I Musei Vaticani riaprono in piena sicurezza, 1600 visitatori nel primo giorno divisi in gruppi di dieci

Mascherine, gel igienizzante, termoscanner all’ingresso. Dopo ottanta giorni di lockdown hanno riaperto al pubblico il 1° giugno. La direttrice Jatta: «Numerose prenotazioni per i prossimi giorni»

Una piccola fila di visitatori era in attesa all’ombra delle mura di Viale Vaticano già dalle prime ore del mattino del 1° giugno, in attesa della riapertura dei Musei Vaticani dopo circa tre mesi di lockdown. Piccola la fila in confronto alle infinite code di turisti che in altri tempi, a due a due, sul percorso sbarrato, si estendevano per almeno 3-4 chilometri dall’ingresso.

Il bilancio del primo giorno di riapertura si può dire tutt’altro che negativo, specie in confronto ad altri importanti poli museali di Roma che sembra abbiano registrato al massimo un centinaio di visite in una settimana. Milleseicento visitatori in un giorno, provenienti dalla Capitale o dal Lazio, hanno varcato il portone di bronzo dei “Musei del Papa”, ammirando i capolavori in essi custoditi senza dover aspettare il proprio turno per scattare una foto o crearsi lo scrupolo di restare qualche minuto in più davanti a un dipinto.

A gruppi di dieci più una guida, previa prenotazione on line, con mascherina obbligatoria e dopo un controllo con un moderno termoscanner che misura la temperatura a distanza, i visitatori sono stati condotti nelle diverse aree dei 43mila mq dei Musei. Dalla Pinacoteca con all’interno la statua di un Angelo in bronzo e terra cruda che reca ancora le impronte del Bernini o il famoso dipinto della “Deposizione” del Caravaggio, riprodotto su un bassorilievo per i non vedenti; dalla Galleria delle Carte Geografiche alle Stanze di Costantino, recentemente restaurate dove sono state portate alle luce due opere attribuite a Raffaello; dai saloni con i pregiati mosaici delle Ville romane al cortile del Lacoonte, cuore pulsante dei Musei perché, secondo la tradizione, è qui che nacquero con l’arrivo della famosa statua trovata sul Colle Oppio. Tutto fino ad arrivare nella maestosa Cappella Sistina, dove, sotto il Giudizio Universale di Michelangelo, si riunisce il Conclave che elegge il Papa.

I primi visitatori hanno avuto la fortuna di essere accolti da Barbara Jatta, direttrice dei Musei Vaticani, prima donna nominata in questo ruolo. Nei giorni prima della riapertura ha accompagnato gruppi di giornalisti in una visita privata. Rispondendo alle loro domande, la direttrice ha spiegato di non aver mai smesso di lavorare in questi «mesi spettrali», durante i quali erano presenti solo i clavigeri, l’Ufficio del Conservatore per monitorare le opere, addetti alle pulizie che hanno approfittato per svolgere in tutta calma lavori di manutenzione altrimenti impossibili in mezzo alla folla.

Tutto è stato messo in sicurezza e ripensato in funzione delle esigenze imposte dalla pandemia. Non si tratta solo delle colonnine di gel igienizzante, sparse un po’ ovunque, ma anche, ad esempio, di una riorganizzazione della diffusione dell’aria condizionata. Già da prima della epidemia essa era limitata solo al 15% dello spazio dei Musei per evitare che si rovinassero le opere. Nella Cappella Sistina – «il luogo forse più controllato del mondo», dice Jatta – è in uso una strumentazione sofisticata che intercetta ogni variazione di temperatura in base al numero delle persone. Sistemi tornati utili ora con le restrizioni del coronavirus.

In questa nuova fase sono stati variati anche gli orari di apertura: dalle 10 alle 20, con ultimo ingresso alle 18, nei giorni feriali; fino alle 22, con ultimo ingresso alle 20, nel weekend. Sono state favorite soprattutto le visite pomeridiane e serali, per andare incontro a chi lavora di mattina. Insomma, seppur in una situazione di «pseudo normalità», si è cercato di far ripartire tutto serenamente.

La chiusura dei Musei Vaticani, lo scorso 9 marzo, era stata un duro colpo per l’economia della Città del Vaticano che vede in questo angolo di cultura, storia e bellezza, una delle principali fonte di introiti. Circa 17 milioni, considerando solo i ricavati dei ticket e non tutte le attività collaterali come bar e souvenir shop. Anche sull’amministrazione interna sono state approntante diverse soluzioni, a cominciare da un taglio delle spese «non urgenti» per supplire alle perdite dovute alla erogazione dello stipendio ai dipendenti anche nei mesi di chiusura.

Certamente servirà del tempo prima di tornare ad ottenere i ricavi garantiti dai circa 10mila ingressi giornalieri. Inoltre, al momento, mostre ed eventi sono stati spostati di anche due anni, diverse opere sono state lasciate in prestito per 3-4 mesi e si lavora soprattutto sulle collezioni. Al futuro, però, si guarda con fiducia, in vista anche della riapertura dei confini delle regioni il 3 giugno.

Le prenotazioni arrivate finora fanno ben sperare: «Ne abbiamo avute già dal 23 maggio», spiega Barbara Jatta. Tante altre sono arrivate per i prossimi giorni, quando riapriranno i Giardini Vaticani e le Ville Pontificie di Castel Gandolfo