I talebani: “Controlliamo l’85% dell’Afghanistan”

Nelle loro mani un arco che va dal confine persiano a quello con la Cina. Kabul: invieremo rinforzi per riprendere il valico che porta in Iran. Pechino evacua i suoi. In Pakistan slogan e bandiere per celebrare i successi dell'offensiva degli "studenti coranici" dopo l'annuncio del ritiro Usa entro il 31 agosto

Era sembrata rapida in modo quasi imprevedibile la caduta di Saigon nelle mani dei nord-vietnamiti, a poco più di due anni dalla partenza delle truppe statunitensi, nell’aprile del 1975. Non è ben chiaro come sarà valutato quello che sta succedendo in Afghanistan, dove la dissoluzione annunciata del governo di Ashraf Ghani e delle istituzioni riconosciute dalla comunità internazionale sembra a un punto di non ritorno, appena pochi giorni dopo la partenza dell’ultimo contingente Usa, schierato a Bagram.

I talebani non nascondono l’ambizione a regolare i conti in termini prima di tutto militari: secondo Shahabuddin Delawar, negoziatore degli studenti coranici sbarcato a Mosca per chiarire i futuri rapporti con la Russia, l’85 per cento del Paese è già sotto il controllo degli integralisti. In particolare, sarebbero 250 i distretti caduti nelle loro mani, di cui 170 negli ultimi due mesi, sui 398 del Paese. La delegazione talebana ha chiarito alle autorità russe che non prevede attacchi sulle città, che porterebbero a un bagno di sangue. In realtà si combatte già da giorni a Qala-e-Naw, capoluogo del Badghis, caduta in mano ai talebani e poi riconquistata dai governativi. Qualche scaramuccia è scoppiata anche a Kandahar, e secondo fonti locali la stessa Herat sarebbe circondata.
A preoccupare più dell’avanzata, è il fatto che adesso i talebani controllano importanti posti di passaggio su diverse frontiere, a partire dal più importante valico con l’Iran, a Islam Qala, e quello con il Turkmenistan, a Torghundi. Ieri il portavoce dei talebani Zabihullah Mujahid ha sottolineato che i due posti di confine sono sotto controllo totale degli integralisti. Il mese scorso i talebani avevano già conquistato Shir Khan Bandar, principale valico di frontiera tra Afghanistan e Tagikistan: secondo Maria Zakharova, portavoce della diplomazia russa, gli studenti coranici «controllano circa i due terzi del confine con il Tagikistan». L’Iran, attraverso il generale Farhad Arianfar, comandante delle forze di terra di Teheran, ha annunciato massima sorveglianza e stop ai passaggi non autorizzati.

Le autorità afgane hanno annunciato di prepararsi a inviare rinforzi al confine con l’Iran per riconquistare il valico di Islam Qala. Con la conquista di due valichi nell’Afghanistan occidentale, con la Repubblica islamica e il Turkmenistan, i talebani hanno messo insieme un arco di territorio che va dal confine iraniano a quello con la Cina.
Al di là degli aspetti militari, la partenza degli americani – che il presidente Biden considera completa per fine agosto – lascia spazi diplomatici giganteschi. L’ipotesi che un nuovo Emirato islamico possa diventare un focolaio di radicalismo, capace di infiammare anche i Paesi vicini, non piace a nessuno e spinge potenze regionali e attori globali a prendere le misure.

Il timore coinvolge Mosca, che pretende rassicurazioni sulla sicurezza per le repubbliche ex sovietiche al confine con l’Afghanistan, le cui formazioni jihadiste potrebbero trovare sostegno in un nuovo Emirato. E non è molto diversa la preoccupazione della Cina, che pure ha in comune con l’Afghanistan un confine molto breve: la prospettiva che gli uighuri, la minoranza islamica del Xinjiang, trovino appoggio nel Paese vicino appare intollerabile per Pechino. Intanto la Repubblica popolare ha organizzato l’evacuazione di 210 cinesi e ha invitato gli altri concittadini presenti in Afghanistan a lasciare il paese.
Fra i primi a farsi avantinella partita afgana ci sono anche gli iraniani, che nonostante le differenze religiose con i talebani – i primi sono sciiti, i secondi sunniti – negli ultimi anni hanno conquistato un canale di comunicazione privilegiato con gli studenti coranici e allo stesso tempo colloquiano con il governo di Kabul. L’interesse di Teheran è geopolitico, ma anche strettamente umanitario, con 780 mila rifugiati afgani registrati in Iran e 2, forse 2,5 milioni di afgani senza documenti già entrati nella Repubblica islamica. I giorni scorsi nella capitale iraniana sono arrivate una delegazione dei talebani e una governativa. L’incontro, definito dai giornali locali “molto cordiale”, si è concretizzato solo nell’auspicio che si trovi una soluzione pacifica.

Il Pakistan, da sempre padrino degli studenti coranici afgani, sta incontrando forti difficoltà a controllare i talebani locali, e sembra disposto a cercare aiuto proprio in Afghanistan, se si instaurerà un nuovo regime, ipotesi invece temuta dalla rivale India. Nella città pachistana di Peshawar a ridosso del confine fra i due Paesi ieri sera molte persone si sono radunate nella zona universitariacon le bandiere bianche dei talebani e con slogan e canti e grida di “Allahu Akhbar” per festeggiare i “successi militari” dei talebani. Un responsabile della polizia di Peshawar ha spiegato che la manifestazione non era programmata, ma si è svolta spontaneamente dopo la celebrazione di un funerale. Un po’ in tutto il Pakistan in questi giorni si moltiplicano le manifestazioni di sostegno alla “vittoria dei talebani afgani”
A cercare un buon “piazzamento” diplomatico in vista di un probabile cambio di bandiera a Kabul per c’è anche un Paese inquadrato nella Nato. La Turchia di Recep Tayyip Erdogan, che ha partecipato alle operazioni in Afghanistan curando di non adoperare le armi, sarà incaricata di garantire la sicurezza dell’aeroporto di Kabul con le sue Forze armate. La comune fede islamica ha garantito una maggiore legittimazione, anche se le prime avance di Ankara sembrano accolte senza troppo entusiasmo dai talebani, che hanno di fatto respinto l’idea di una conferenza di pace a Istanbul.