Gli altri vaccini che servono se il virus ci ruberà una seconda primavera

In campo le nostre risorse morali e culturali: oltre a centomila morti e milioni di emarginati socioeconomici, la pandemia ha anche messo a nudo la fragilità di tutti

Tra i tanti lati brutti di questa pandemia c’è anche che si inasprisce sempre a primavera. La “stagion lieta” per eccellenza, la stagione sulla quale gli uomini sono soliti spendere fiumi di parole per celebrare il ritorno della vita, la bellezza e i propositi più emozionanti e illusori, questa stagione rischia di diventare invece un simbolo di intorpidimento, di paura e quasi di morte. Il virus tornerà dunque a colpire duramente? Ci aspetta un altro lockdown primaverile? Quanti morti dovremo ancora seppellire?

Sono domande che probabilmente ci poniamo tutti, rispondendoci tutti più o meno allo stesso modo a seconda dell’umore: sì il virus si farà più virulento e dovremo di nuovo chiuderci in casa; ma no, non sarà come l’anno scorso, la variante inglese sarà forse più contagiosa ma certamente meno letale; dobbiamo avere pazienza e fiducia, prima o poi i vaccini ci saranno per tutti, e allora riprenderemo la vita di sempre. Sì, ma intanto, tra un dpcm e l’altro, anche questa primavera se ne sarà andata, mi capita sovente di dire tra me e me, con l’aggiunta di un’esclamazione infantile e liberatoria: ma che vadano tutti a quel paese e riprendiamoci la nostra vita come se niente fosse.

A essere sinceri è proprio questo pensiero stupido, nel quale si condensa la nostra frustrazione e il nostro umanissimo desiderio di tornare alla vita di prima, a farla sempre più spesso da padrone anche nelle nostre conversazioni quotidiane. Evidentemente il semplice “dar fiato alla bocca” in qualche modo ci conforta, ci illude che basti un “vaffa” per risolvere i nostri problemi. Illusione peraltro infaustamente diffusa anche ad altre latitudini. Ma per fortuna subito dopo sentiamo che la realtà ritorna prepotentemente in primo piano, costringendoci a guardare questa pandemia con altri occhi, meno concentrati su noi stessi e magari più attenti anche alla primavera degli altri.