Il «caso Corea»: zero nuovi contagi, ma la app è da «Grande Fratello»

«Corona 100 m», il software di tracciamento, pubblica tutti gli spostamenti dei positivi. Rivelando amorazzi e frodi assicurative, ma anche distruggendo reputazioni. Un prezzo giusto?

Sareste disposti a rendere noti a tutti, in pochi clic, i vostri spostamenti e i nomi delle persone che frequentate,amici e amanti inclusi, se la contropartita fosse arrivare al più presto a contagi zero? Sembra una questione paradossale, da distopia; è quel che accade in Corea del Sud, la cui risposta al virus a base di tamponi su larghissima scala e soprattutto tracciamento dei contatti massiccio è stata spesso elogiata in queste settimane. E ha portato, il 30 aprile, a registrare per la prima volta «zero nuovi contagiati». I nuovi casi registrati dalle autorità sanitarie sono relativi a persone che sono state all’estero: la trasmissione del Covid-19, rallentata progressivamente nelle ultime settimane, sembra dunque che si sia arrestata. Ma a che prezzo?

La app sudcoreana per il tracciamento dei contagi, Corona 100 m, avverte chiunque la usa se si trova nel raggio di 100 metri da un positivo. Non identifica i pazienti per nome: ma ne divulga genere e fascia d’età e assegna loro un codice, che è univoco. E segnala, per ciascuno, tutti gli ultimi spostamenti fatti prima di sottoporsi a un tampone. Il messaggio che arriva è più o meno così: «Una donna sui 60 anni nelle tue vicinanze è positiva. Clicca qui per vedere i suoi ultimi spostamenti». Si apre, e si scopre che l’«anonima» donna sui 60 è stata al ristorante e a un matrimonio; ma come, non è la nostra collega che in quei giorni aveva detto di stare male? Lo scenario non è di fantasia, ma è una delle decine di storie di questo tipo che affollano i media sudcoreani e internazionali.

La Bbc, ad esempio, ha riportato il caso del manager 50enne infettatosi a Wuhan, proprio come la sua segretaria, di 30 anni, entrambi «beccati» grazie alla app dai colleghi d’ufficio a cui erano riusciti a passare inosservati in analogico. Sui social è diventato una barzelletta un uomo di Seul, i cui movimenti restano «impossibili da tracciare» in una finestra di un’ora in cui si trova nei pressi della stazione centrale della capitale. L’area brulica di prostituzione, ela reputazione del viaggiatore è guastata da decine di post che ne rivelano l’identità e suggeriscono che possa essere stato con una prostituta (le indagini hanno poi confermato che era a cena in un fast-food dove il gps funzionava male). E così via. Numerosi ristoranti, racconta il Guardian, ricevono chiamate ricattatorie: dateci dei soldi, o riveleremo che da voi c’è stato un positivo. «Una società così è più spaventosa del Covid-19», dice al quotidiano britannico la proprietaria di un ristorante, Kim Na-hee. E una volta introdotto un sistema di controllo così pervasivo, sembra difficile pensare a un vaccino.