Gilead, il farmaco Remdesivir fa correre Wall Street

Ai mercati basta la speranza di una terapia che, in attesa del vaccino, possa aiutare a guarire dal Covid-19 per guardare avanti con ottimismo e tornare a salire. Così la notizia dei risultati positivi dal primo studio condotto con i paletti del governo Usa sul Remdesivir, il farmaco prodotto da Gilead, fa correre Wall Street, con il Dow Jones in rialzo del 2,2% e l’indice Nasdaq del 3,6% a metà seduta, nel giorno in cui l’America apprende che il prodotto interno lordo è caduto del 4,8 nel primo trimestre, il declino peggiore dal 2008. Dopo 7 settimane la Borsa Usa ha recuperato i l 30% dai minimi toccati a metà marzo. Si rafforza anche il prezzo del petrolio, con il contratto del Wti scadenza a giugno in salita del 32% a 16,30 dollari al barile, mentre il Brent del mare del Nord segna +7% a 24,37 dollari. E’ vero che le quotazioni del greggio beneficiano anche dei dati sulle scorte americane migliori delle attese, ma è soprattutto la prospettiva che l’economia possa ripartire prima del previsto ad animare gli investitori, come promette il Remdesivir, un antivirale sviluppato contro l’Ebola, ma finora mai approvato per qualsiasi malattia.

La biotech americana Gilead, in volo di oltre il 6% sul Nasdaq (dove poi ha chiuso a +5,7%), ha annunciato mercoledì che il suo farmaco Remdesivir ha mostrato risultati «incoraggianti» anche con una durata della terapia di 5 giorni anziché 10, nell’atteso studio clinico controllato con placebo, condotto in collaborazione il National Institute of Allergy and Infectious Diseases, l’Istituto nazionale per le allergie e le malattie infettive guidato da Anthony Fauci. Lo stesso giorno la rivista medica Lancet ha invece pubblicato risultati deludenti di uno studio cinese più piccolo sullo stesso farmaco, anche questo condotto con il confronto su un placebo, che ha mostrato che i pazienti trattati con Remdesivir, non hanno fatto meglio di quelli trattati con placebo. Gli esperti sottolineano che non è insolito che le sperimentazioni divergano, ma lo studio condotto con il Nih ha molto più peso, essendo tra i più grandi e attesi, insieme alla sperimentazione europea di Discovery, di cui no sono ancora noti i risultati.

Lo studio chiamato «Simple» è stato condotto su pazienti gravi. Secondo i risultati, che sono stati inviati ad una rivista scientifica per la revisione, il 50% dei pazienti trattati ha mostrato miglioramenti in 10 giorni con la terapia «breve», e in 11 con quella «lunga». Più del 50% dei pazienti di entrambi i gruppi è stato dimesso dall’ospedale entro il giorno 14 (il 60% per la terapia breve e il 52,3% per quella lunga). Il farmaco è risultato ben tollerato da entrambi i gruppi di pazienti. «Questi dati sono incoraggianti — afferma Aruna Subramanian della Stanford University, uno degli autori principali — anche se servono dati aggiuntivi, questi risultati ci danno un’idea più chiara su come il trattamento può essere ottimizzato».

In un incontro con la stampa, il presidente Donald Trump, si è limitato a dichiarare che lo sviluppo «è molto positivo, mentre il direttore dell’Istituto delle malattie infettive, Anthony Fauci, membro della task force Usa anti Covid-19 è stato cautamente ottimista, sottolineando però che i dati vanno analizzati ulteriormente. Il Remdesivir mostra un «significativo effetto positivo nel ridurre i tempi di ripresa» e mostra che «può bloccare questo virus», ha dichiarato il virologo. «Pensiamo che stia davvero aprendo la porta al fatto che ora abbiamo la capacità di trattare il Covid-19. E posso garantirvi che, con il coinvolgimento di più persone, più aziende, più investigatori, la situazione migliorerà sempre di più». La mortalità del gruppo di controllo sarebbe dell’11%, rispetto all’8% del gruppo di recupero.