I contagi sfiorano quota 27mila. Nuovo Dpcm la prossima settimana

Verso lo "scenario 4” dell’epidemia, il peggiore. Conte pronto a varare misure più severe per evitare il lockdown.La data limite è il 9 novembre. Chiusure a livello comunale e regionale a partire da scuola e commercio

Interventi mirati in alcuni territori sotto pressione, con nuove zone rosse e chiusure regionali delle scuole. Poi un nuovo dpcm, da varare la prossima settimana in assenza di dati confortanti sul fronte dell’epidemia. Un nuovo passo verso il lockdown, anche se non pesante come quello del marzo scorso. Ecco come il governo si prepara a fronteggiare il virus nei prossimi dieci giorni.

Non è finita. Lo dice la “curva subdola”, come la definisce Giuseppe Conte, e la pressione sul sistema sanitario. Anche ieri i positivi hanno segnato un record, 26.831 su 201.452 tamponi. I ricoverati in terapia intensiva sono 115 in un giorno, quelli ordinari 983. I morti 217. Per questo, Palazzo Chigi e il ministero della Salute si muovono su un doppio binario. Il primo è favorire strette di sindaci e governatori. L’altro è ragionare – ufficiosamente – di un nuovo giro di vite nazionale. Nulla di definitivo, ancora: ma senza un’inversione di tendenza nei prossimi giorni, altre misure arriveranno. Probabilmente a ridosso del passaggio parlamentare di Conte del 4 novembre. Di certo, entro il 9: è la data limite di cui sono a conoscenza alcuni vertici della pubblica amministrazione, che hanno iniziato ad attrezzarsi per questa eventualità.

La partita si aprirà già oggi, con la pubblicazione del monitoraggio settimanale dell’Istituto superiore di sanità. Non arriveranno buone notizie, visto che il temibile Rt della seconda ondata continua a correre. L’indice di trasmissibilità proietta presumibilmente l’Italia verso lo scenario 4, il più grave tra quelli previsti dall’Iss. Negli ultimi giorni avrebbe già superato il livello di 1,5 registrato la scorsa settimana e riferito al 12-18 ottobre. Certo, dopo quattro settimane di raddoppio dei positivi, domenica si dovrebbe constatare una flessione dell’incremento (da 20 a 33-34 mila casi giornalieri). Ma è altrettanto vero che il Sud soffre un deficit cronico di strutture sanitarie e il Nord è spazzato dal virus. Senza dimenticare che negli ultimi 29 giorni sono finiti in terapia intensiva 1400 persone (1651 in tutto). Il dato è pari a quello del 15 marzo scorso, anche se Francesco Boccia giura che sono “immediatamente attivabili 10.300 posti”.

Ancora una volta, Giuseppe Conte tentenna. Ha dieci giorni al massimo per intervenire. La sua scommessa è rallentare il virus con misure che evitino il lockdown totale. “Se non si raffredda la curva – ammette il commissario all’emergenza Domenico Arcuri – nessun sistema sanitario sarà capace di reggere”. Di certo, nelle ultime ore sembra evaporata l’accusa di eccessiva prudenza rivolta a Roberto Speranza e Dario Franceschini, anche grazie al lockdown francese e a quello “morbido” tedesco, tanto che addirittura Matteo Renzi e Matteo Salvini non sembrano più escludere una chiusura totale.
L’ipotesi più probabile, allora, è che la prossima settimana l’esecutivo metta sul tavolo nuovi interventi, sfruttando il voto alle Camere del 4 novembre sulle comunicazioni di Conte. Verrebbe così salvaguardata la festività religiosa del 1-2 novembre. Le misure potrebbero partire dal fine settimana, forse sabato 7. Potrebbe trattarsi di una limitazione ulteriore alle attività commerciali (totale o oraria), un’ulteriore spinta verso lo smart working, forse anche il ritorno all’autocertificazione e ulteriori paletti agli spostamenti interregionali. Si vedrà. L’idea di Palazzo Chigi, però, resta quella di evitare la chiusura delle scuole medie ed elementari, sul modello francese.

La Puglia le ha chiuse in autonomia, però, come la Campania. Altre Regioni seguiranno nei prossimi giorni. La ministra Lucia Azzolina e Arcuri hanno criticato Michele Emiliano, ma è chiaro che anche nel Cts membri di peso iniziano a premere per la didattica on line generalizzata. Speranza e il Pd, ispirandosi al principio della massima cautela, non si opporranno ad altri interventi. Ne lo farà il premier, al quale basta che siano i governatori a decidere. E questo vale per le lezioni scolastiche e per eventuali altre ordinanze di chiusure locali da approvare entro il fine settimana: non ci sono solo Milano e Napoli, ma anche Regioni sotto pressione come Piemonte, Liguria, Umbria, Calabria