Il Battesimo di Gesù, lo Spirito scende come una colomba

Dipinto da un maturo Giovanni Bellini, il Battesimo di Cristo è una pala monumentale, custodita nella Chiesa di Santa Corona (Vicenza). Il perno della composizione è l’asse verticale. Dal Padre Eterno discende la colomba dello Spirito Santo che sorvola sulla mano col bacile del Battista e sulla figura ieratica di Gesù. Accanto a Lui tre figure angeliche, interpretate come simboli delle virtù teologali.

Dipinto da un maturo Giovanni Bellini, il Battesimo di Cristo è una pala monumentale, custodita nella Chiesa di Santa Corona (Vicenza). Il perno della composizione è l’asse verticale. Dal Padre Eterno discende la colomba dello Spirito Santo che sorvola sulla mano col bacile del Battista e sulla figura ieratica di Gesù. Accanto a Lui tre figure angeliche, interpretate come simboli delle virtù teologali.

 Giovanni Bellini, Il Battesimo di Cristo, Vicenza – Chiesa di Santa Corona

Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui (Mt 3, 16).

Tutto ebbe inizio da un voto e da un pellegrinaggio in Terra Santa, pronunciato sulle sponde del Giordano: se ne fosse ritornato illeso, il nobile e aristocratico Giovan Battista Garzadori avrebbe fatto costruire, in patria, nella sua Vicenza, un grandioso altare intitolato al suo santo eponimo. Così fu. Ne nacque, da quella promessa, una delle opere più importanti del Rinascimento italiano, a firma di un più che maturo Giovanni Bellini che, nonostante i settant’anni quasi raggiunti, riuscì ad assorbire la freschezza dei colleghi più giovani, Cima da Conegliano e, soprattutto, Giorgione, creando un dipinto che tanta influenza ebbe sull’arte a venire.

Il Battesimo di Cristo è una pala monumentale, incastonata in un’ancona marmorea dalle dimensioni ragguardevoli. L’impianto scenico complessivo impreziosisce tuttora la quinta cappella della navata sinistra del tempio vicentino di Santa Corona, trovandosi ancora oggi, nonostante la trasformazione della chiesa in percorso museale, nella collocazione originaria voluta dalla committenza.

Al tripudio dei marmi della cornice, in cui, tra dorature e lapislazzuli, si riconoscono figure del repertorio classico – centauri, nereidi, aquile e unicorni – si contrappone la semplicità della visione dipinta, dove Cristo, che umilmente incrocia le braccia, vince, manifestandosi, il credo pagano.

I personaggi e il paesaggio stesso, di cui non esiste precedente analogo nella storia dell’arte, perfettamente integrati gli uni nell’altro, sono immersi in una tersa atmosfera: la luce dell’alba definisce i volumi delle colline i cui pendii dividono in senso orizzontale la scena, separando la dimensione divina, nella parte superiore, da quella terrena.

È l’asse verticale, però, il perno della composizione. Dal Padre Eterno, circondato da cherubini e serafini, oltre l’orizzonte del cielo, discende la colomba dello Spirito Santo che sorvola sulla mano col bacile del Battista e sulla figura ieratica di Cristo, rivestito di un perizoma dallo straordinario colore cangiante.

Accesi, invece, sono il rosso e l’azzurro delle vesti di Gesù che le tre figure angeliche sul lato sinistro, interpretate quali allegorie delle virtù teologali, reggono. E poi c’è, sul lato opposto, Giovanni, volutamente in ombra perché, con l’epifania del Figlio, la sua missione è compiuta. È il passaggio dalla Vecchia Alleanza – iconicamente qui sintetizzata dal cartiglio che il profeta tiene in mano – alla Nuova, cui anche noi siamo introdotti dall’acqua salvifica e redentrice del Santo Battesimo.