I quattro missionari spagnoli a Parigi che diventarono «falsificatori di Dio» per salvare gli ebrei

Un gruppo di padri missionari clarettiani della Iglesia Espanola di Rue de la Pompe, a Parigi, falsificò una serie di certificati di battesimo per mettere in salvo 155 ebrei dalle persecuzioni dei nazisti

I quattro missionari spagnoli a Parigi che diventarono «falsificatori di Dio» per salvare gli ebrei

In fondo, erano anche loro «usi a obbedir tacendo». O, forse, a disobbedir tacendo, visto che non erano le leggi degli uomini (nella fattispecie, quelle del governo collaborazionista francese di Vichy durante la Seconda guerra mondiale) quelle a cui hanno obbedito. Sul tacere, invece, non ci sono dubbi, perché per quasi ottant’anni di quella faccenda di certificati di battesimo falsificati dai padri missionari clarettiani della Iglesia Espanola di Rue de la Pompe, a Parigi, per mettere in salvo 155 ebrei, nessuno ha mai saputo nulla.

A sollevare, un po’ per caso, il velo sui «falsificatori di Dio», come li chiama El Pais Semanal nel lungo articolo firmato da Julio Nunez, è stato un giovane storico spagnolo, Santiago Lopez Rodriguez, 26 anni. Tutto inizia nel 2018, in una caffetteria del centro di Parigi. «Stavo investigando nell’archivio del consolato e facendo interviste a sopravvissuti e parenti di vittime dello sterminio nazista per la mia tesi di dottorato sul lavoro della diplomazia spagnola durante l’Olocausto — racconta Lopez Rodriguez, oggi docente all’Università di Extremadura —. Mentre prendevo un caffé con Alain de Toledo, figlio di un deportato del campo di Royallieu-Compiègne, lui mi raccontò che ai suoi genitori era stato falsificato un certificato di battesimo, in una chiesa spagnola di Parigi, per aiutarli a fuggire in Spagna».

De Toledo non aveva saputo aggiungere altro, ma al giovane storico non era servito molto per arrivare alla chiesa della missione spagnola in Rue de la Pompe, a mezz’ora a piedi dalla Tour Eiffel. Lì, consultando i registri battesimali tra il 1940 e il 1944, aveva trovato decine di battezzati dai nomi ebraici, in gran parte sefarditi nati a Salonicco e Istanbul. In alcuni casi, il battesimo si riferiva ad intere famiglie nello stesso giorno. In una ventina di casi anche i certificati matrimoniali erano stati «ritoccati». Come, del resto, i nomi: i Levy diventavano Luis, i Jacobo Jaime e, i Moises, Mauricio.

Ma chi erano i «falsificatori di Dio», che avevano agito con l’aiuto dell’allora console generale di Spagna Bernardo Rolland (tra i tanti ebrei che aveva aiutato, c’erano anche i genitori di Alain de Toledo)? Di loro non si sa molto più dei nomi e dei volti, ritratti in una foto di gruppo: Joaquin Aller, Ignacio Turrillas, Emilio Martin e Gilberto Valtierra. Tutti e quattro si sono portati il loro segreto nella tomba. Nulla pare sapessero nemmeno i confratelli. Almeno fino al 2008, quando una donna bussò alla porta della missione per ringraziare del fatto che i padri clarettiani avessero salvato la vita dei suoi genitori. Venne fatta parlare con il padre superiore, Miguel Angel Chueca, il quale, a sua volta, ne fece un resoconto assai scarso di dettagli agli altri missionari, invitandoli a mantenere a loro volta il silenzio.

A quanto risulta, 138 dei 155 ebrei «battezzati» dai quattro falsificatori di Dio riuscirono a sfuggire a nazisti e collaborazionisti. «Quei sacerdoti — sottolinea Lopez Rodriguez — non solo stavano infrangendo la legge ecclesiastica facendo false conversioni, stavano anche contrapponendosi allo Stato francese. Se si fosse scoperto, sarebbero stati di sicuro espulsi dalla Francia, con grave pregiudizio per la diplomazia spagnola». Dell’assoluzione vaticana non c’è, invece, da dubitare. Negli stessi anni, un altro sacerdote stava facendo lo stesso in Turchia. Si chiamava Angelo Giuseppe Roncalli e divenne papa e poi santo col nome di Giovanni XXIII.