I medici a contatto con il virus: “Così lottiamo ogni giorno…”

ilGiornale.it intervista i medici di Lodi impegnati ad arginare il Coronavirus: "Subito interventi radicali contro la crisi"

(Lodi) “In media, all’ospedale di Lodi, al giorno, ricevevamo, circa 180 pazienti. Da quando è scoppiata l’epidemia di Coronavirus hanno iniziato ad arrivare meno pazienti ma è aumentata la percentuale di casi gravi.

E quindi la nostra sfida è oggi far fronte a un maggior numero di persone che hanno bisogno di cure immediate e che sono in condizioni complesse. Inoltre abbiamo dovuto rimodellare tutto il nostro sistema ospedaliero per evitare che all’interno dell’ospedale si propagasse il virus”. Ci sono persone che non escono dall’ospedale da una settimana e che non si danno tregua. Ci sono molti positivi anche tra medici e infermieri e che quindi non possono venire al lavoro. Stiamo lavorando a ranghi ristretti, nessuno si è tirato indietro e tutti ci stiamo sacrificando per arginare questa situazione e garantire l’assistenza medica sanitaria a tutte le persone del territorio che ne hanno bisogno, non solo agli ammalati di Coronavirus, perché non dobbiamo dimenticare che le altre patologie, nel mentre, non sono sparite”.

A spiegare com’è la situazione nell’ospedale di Lodi, la prima linea della lotta contro il Covid-19 sono il primario e capo dipartimento dell’emergenza urgenza Enrico Storti e il primario della chirurgia di Lodi Pietro Bisagni. L’ospedale di Lodi è, in queste ore, sotto l’occhio delle telecamere di tutto il mondo.

Il nosocomio infatti è uno dei luoghi in cui medici, infermieri e volontari stanno conducendo una lotta senza tregua contro il Coronavirus ed è l’ospedale di riferimento per molti comuni della zona rossa, l’epicentro del contagio. ”Tutto ha avuto inizio più di una settimana fa quando ci siamo rapportati a un caso di polmonite incerta, quello che è stato poi definito ‘paziente 1′” – hanno spiegato i due medici che poi hanno proseguito dicendo- “Dopo che l’uomo di 38 anni è risultato positivo al Coronavirus, abbiamo avviato tutte le procedure per evitare il propagarsi dell’infezione ed è cambiata anche la nostra modalità operativa. Tra reparti abbiamo iniziato a lavorare fianco a fianco e in sinergia e in oltre abbiamo subito cercato di coordinare il lavoro con gli altri ospedali della nostra regione per essere il più efficaci e meglio organizzati possibile nel fronteggiare quello che è un incidente di massa che vede una sproporzione tra le risorse di cui disponiamo e i casi di infezione che si registrano”.

Nel raccontare questa prima settimana sotto assedio del Coronavirus sia il dottor Storti che il dottor Bisagni, hanno poi aggiunto: “Noi abbiamo subito convocato l’unità di crisi perché, con ogni probabilità, quello che abbiamo chiamato paziente 1, non lo era. Noi supponiamo che il virus si stesse diffondendo in questa zona già da alcune settimane poiché in poche ore, dopo il primo ricovero, hanno iniziato ad arrivare molti pazienti e non può essere che sia stato quell’unico paziente a diffondere il virus. È una tesi che non possiamo provare ma ne siamo convinti e colleghi epidemiologi concordano con noi”.

Entrando poi nello specifico su come il personale medico e la direzione dell’Ospedale di Lodi hanno deciso di intervenire, i primari hanno spiegato: “Innanzitutto abbiamo lavorato per separare le persone colpite da Coronavirus e gli altri pazienti e abbiamo separato anche gli stessi ammalati in base alla gravità del loro stato di salute. Abbiamo fatto degli interventi radicali di rimodellamento dell’ospedale, in questo momento il sesto piano è riservato ai negativi mentre il terzo e il quarto sono esclusivamente per tutti coloro che risultano positivi”.

E proseguendo i due medici lodigiani hanno aggiunto: ”Ora al Pronto Soccorso utilizziamo ultrasuoni ed effettuiamo radiografie toraciche per riuscire così a controllare i numerosi pazienti che arrivano e ad avere in breve tempo dei risultati. Non è prassi procedere in questa maniera ma visto la situazione d’emergenza cui ci troviamo dobbiamo operare in questo modo per avere delle diagnosi nel minor tempo possibile”.

E in merito alla situazione dei tamponi, riguardo alla quale si sono levate molte polemiche nell’ultima settimana, il dottor Storti e il dottor Bisagni hanno poi aggiunto: “Adesso l’esito dei test arriva dopo 24 ore e i tamponi non mancano. Il risultato del test formalmente è disponibile già dopo sei ore, ma avendo moltissimi controlli da fare riusciamo a dare una risposta dopo un giorno e possiamo dire che al momento è un ottimo traguardo”.

Infine parlando del personale medico sanitario che sta lavorando nell’Ospedale Maggiore di Lodi i due primari hanno concluso dicendo: “A tutti i nostri colleghi e a tutti coloro che lavorano in questa struttura va il nostro personale ringraziamento. Ci sono persone che non escono dall’ospedale da una settimana e che non si danno tregua. Ci sono molti positivi anche tra medici e infermieri e che quindi non possono venire al lavoro. Stiamo lavorando a ranghi ristretti, nessuno si è tirato indietro e tutti ci stiamo sacrificando per arginare questa situazione e garantire l’assistenza medica sanitaria a tutte le persone del territorio che ne hanno bisogno, non solo agli ammalati di Coronavirus, perché non dobbiamo dimenticare che le altre patologie, nel mentre, non sono sparite”.