i benefattori in questa pandemia, gli alleati “stanno anche lavorando insieme per garantire l’accesso a informazioni trasparenti, tempestive e accurate, che sono fondamentali per superare questa pandemia e combattere la disinformazione”.

I ministri si incontreranno di nuovo a metà aprile, nel frattempo, ha detto il segretario generale, le altre minacce non sono scomparse e l’Alleanza rimane pronta, soprattutto a est.