Hong Kong, cariche della polizia Arrestati almeno 150 dimostranti

A Pechino il ministro degli Esteri Wang Yi avvisa gli Stati Uniti: «Siamo a un passo da una nuova Guerra Fredda»..

Tafferugli e arresti ad Hong Kong dopo la decisione della Cina di portare all’esame del Congresso nazionale del Popolo una legge sulla sicurezza nazionale che di fatto annullerebbe la politica «un Paese due sistemi». Almeno 150 persone sono finite agli arresti per manifestazione non autorizzata. I tafferugli sarebbero ancora in corso a Wanchai dove migliaia di persone sono scese in strada a protestare contro la il nuovo provvedimento. Gli agenti li hanno dispersi usando i gas lacrimogeni.

Tensione con gli Stati Uniti

Venerdì scorso il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump aveva avvertito che Washington avrebbe risposto « con durezza» a qualsiasi ulteriore compressione dei margini di autonomia di Hong Kong. Ieri in una conferenza stampa il ministro degli Esteri cinese Wang Yi gli ha risposto per le rime dicendo che i due Paesi sono «a un passo da una nuova Guerra Fredda». Per Wang Washington e Pechino devono continuare a camminare insieme nonostante siano divisi da «molti disaccordi». La Cina, ha aggiunto, «rimane pronta a lavorare con gli Usa» sul principio di evitare lo scontro. Ma il ministro avvisa che il governo intende «difendere la propria sovranità e integrità territoriale» e il proprio modello di sviluppo. Un chiaro riferimento alle polemiche sul coronavirus lanciate dal presidente Trump che ha chiesto all’Oms di aprire un’inchiesta sulle origini della pandemia. Pechino dice sì all’indagine ma a patto che sia priva di pregiudizi «politici». «La Cina di oggi non è quella di cento anni fa. Chiunque cerchi di usare ridicole accuse per minare la nostra sovranità andrà contro se stesso» ha aggiunto Wang.

La Corea del Nord

Posizioni distanti anche sulla Corea del Nord. «Abbiamo visto passi positivi da parte della Corea del Nord, ma non sono stati ricambiati dagli Stati Uniti», ha detto il ministro, e sono emerse «più incertezze» sulla questione nucleare nord-coreana. La Cina, ha aggiunto, «ha ripetutamente chiesto di ridurre le sanzioni» a cui è sottoposta Pyongyang e di creare le condizioni per un accordo sulla penisola coreana.

Infine la questione di Taiwan che Pechino considera parte del proprio territorio. Gli Usa devono comprendere «l’alta sensibilità» della questione dell’isola «e non mettere alla prova la Cina sulla questione della riunificazione nazionale» ha sottolineato il ministro che non ha menzionato l’aggettivo «pacifica» a fianco della parola riunificazione.