Gregoretti, ecco i veri motivi: perché Salvini si farà processare

Il leader leghista ha in mano le carte che inchiodano Conte. Ma non solo. Così può inguaiare tutto il Movimento 5 Stelle. Come scritto su IlGiornale, c'è un motivo fondamentale dietro la decisione di Salvini di farsi processare: il leader della Lega, infatti, avrebbe in mano le carte che dimostrerebbero che l'affaire Gregoretti non riguarderebbe solamente lui, ma tutto il governo. Ogni decisione presa in quei tragici giorni di luglio sarebbe stata infatti condivisa da tutto il governo: "Per risolvere la vicenda Gregoretti ci furono numerose interlocuzioni tra Viminale, presidenza del Consiglio, ministero degli Affari Esteri e organismi comunitari" e "il via libera allo sbarco fu annunciato dal ministro dell'Interno, appena conclusi gli accordi per la redistribuzione degli immigrati in una struttura dei vescovi italiani e in cinque Paesi europei". Opinione confermata, seppur indirettamente, dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede che, il 30 luglio del 2019, afferma a In Onda su La7: "La posizione del governo è sempre la stessa: vengono salvaguardati i diritti, le persone che dovevamo scendere sono scese, sono monitorate le condizioni di salute, ma del problema immigrazione deve farsi carico tutta l'Europa". Lo stesso Bonafede aggiunge poi: "Ringrazio il presidente Conte che continua a porre la questione nelle cancellerie d'Europa".

Il caso Gregoretti scoppia nel luglio del 2019, quando una nave della Guardia costiera, la Gregoretti appunto, carica a bordo una cinquantina di migranti che, in seguito a un terribile naufragio, erano stati fatti salire sull’Accursio Giarratano. Quel giorno, i corpi dispersi in mare sono almeno cento, mentre gli altri, i pochi fortunati, vengono soccorsi dalle imbarcazioni italiane e maltesi. La Gregoretti fa dunque rotta verso Lampedusa, dove fa sbarcare sei migranti che hanno bisogno di assistenza medica e poi si rimette in viaggio verso le coste italiane. Come riporta La Stampa, però, durante il viaggio la Gregoretti deve “soccorrere un altro gruppo di 91 migranti che era stato segnalato da pescatori tunisini”. A bordo dell’imbarcazione ci sono ora 131 migranti. Tutto sembra far pensare che la nave attraccherà in un porto italiano, ma Salvini la blocca. Chiede l’intervento dell’Europa che, come al solito, preferisce chiudere gli occhi di fronte a ciò che sta accadendo nel Mediterraneo: “Non darò nessun permesso allo sbarco finché dall’Europa non arriverà l’impegno concreto ad accogliere tutti gli immigrati a bordo della nave. Vediamo se alle parole seguiranno dei fatti. Io non mollo”.

La Gregoretti attracca infine al porto di Augusta il 26 luglio e la Capitaneria fa sapere che i migranti “a bordo sono assistiti dall’equipaggio e dal team medico in attesa, come confermato dal ministero dell’Interno, delle determinazioni politiche e del riscontro positivo dell’Unione Europea sulla ricollocazione dei naufraghi soccorsi”. Nel frattempo, anche l’allora ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, fa la voce grossa con la Ue: “La Gregoretti ha ormeggiato stanotte al porto di Augusta, come è normale che sia per una nave militare. Ora la Ue risponda, perché la questione migratoria riguarda tutto il Continente”. Il governo, allora gialloverde, sembra compatto: stop alle partenze dei migranti e ripartizione delle quote tra tutti i Paesi dell’Ue.

Segue una serie infinita di polemiche sul comportamento del ministro dell’Interno e del governo, ma alla fine i migranti vengono fatti sbarcare.

Ora facciamo un salto in avanti e arriviamo al 18 dicembre del 2019 quando – ospite di Fuori dal Coro, il programma di Rete 4 condotto da Mario Giordano – Salvini annuncia: “A firma del presidente del tribunale dei ministri Nicola La Mantia, iscritto a Magistratura democratica, viene trasmesso al presidente del Senato che Salvini sarebbe colpevole di reato di sequestro di persona aggravato abusando dei suoi poteri. Rischio fino a 15 anni di carcere. Ritengo che sia una vergogna che un ministro venga processato per aver fatto l’interesse del suo Paese”. E poi: “Vorrei sapere quanto costerà alla collettività questo processo”. E questo nonostante la procura di Catania avesse chiesto l’archiviazione.

Arriviamo così a oggi e al voto della giunta. Perché Salvini ha deciso di farsi processare?

Perché Salvini si vuole far processare per il caso Gregoretti

Come scritto su IlGiornale, c’è un motivo fondamentale dietro la decisione di Salvini di farsi processare: il leader della Lega, infatti, avrebbe in mano le carte che dimostrerebbero che l’affaire Gregoretti non riguarderebbe solamente lui, ma tutto il governo. Ogni decisione presa in quei tragici giorni di luglio sarebbe stata infatti condivisa da tutto il governo: “Per risolvere la vicenda Gregoretti ci furono numerose interlocuzioni tra Viminale, presidenza del Consiglio, ministero degli Affari Esteri e organismi comunitari” e “il via libera allo sbarco fu annunciato dal ministro dell’Interno, appena conclusi gli accordi per la redistribuzione degli immigrati in una struttura dei vescovi italiani e in cinque Paesi europei”. Opinione confermata, seppur indirettamente, dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede che, il 30 luglio del 2019, afferma a In Onda su La7: “La posizione del governo è sempre la stessa: vengono salvaguardati i diritti, le persone che dovevamo scendere sono scese, sono monitorate le condizioni di salute, ma del problema immigrazione deve farsi carico tutta l’Europa”. Lo stesso Bonafede aggiunge poi: “Ringrazio il presidente Conte che continua a porre la questione nelle cancellerie d’Europa”.

Ma non solo. Salvini ha deciso di seguire una linea intransigente perché non vuole sconfessare la linea leghista, che poi è stata quella di tutto il governo gialloverde, sull’immigrazione. E questo anche perché, numeri alla mano, rappresenta uno dei successi di quell’esecutivo. Gli sbarchi (e pure i morti in mare) sono diminuiti e l’Europa ha cominciato a comprendere che la questione immigrazione deve essere affrontata da tutti i Paese membri. Ma questo molti sembrano dimenticarlo. Soprattuto all’interno del Movimento 5 Stelle.