Gli studenti rapiti in Nigeria sono invisibili

Secondo Amnesty International, Boko Haram ha rapito più di mille studenti in dieci anni di violenze che hanno costretto due milioni di persone a lasciare le loro case e che hanno fatto 30 mila morti. Il nome del gruppo significa “l’istruzione occidentale è proibita”, ma per “occidentale” intende tutto ciò che non è l’osservanza rigorosa della sharia: gli studenti rapiti sono musulmani

Gli studenti rapiti in Nigeria, di nuovo

Il cortile della scuola di Kankara è da sempre il punto di incontro degli studenti e delle loro famiglie: qui si consegnano i diplomi, qui si tengono gli incontri sportivi, quelli ufficiali ma anche le partitelle dopo le lezioni, qui per giorni si sono ritrovati i genitori, i fratelli e i compagni dei trecento e più ragazzi – 337 dice la Cnn – rapiti venerdì scorso. Gli occhi gonfi e i singhiozzi a scandire l’attesa. Kola Sulaimon della France Press l’ha fotografata, quest’attesa: la madre in disparte sui gradini dell’ingresso; il padre sotto un albero con le mani sul viso; le aule vuote con ancora gli zaini e i libri sui banchi, le preghiere. Pareva di sentirlo, il vuoto. Come pare di sentire adesso il rumore dei ragazzi che tornano: c’è stato un negoziato, i “Kankara boys” sono stati liberati.

Prima del sollievo e del rumore, Boko Haram, gruppo jihadista che tiene alla propria vicinanza con lo Stato islamico, aveva pubblicato un video in cui mostrava i ragazzi nella foresta – dovrebbe essere la foresta Rogu, che occupa tre stati del nord della Nigeria, centinaia e centinaia di chilometri, e questa è la stagione delle piogge, la vegetazione è impenetrabile, gli aerei non riescono a vedere attraverso gli alberi. Nel video, un ragazzo – sembra tra i più grandi: la scuola scientifica assaltata ospita soltanto studenti maschi dagli 11 ai 17 anni – parla a nome degli altri che si vedono dietro di lui, chiede al governo di negoziare con i rapitori e di non tentare alcuna operazione militare per liberarli: “Per favore, dovete sciogliere ogni squadra di salvataggio che avete mandato, dovete chiudere tutte le scuole, tranne quelle coraniche. Se avete mandato dei soldati per aiutarci, ritirateli”. All’inizio della settimana il leader di Boko Haram, Abubakar Shekau,  aveva rivendicato il rapimento ma poiché non aveva fornito molti dettagli né mostrato immagini, molti esperti avevano avuto qualche sospetto sul coinvolgimento effettivo del gruppo nell’attacco alla scuola. Anche perché altre organizzazioni avevano contattato il governo dello stato per il riscatto e soprattutto perché Kankara è a quasi mille chilometri dal Borno, la regione dove è nato e cresciuto Boko Haram. Il gruppo non si era mai spinto prima così lontano. Soprattutto perché, stando a quel che dice il presidente della Nigeria, Muhammadu Buhari, Boko Haram è stato “tecnicamente sconfitto”.

L’Economist ha pubblicato una mappa della Nigeria che segnala tutti i casi di rapimento noti tra il 2019 e il 2020: ci saranno più di cento puntini. Secondo Amnesty International, Boko Haram ha rapito più di mille studenti in dieci anni di violenze che hanno costretto due milioni di persone a lasciare le loro case e che hanno fatto 30 mila morti. Il nome del gruppo significa “l’istruzione occidentale è proibita”, ma per “occidentale” intende tutto ciò che non è l’osservanza rigorosa della sharia: gli studenti rapiti sono musulmani. Nel 2014, il rapimento a Chibok, nel Borno, di 276 studentesse portò alla campagna internazionale #BringBackOurGirls, con molte persone famose che si fotografavano con un foglio con su l’hashtag. Cento di quelle ragazze sono ancora nelle mani di Boko Haram. C’è chi dice che il gruppo jihadista abbia voluto emulare il modello Chibok, avere quella stessa visibilità internazionale: per Boko Haram il reclutamento forzato di ragazzi è tutta pubblicità. Ma non ingannatevi: il fatto che #BringBackOurBoys non sia diventato popolare non è un modo per non dare a Boko Haram la visibilità che cerca. E’ che 337 maschi musulmani rapiti in una foresta nigeriana sono invisibili, non soltanto agli aerei che li hanno cercati.