Ho visto la morte e la vita a Wuhan (II)

Niente funerali nella città martire del coronavirus. Anziani che piangono i figli morti. Bambini che firmano i certificati di morte dei propri genitori. La generosità della gente comune e dei cattolici. Disabili che raccolgono soldi per gli abitanti di Wuhan. I cinesi vogliono tornare a vivere. È un inverno triste e solitario per tutti a Wuhan. Però, la bontà e la generosità aiutano a sopportare questa situazione. Per i fedeli cattolici è un momento di grande preghiera. Alcune chiese trasmettono la Santa Messa su internet. Il 26 febbraio, Mercoledì delle Ceneri, le diocesi hanno trasmesso la liturgia. Il venerdì è giorno di digiuno: tanti fedeli in Cina non mangiano carne per tutto il periodo di Quaresima. Il 19 marzo abbiamo recitato il rosario insieme a Papa Francesco; il 25 e il 27 marzo abbiamo pregato con lui.

Wuhan (AsiaNews) – Le file di persone che ritirano le ceneri dei propri cari. Il dramma degli anziani e dei bambini lasciati soli. La generosità dei cinesi per chi è stato colpito da questa tragedia. Dopo la paura iniziale, ora Wuhan, l’epicentro dell’infezione polmonare in Cina, vuole tornare a vivere. Di seguito la seconda e ultima parte del racconto di Helena Xiang e Teresa Grazia Xiao (per la prima parte clicca qui).

L’epidemia si è diffusa fuori della Cina. Vedendo tante bare nelle chiese italiane, e i sacerdoti pregare per i defunti, gli abitanti di Wuhan hanno provato un po’ di gelosia, oltre a tanta tristezza. I morti di Covid-19 nella città, dopo essere stati infilati nei sacchetti della spazzatura, sono stati caricati sui camion e portati negli impianti di cremazione: senza familiari a vegliarli; senza un funerale; e senza dignità.

Le pompe funebri cittadine si riempiono di persone in cerca delle ceneri dei propri cari. File interminabili per raccogliere i resti di un familiare, di un parente o di una intera famiglia. Una coppia di anziani, 80 anni lei e 90 anni lui, hanno dovuto fare i certificati di morte per il figlio, la nuora e il nipote. Persino un bambino di otto anni è stato costretto a fare il certificato per i propri genitori.

A Wuhan ci sono famiglie distrutte, che hanno esaurito le lacrime di tutta una vita. La vivacità e il vigore degli abitanti del luogo sono scomparsi. Il popolo di Wuhan, “l’uccello a nove teste”, è caduto, e giace a terra quasi senza respiro.

Di fronte a questa immane tragedia, il governo cittadino ha creato almeno 10 numeri telefonici di emergenza per fornire supporto psicologico alla popolazione. All’inizio un operatore poteva ricevere anche 300 chiamate al giorno: alcune da persone disperate o ansiose, altre da cittadini freddi e insensibili. Poi, man mano che l’epidemia si aggravava, le telefonate cominciavano a diminuire.

È un inverno triste e solitario per tutti a Wuhan. Però, la bontà e la generosità aiutano a sopportare questa situazione. Per i fedeli cattolici è un momento di grande preghiera. Alcune chiese trasmettono la Santa Messa su internet. Il 26 febbraio, Mercoledì delle Ceneri, le diocesi hanno trasmesso la liturgia. Il venerdì è giorno di digiuno: tanti fedeli in Cina non mangiano carne per tutto il periodo di Quaresima. Il 19 marzo abbiamo recitato il rosario insieme a Papa Francesco; il 25 e il 27 marzo abbiamo pregato con lui.

I cattolici cinesi cercano di dare il loro contributo per alleviare le pene delle persone. Ci sono suore che partecipano ai gruppi di sostegno psicologico. Molte diocesi e parrocchie, come gruppi di fedeli o singole persone, fanno donazioni per sostenere i soccorsi. Sono stati raccolti 14 milioni di yuan per acquistare forniture mediche destinate a Wuhan, soprattutto attraverso la Jinde Charities. Il loro aiuto è rivolto anche a chi soffre fuori della Cina. Per il Vaticano e l’Italia sono stati donati 4 milioni di yuan; 2 milioni per la Corea del Sud.

In questo momento, in Cina c’è un grande spirito fraterno. Gli aiuti non arrivano a Wuhan solo dal governo centrale. Un villaggio nell’Henan ha donato 100 tonnellate di scalogno; un altro nello Yunnan 22 tonnellate di banane, Un agricoltore della contea di Jingtai (Gansu) ha regalato 10 tonnellate di mele. Un contadino di Mianyang (Sichuan) ha donato 15 tonnellate di verdure. Suning, colosso cinese delle vendita al dettaglio, ha inviato 100 tonnellate di verdure; Er Kang, un’azienda farmaceutica, ha offerto 20 tonnellate kg di riso. La provincia dello Shandong ha donato 400 tonnellate di aglio e 600 tonnellate di verdura.

Gente comune come spazzini, soldati, piccoli negozianti e pensionati hanno inviato migliaia di yuan per aiutare la popolazione di Wuhan. Il sostegno è arrivato spesso dai più poveri e sfortunati. Ad esempio, una coppia di non vedenti ha regalato 1000 yuan; un mendicante disabile ha raccolto 185 yuan.

Molti cittadini sui internet chiedono alle autorità di restituire il denaro a queste persone generose. La gentilezza degli anziani e dei poveri è comprensibile, ma i loro soldi non devono essere accettati. Sono nati dei gruppi online che raccolgono fondi per restituire i soldi ai donatori poveri.

I problemi non mancano. Alcuni medici sono stati aggrediti dai familiari dei loro pazienti contagiati dal virus. Maschere false sono state distribuite in tutta la Cina. Le autorità locali di Wuhan si sono spesso dimostrate incapaci di gestire la crisi. La Croce Rossa cittadina è accusata di aver venduto le forniture ricevute come donazioni. Poi ci sono le piccole storie di persone che hanno perso il lavoro: alcune si sono suicidate per il trauma. Tanti dottori e infermieri che hanno lottato per salvare vite a Wuhan non ricevono i sussidi promessi dal governo locale. Alcuni di loro sono costretti a vivere in “auto-isolamento”  nelle proprie case.

Gli anziani vivono spesso in condizioni di emarginazione, perché considerati più vulnerabili alla malattia. Un signore di 77 anni, dopo essere rimasto chiuso in casa per tanto tempo, ha detto di voler ritrovare il suo posto nella vita cittadina: vuole tornare a scattare foto in giro per Wuhan.

In questa crisi, ci sono tante domande senza risposta. La più grande è: da dove è venuta questa infezione, e cosa l’ha causata? I cinesi pensano che sia un castigo divino per i torti dell’uomo verso la natura. Abbiamo capito che gli uomini sono fragili e spesso incapaci. Un abitante di Wuhan ha detto: “ Ho visto talmente tanti morti che non ho più voglia di discutere. Anzi, se qualcuno mi dice che ‘uno più uno fa sette’, ora sorrido”.

L’epidemia andrà via, ma la serenità quando arriverà? Helena ha scritto su Wechat che “tutto ciò che Dio mi dà, io lo accetto; tutto ciò che Dio mi chiede, io lo do”. L’8 aprile Wuhan ritornerà alla sua vita normale: speriamo in una Santa Pasqua piena di speranza, anche se le chiese sono ancora chiuse. Ma le preghiere in Cina non mancheranno. Come una benedizione, un alleluia da tutti i cristiani volerà per il mondo intero. I cittadini di Wuhan dicono: “Ci incontreremo alla Torre della Gru Gialla (Huánghè Lóu) e canteremo fra i fiori”.