Gesù nell’Eucaristia, come duemila anni fa sulla Croce

Con la solennità del Corpo e Sangue del Signore esaltiamo ciò che si celebra in ogni Messa: la verità sulla presenza del Suo Corpo offerto in sacrificio per noi e del Suo Sangue sparso dalla Croce per il perdono dei nostri peccati. Oggi, in molte parti del mondo, si dispensa dal precetto festivo, si proibiscono processioni, si impone la Comunione in mano, desacralizzando il mistero eucaristico. Urge, quindi, ancora di più tornare ad adorare il Santissimo Sacramento e riparare gli oltraggi contro questo infinito dono di Amore.

La solennità del Corpus Domini o Corpus Christi sorge a partire da accadimenti disposti dalla Provvidenza divina (per approfondire vedi qui). Attraverso la solennità del Corpo e Sangue del Signore esaltiamo ciò che si celebra in ogni Messa: la verità sulla presenza del Suo Corpo offerto in sacrificio per noi e del Suo Sangue sparso dalla Croce per il perdono dei nostri peccati.

Poiché duemila anni fa Gesù ha versato il Suo Sangue sulla Croce per noi, oggi ci dà il Suo Sangue in ogni Eucaristia. Essendo lo scopo del culto eucaristico quello di esaltare la fede nella presenza viva del Signore, adorarlo nel Santissimo Sacramento e la riparazione, oggi la necessità di ricordare il significato di questa solennità si fa ancora più urgente. Oggi, infatti, in molte parti del mondo si solleva dal precetto festivo di assistere alla Messa, si proibiscono processioni, si impone forzatamente la Comunione in mano. Ogni scusa è buona per desacralizzare questo nobile Sacramento.

Urge, quindi, recuperare e ricondurre alla fede e alla luce della verità tanti fedeli confusi, scandalizzati e intristiti, i quali ad esempio ascoltano alti prelati dire che il Signore disse “prendete e mangiate” e non “aprite la bocca” e altri che negando categoricamente la riapertura dell’adorazione perpetua la qualificano come “devozione estremamente personalistica”.

Prima di tutto l’Eucaristia è dono infinito di Dio all’uomo perché è il dono di Sé stesso. Essa ci è stata data per essere celebrata e allo stesso tempo adorata. Celebrazione e adorazione sono così intimamente vincolate che non esiste una celebrazione fruttuosa se non c’è adorazione, né adorazione che non prepari e conduca a una degna celebrazione. Lo stesso Spirito Santo, che trasforma “cose terrene – pane e vino – in mistero divino”, è Colui che nell’adorazione prosegue la Sua opera su di noi.

L’adorazione prepara la celebrazione eucaristica perché prepara i cuori all’incontro personale con Colui che è nostro Creatore e Salvatore. Senza adorazione non c’è vero culto eucaristico, dato che tutta la liturgia eucaristica è di adorazione, con i suoi momenti culminanti nella consacrazione e nella Comunione sacramentale.

D’altra parte, ricevere la Sacra Comunione in bocca e in ginocchio è il modo che più perfettamente riflette la realtà del dono divino dell’Eucaristia: per il suo essere dono, la ricevo, non la prendo da me stesso. E per credere con fede ferma che è Dio, nascosto sotto le specie eucaristiche, la adoro con l’atto di inginocchiarmi. E ancora, “prendete e mangiate” non significa che la Sacra Ostia sia presa con la mano, bensì questo “prendete” (accipite) significa “ricevete”. È l’invito a ricevere il dono e non a prenderlo con le mani.

Non solo l’adorazione perpetua ma tutta l’adorazione eucaristica non è personalista, se per personalista si intende peggiorativamente intimista, ma un incontro personalissimo sì, nel quale si coltiva l’amicizia con il Signore e si risponde alla Sua chiamata non solo avvicinandoci ma entrando nel segreto del Suo Cuore ferito e aperto per ognuno di noi. Nell’adorazione andiamo a Lui per poter poi raggiungere chi lo necessita, che non sa nulla di Dio e che vive nell’oscurità e nella disperazione, o colui che è nudo e malato nel corpo e nello spirito per portargli la pace che il Santissimo ha irradiato su di noi.

Per quanto riguarda l’adorazione perpetua dell’Eucaristia, questa nasce come risposta di fede e di amore del popolo fedele al Signore che è costantemente presente in mezzo a noi, con «una presenza concreta, vicina, tra le nostre case, come “Cuore pulsante” della città…» (Benedetto XVI, omelia per il Corpus Domini, 7 giugno 2012). Per questo, tanto la festività del Corpus Domini quanto le cappelle dove si adora il Signore ci ricordano che “il Sacramento della Carità di Cristo deve permeare tutta la vita quotidiana” (ibidem).

La tradizionale processione del Corpus Domini, ora quasi dappertutto vietata, è parte fondamentale della festa annuale dedicata al Corpo e Sangue del Signore, perché è Gesù Cristo che passa in mezzo a noi, seguito dall’adorazione del Suo popolo.

Non perdiamo di vista il senso di questa solennità: stimolare i fedeli ad adorare l’Eucaristia, progredire nella pratica delle virtù e riparare le offese commesse contro il Santissimo Sacramento.

Per questo celebrare oggi il Corpo e Sangue di Cristo significa ricordare di nuovo con cuore riconoscente il dono infinito dell’amore di Dio e conseguentemente adorarlo e riparare per gli oltraggi e i sacrilegi commessi nella Sua Chiesa e fuori da essa. Dovere dei pastori è guidare all’incontro personale con il Signore per rimuovere ogni impedimento in questo senso.