Giuseppe, il sì nel silenzio e nella penombra del Mistero

Georges de La Tour seppe dipingere il silenzio: ne è un esempio su tutti Il Sogno di san Giuseppe, conservato a Nantes. Completamente immersi nell’oscurità, l’angelo e Giuseppe vengono catturati in un istante eterno. Sono uno di fronte all’altro, in un ambiente interno di cui il pittore svela solo minimi dettagli. Nel silenzio, a Giuseppe viene dato l’annuncio e ancora nel silenzio egli pronuncia il suo sì.

Georges de La Tour, Il sogno di San Giuseppe, Nantes – Musée des Beaux Arts

“…gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo”. (Mt 1, 20)

 

È una figura enigmatica quella di Georges de La Tour, gigante del Seicento francese di cui, però, è difficile ricostruire il percorso biografico e artistico. Riscoperto nel Novecento, il pittore lorenese conobbe un grande successo in vita, tanto da divenire pittore del re alla corte di Luigi XIII tra il 1639 e il 1640. Fu, poi, completamente dimenticato e di lui, a oggi, si conoscono solo poche opere certe, una quarantina in tutto.

Che sia stato un incontro diretto o mediato a distanza – questione ancora da dirimere tra gli studiosi – quello con le opere del Caravaggio innescò un confronto inevitabile che de la Tour elaborò in modo unico e indipendente.  Scriveva Roberto Longhi, profondo conoscitore dei pittori della realtà, che, dopo quelle così scandalose del Merisi, le interpretazioni dei soggetti religiosi, da parte del pittore francese, sono più moderne, ma più misteriose. Georges de la Tour seppe dipingere il silenzio: un esempio su tutti ne è Il sogno di San Giuseppe, conservato a Nantes.

Completamente immersi nell’oscurità, l’angelo e Giuseppe vengono catturati in un istante eterno. Sono uno di fronte all’altro, in un ambiente interno di cui il pittore svela solo minimi dettagli: un tavolo sullo sfondo su cui è posato un candeliere di rame con una candela accesa, e le forbici per tagliare lo stoppino, la cui ombra è fedelmente proiettata sul piano di appoggio. Per il resto, lo spazio è interamente occupato dai due personaggi che, alla maniera di Caravaggio, incombono su noi osservatori.

La fiamma è coperta dal braccio destro del giovane disteso verso il vecchio addormentato. Eppure la sua luce è l’anima del dipinto, ne definisce le forme, evidenziando il disegno della cintura ricamata dell’angelo e lasciando trasparire le parole del libro sulle gambe del dormiente. Investe pienamente solo il viso del ragazzo il cui gesto della mano sinistra rivolto verso l’alto indica la provenienza divina del messaggio che sta consegnando.

E ancora la luce rischiara solo in parte il viso di Giuseppe che, dopo avere cercato riscontro nelle Sacre Scritture, si lascia andare a un sonno ristoratore, il gomito sul tavolo e il braccio a sostenere il capo. Il pennello si sofferma in penombra sulla folta barba e sulle rughe della fronte: è raffigurato come un uomo anziano, rappresentante della lunga storia del popolo eletto che ora l’avvento di Cristo illumina di verità.

Nel silenzio a Giuseppe viene dato l’annuncio e ancora nel silenzio egli pronuncia il suo sì. Tutto intorno a lui è ridotto all’essenziale ed è proprio questa lampante semplicità che introduce, qui, il mistero del soprannaturale.

Diceva ancora Roberto Longhi: “De La Tour bisogna vederlo. È indescrivibile”. A Milano, da febbraio, una mostra a Palazzo Reale celebra il pittore riunendo eccezionalmente alcuni dei suoi capolavori messi a confronto con artisti a lui contemporanei e le loro sperimentazioni lumini