I nostri bambini nel buio della Rete

Non lasceremmo mai un bimbo da solo per strada di notte. E non dovremmo neppure lasciarlo addentrare da solo nella Rete. In quell’universo, esattamente come nella realtà, ci sono molti rischi in agguato e territori pericolosi da esplorare, luoghi che per i più piccoli sanno essere spaventosi quanto rimanere soli in mezzo alla notte. Lo psicoterapeuta Alberto Pellai ha scritto su queste pagine che «lo smartphone prima dei 13 anni è un rischio estremo per ogni minore». Sarebbe un bel passo avanti se almeno questo fosse chiaro a tutti.

Ci sono i nostri bambini soli per strada, di notte. E noi non soltanto non li accompagniamo ma li guardiamo allontanarsi nel buio come se niente fosse. Chissà se dietro l’angolo c’è un pericolo, chissà se saranno capaci di riconoscerlo, di schivarlo e di tornare a casa sani e salvi… Lascereste mai che accadesse una cosa del genere? Guardereste allontanarsi nell’oscurità una bambina di 5-7-10 o 12 anni? Se la risposta è no allora la domanda vera è un’altra: per quale motivo star loro accanto e proteggerli nel mondo reale e invece non preoccuparsi di difenderli in quello virtuale della Rete? Eppure in quell’universo, esattamente come nella realtà, ci sono molti rischi in agguato e territori pericolosi da esplorare, luoghi che per i più piccoli sanno essere spaventosi quanto rimanere soli in mezzo alla notte. Fino a che punto possano diventare pericolosi ce lo racconta la cronaca, a volte drammatica. A settembre dell’anno scorso fu l’undicenne di Napoli morto suicida — così si disse — con un volo dalla finestra della sua cameretta per seguire una sfida online, l’altro giorno è stata la bambina di 10 anni di Palermo che si è tolta la vita per un’altra sfida via web, stavolta su TikTok.

Nel caso di Napoli le indagini non hanno poi confermato nulla e forse succederà la stessa cosa anche a Palermo, ma non è questo il punto. Perché se non è la challenge mortale è la pedopornografia, il cyberbullismo, l’adescamento o — con il crescere dell’età — è il revenge porn, lo scambio di immagini mostruose (come le decapitazioni) o lo stalking (e l’elenco delle nefandezze possibili si allunga sempre più). Il punto è che dovremmo approfittare dei riflettori accesi sul binomio Rete-minori per mettere in cantiere una riflessione seria sul da farsi, finalmente. Come genitori, tanto per cominciare: per non rinunciare al ruolo educativo nel nome dell’analfabetismo tecnologico e per osare aggiornarsi, imparare e (se serve) usare controlli e divieti. Una riflessione anche a livello internazionale, come sostengono in molti, poiché «le armi di una nazione sola sono armi spuntate», per dirla con il direttore della Polizia postale Nunzia Ciardi. Lo psicoterapeuta Alberto Pellai ha scritto su queste pagine che «lo smartphone prima dei 13 anni è un rischio estremo per ogni minore». Sarebbe un bel passo avanti se almeno questo fosse chiaro a tutti.