Homo novus

“Selezioniamo la specie per emanciparla. Ma l’uomo costruito con l’eugenetica è una barbarie”. Intervista a Pierre-André Taguieff

Quest’anno il Nobel per la Chimica è stato assegnato alla francese Emmanuel Charpentier e all’americana Jennifer Doudna per aver scoperto, si legge nel comunicato dell’Accademia reale delle scienze, “uno degli strumenti più affilati della tecnologia genetica: le forbici genetiche Crispr/Cas9”. Quando questa tecnica venne alla luce, cinque anni fa, sui magazine scientifici molti ricercatori misero in guardia dal rischio che “l’eugenetica si annidi all’ombra del Crispr” (Science). “Sosteniamo che l’uso del sistema Crispr-Cas9 per modificare la linea germinale umana dovrebbe essere legalmente vietato a causa della potenzialità di generare un futuro eugenetico ingiusto”, scrivevano tre scienziati della Columbia University, Carolyn Brokowski, Marya Pollack e Robert Pollack sul magazine Ethics in Biology, Engineering & Medicine.

Lo scienziato cinese He Jiankui con questa tecnica avrebbe fatto nascere due bambine geneticamente modificate, alterandone il Dna per renderle immuni all’Hiv. La settimana scorsa il New York Times ha riferito che la tecnica Crispr può causare gravi danni nelle cellule degli embrioni, spingendole a scartare grandi pezzi del proprio materiale genetico. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Cell, le cellule sono così traumatizzate dalle alterazioni che hanno semplicemente rinunciato a cercare di ripararle, scartando via interi cromosomi. Le modifiche apportate agli embrioni possono essere trasmesse alle generazioni future.

Quindici anni fa, il biologo francese Jacques Testart, già al tempo impaurito dalla prospettiva di questo taglia e cuci genetico, ebbe uno scontro con Pierre-André Taguieff. Il “padre” della prima bambina francese nata in provetta disse di aver paura di una “nuova eugenetica”. Taguieff, da liberale, rispose che non si può parlare di eugenetica se non c’è la costrizione dello stato, come sotto il nazismo. La controversia sarebbe culminata in una serie di appassionanti interventi sulla rivista Esprit. Ora Taguieff con il libro “L’eugénisme”, dedicato all’eugenetica e alla sua continuazione sotto mentite spoglie, di fatto si allinea sulle posizioni di Testart.

Direttore del Centro nazionale per la ricerca scientifica di Parigi, Taguieff ha lavorato all’Institut d’études politiques di Parigi ed è autore di numerosi lavori nel campo della teoria politica. Il suo nuovo libro è tanto più urgente e necessario perché, come scrive Taguieff, “la comparsa di nuove biotecnologie applicate  all’uomo hanno ravvivato l’immaginazione utopica della creazione di una postumanità, non solo priva di ogni ‘fardello genetico’, ma capace di un miglioramento indefinito”. L’eugenetica, lungi dall’essere stata una dottrina  reazionaria, è collegata al “fanatismo del progresso”, come lo chiama Taguieff. “Un’autoselezione volontaria, sistematica e continua”. Un fanatismo “cool”.
“E’  un vecchio interesse per gli avatar di Prometeo  che mi ha portato a studiare l’eugenetica come ideale e come utopia, anche come neo-religione”, dice Taguieff al Foglio. “L’eugenetica, nelle sue varie forme, illustra il sogno di una trasformazione dell’uomo sull’uomo per affinare le sue capacità, migliorare se stesso. L’aspirazione utopica è quella dell’autocreazione dell’uomo in nome di un’ideale di perfezione da raggiungere, un gesto di rivolta contro Dio ma anche contro la natura, colpevole di aver partorito esseri umani imperfetti. Da qui l’idea della selezione umana: è sul modello della selezione vegetale e animale che l’eugenetica è stata teorizzata, in Europa, fin dall’antichità. Questo è il sogno eugenetico: convincere gli esseri umani a considerare se stessi come la materia prima biologica di una ricreazione della loro specie. Riconosciamo il progetto totalitario, comune al comunismo e al nazismo, di una creazione dell’‘uomo nuovo’.  E’ questa neo-barbarie, scientificizzata e tecnicizzata, che l’eugenetica rappresenta, dietro i suoi aspetti filantropici che non hanno mai smesso di sedurre le buone menti che pescano per ingenuità”.

Dagli anni ‘80, Taguieff ha pubblicato numerosi studi su diversi aspetti dell’eugenetica. “Dobbiamo considerare la questione dell’eugenetica a lungo termine e affrontarla da una prospettiva comparativa per comprenderne la specificità così come è stata ridefinita nell’era della scienza e della tecnologia. Sulla scia dell’Illuminismo, il progetto eugenetico, quello di una selezione  per migliorare fisicamente e intellettualmente la specie umana, compete con altri progetti per migliorare le società umane: liberalismo, socialismo, comunismo. L’orizzonte comune a tutti questi progetti porta un nome che ancora solleva i cuori: ‘emancipazione’. Gli esseri umani devono emanciparsi dalle credenze religiose e dalle tradizioni nazionali o locali, per poter controllare la natura. Il produttivismo moderno condivide molti presupposti con l’eugenetica: la doppia promessa di emancipazione e miglioramento è comune a loro. Costruire un’umanità migliore implica fare piazza pulita. E’ questo sogno di maestria scientifica e tecnica che ha permesso l’integrazione dell’eugenetica in sintesi ideologico-politiche molto diverse, socialiste, comuniste, anarchiche, liberali, nazionaliste, razziste”.

L’eugenetica è molto popolare oggi. “E’ stato così dalla fine del XVIII secolo! Per comprendere la ricezione positiva dell’eugenetica da parte dei moderni, dobbiamo collocare il progetto eugenetico nel campo degli ideali, dei valori e delle norme con i quali entra in armonia. Tutto ruota intorno al culto della prestazione che, nella competizione economica o tecnologica, implica la continua ricerca dell’innovazione e del successo, nonché l’idealizzazione della velocità. L’eugenetica presuppone questa cosiddetta visione ‘darwiniana’ dell’evoluzione umana, governata dalla lotta per l’esistenza e dal principio di selezione. Tuttavia, l’eugenetica non è da confondere con il darwinismo sociale, ma presuppone la sua immaginazione biopolitica. Conosciamo il motto scelto da Pierre de Coubertin, fondatore dei giochi olimpici moderni: ‘citius, altius, fortius’, vale a dire ‘più veloce, più alto, più forte’. Questo motto può essere applicato al programma comune di eugenetica e transumanesimo, il cui obiettivo è aumentare le capacità umane, fisiche o intellettuali. Per i teorici dell’eugenetica, questo è cercare di realizzare le condizioni di possibilità del Progresso, questo oggetto di fede che segna l’ingresso nella modernità. E’ così che l’eugenetica può essere intesa come una ideologia. Il progressismo, come la gnosi moderna, è la matrice del progetto eugenetico come lo definì Galton a metà  dell’Ottocento. E questo progetto è presentato come una religione laica e un’utopia biopolitica. Promette di realizzare il sogno di un’abolizione del fato alla nascita: tutto deve essere programmato e fabbricato. Questa utopia messianica dell’eugenetica non si aspetta la salvezza di una rivoluzione politica come il comunismo, ma di un dominio e di una pianificazione tecnoscientifica della procreazione umana”.

Parla di fanatismo del progresso. “Il progressismo rimane il sistema di credenze e passioni che generalmente guida la vita politica. Nelle democrazie rappresentative di stampo occidentale, il potere politico è sempre esercitato in nome del progresso. Che il potere si definisca di sinistra o di destra, repubblicano o democratico, socialista, conservatore o liberale, l’idolo progressista ha trovato lì il suo rifugio. Dall’intelligenza artificiale e dalle tecnologie digitali al transumanesimo, non mancano innovazioni in grado di soddisfare le aspettative di un miglioramento della condizione umana. Da qui l’emergere di un arrogante neo-progressismo che pretende di rigettare nella ‘pattumiera della storia’ o di demonizzare come nemico dell’umanità qualsiasi avversario identificato come scettico, pessimista, nostalgico, antimoderno o declinista. E, naturalmente, ‘reazionario’ e ‘oscurantista’. Dovremo scegliere tra la radiosa modernità e l’arcaico antimodernismo, tra il percorso razionale e l’irrazionale regressivo. L’unico valore ardentemente difeso dai fautori di questo modernismo tanto ottuso quanto frenetico, quello della cultura delle start up, è il ‘sempre di più’ della ricchezza. Il ‘nuovo ordine mondiale’ promesso dai neo-progressisti lo faranno le nuove tecnologie. Questo è il loro unico messaggio. La questione del significato e quella dei valori non sono più all’ordine del giorno”.

Si salda al transumanesimo. “Il loro obiettivo è creare una postumanità. Il transumanesimo si basa sull’idea prometeica secondo la quale gli esseri umani possono e devono andare oltre la loro condizione ‘naturale’ e trasgredire o trascendere gli attuali limiti biologici grazie all’uso di nuove tecnologie. A questo proposito, costituisce un’utopia tecnico-scientifica finalizzata alla ‘pianificazione per il futuro’, l’ultima ad oggi. Ma un’utopia tanto credibile quanto attraente che, promettendo lunga vita, salute, intelligenza, bellezza e felicità, apre un enorme mercato globale. Sotto forma di automiglioramento volontario della specie umana, la sperimentazione umana è all’ordine del giorno, in nome del progresso e della felicità per tutti. Un progetto antropotecnico, che implica una rottura con quella che viene chiamata natura umana o condizione umana, caratterizzato da una serie di limitazioni, a cominciare dalla morte”.

Oggi pochissime voci umaniste denunciano l’eugenetica. In Francia se ne contano una manciata, abbiamo avuto Lejeune, oggi Testart, Sicard e lei… “Il problema è che i progetti e le pratiche eugenetiche hanno altri nomi, che li oscurano” continua Taguieff al Foglio. “L’eugenetica sta riaffiorando clandestinamente in vari campi di ricerca in genetica e ingegneria genetica, nei campi della biotecnologia e della biomedicina. Per riconoscere i segni, è necessario decifrarli, il che richiede una buona conoscenza della storia delle pratiche e teorie eugenetiche, nonché della genetica contemporanea e delle pratiche biomediche. Un altro fattore sta nel forte appeal di avere pochi figli ma ‘di buona qualità’. Questa offerta biomedica è il risultato del matrimonio tra neo-malthusianesimo, femminismo ed eugenetica della fine del XIX secolo. Da qui l’accettabilità ideologica delle pratiche biomediche e delle tecnologie riproduttive umane, che si tratti di procreazione medicalmente assistita, diagnosi preimpianto, aborto selettivo o ‘terapeutico’. Le capacità di azione della specie umana su se stessa sono oggi tali che entusiasti ottimisti, i ‘tecno-profeti’, possono immaginare la prospettiva di creare una nuova umanità che incarnerebbe i valori faustiani di perfetta salute, di eterna giovinezza e immortalità”.

Il trionfo dell’eugenetica ha a che fare anche con il massiccio declino del cristianesimo in occidente. “Il cristianesimo ha posto il rispetto assoluto per la vita umana al centro della sua moralità. La cancellazione della fede cristiana in occidente è stata accompagnata da un vasto movimento di naturalizzazione dell’uomo, considerato un vivente tra gli altri. Ne consegue che il rispetto per la sacralità della vita umana è stato sostituito dalla preoccupazione per la qualità della vita. Ma privilegiare la qualità della vita umana, metterla al di sopra di ogni altra cosa, significa aprire la strada ai sogni di un miglioramento indefinito delle capacità fisiche e mentali degli esseri umani. Tuttavia, va notato che, a differenza dei paesi cattolici, i paesi protestanti si sono dimostrati molto accoglienti nei confronti di progetti e pratiche eugenetiche. Questo è un argomento di riflessione e una questione di dibattito di grande interesse”.

L’eugenetica liberale, come l’ha chiamata il filosofo francofortese Jürgen Habermas, è dunque nel destino dell’occidente. “Ciò che caratterizza l’orientamento ideologico dominante oggi è l’incontro tra le sconfinate promesse di progresso e l’estensione incontrollabile dei diritti soggettivi. Il principio ‘tutto è possibile’ è articolato con l’assioma che tutto ciò che è desiderabile è possibile e legittimo. Questo è il motivo per cui continuano a spuntare richieste folli e assurde da lobby e minoranze attive (Lgbtqia+), nel regno dei costumi come in quello della politica. Il pluralismo liberale sta scivolando verso il relativismo radicale: è in nome della tolleranza, della ‘cura’ e del rifiuto di ogni ‘discriminazione’ che camminiamo ciecamente verso una nuova barbarie. E’ a causa del conformismo ai valori dell’individualismo liberale che la nuova eugenetica, chiamata ‘privata’, ‘individuale’ o ‘domestica’ è diventata accettabile. Lo screening genetico consente ai genitori di scegliere le caratteristiche genetiche del nascituro, selezionando geni o embrioni. La mercificazione delle tecnologie riproduttive orientate all’eugenetica è ben avviata”. L’uomo è la nuova pecora Dolly.