Gaza, Papa e Onu: voci per la tregua. Netanyahu: «Non è ancora finita»

Nella Striscia uccise 42 persone (10 bambini). Secondo l’esercito israeliano l’attacco a un sistema di tunnel di Hamas ha provocato il crollo delle case.  Si è riunito il consiglio di Sicurezza dell’Onu: «Siamo impegnati a ottenere un cessate il fuoco immediato», ha spiegato il segretario generale Antonio Guterres. «È lo scontro più grave degli ultimi anni», commenta Tor Wennesland, da gennaio coordinatore speciale Onu per il processo di pace in Medio Oriente. Anche papa Francesco lancia un appello: «Tra le vittime ci sono anche i bambini, e questo è terribile e inaccettabile. La loro morte è segno che non si vuole costruire il futuro. Mi chiedo dove l’odio e la violenza porteranno. Davvero pensiamo di costruire la pace distruggendo l’altro?».

Hanno usato i telefonini per chiamare gli amici, i familiari, per dire che là sotto erano ancora vivi. I soccorritori hanno spostato i blocchi di cemento di quelli che sono tra i palazzi più eleganti di Gaza, Rimal è un quartiere residenziale che scende verso il mare, negli scontri passati era stato risparmiato.

Il più piccolo aveva 3 anni

Questa volta in un solo attacco le esplosioni hanno ucciso 42 persone, tra loro anche 10 bambini, il più piccolo aveva tre anni. Quasi tutti sono parte della stessa famiglia allargata, gli Al-Kolak. Quartiere di classe media, per quel che può esistere nella Striscia: seppelliti dalle macerie anche due medici dell’ospedale Shifa, che in questa settimana di guerra ha accolto la maggior parte dei 1.500 feriti, i morti in totale sono oltre 190. I portavoce dell’esercito dicono che a Rimal i missili hanno colpito un sistema di tunnel scavato da Hamas e il crollo delle gallerie sotterranee ha coinvolto le case dei civili.

Le parole di Netanyahu

Benjamin Netanyahu viene intervistato dai programmi americani della domenica mattina. Spiega che il suo governo «ha condiviso con la Casa Bianca le informazioni di intelligence» sul palazzo distrutto a Gaza da dove lavoravano l’agenzia Associated Press e l’emittente Al Jazeera: «Era un obiettivo legittimo, operativi di Hamas si nascondevano tra gli uffici dei giornalisti». La Ap ha replicato di aver sempre verificato le presenze nell’edificio proprio per evitare infiltrazioni(qui la spiegazione sulle radici del conflitto).

I razzi di Hamas

In una settimana gli integralisti — che spadroneggiano nella Striscia dal 2007 — hanno sparato quasi 3.000 razzi contro le città israeliane: sono oltre la metà di quelli lanciati in 51 giorni di guerra nell’estate del 2014. Ieri hanno continuato a bersagliare il sud del Paese, gli israeliani uccisi dall’inizio sono 10. Il premier Netanyahu ripete: «Andremo avanti fin quando è necessario». Gli analisti militari spiegano che sono stati i generali a chiedere ancora qualche giorno. Lo conferma Aviv Kochavi, il capo di Stato Maggiore: «I capi di Hamas hanno commesso un grave errore di valutazione quando ci hanno attaccato. Non si aspettavano questa nostra risposta: adesso andiamo avanti con il nostro piano, i prossimi passi sono già definiti». Tra gli obiettivi di questa campagna: colpire i leader dell’organizzazione, anche le loro proprietà. Un missile ha distrutto la casa di Yahia Sinwar a Khan Younis, dove abita – in questi giorni è nascosto – ed è cresciuto.

La diplomazia

Netanyahu e Kochavi sanno che la pressione diplomatica sta crescendo. Devono anche evitare che altri fronti si allarghino: a Gerusalemme Est un palestinese ha lanciato l’auto su un posto di blocco, 7 i soldati feriti, è stato ucciso. Gli egiziani continuano la mediazione per fermare i combattimenti e il re giordano Abdallah II conferma di essere coinvolto nelle trattative. Hady Amr, l’inviato americano per la questione israelo-palestinese, è arrivato a Gerusalemme per portare il messaggio di Joe Biden: sosteniamo il vostro diritto di difendervi ma è il momento di pensare al dopo. Il presidente — che deve ancora nominare il suo ambasciatore in Israele — non pensa solo alla tregua con i fondamentalisti a Gaza: Amr ha incontrato Abu Mazen, la Casa Bianca vuole che i negoziati con l’Autorità palestinese – ibernati dal 2014 – possano ripartire.

L’Onu e il Papa

Si è riunito il consiglio di Sicurezza dell’Onu: «Siamo impegnati a ottenere un cessate il fuoco immediato», ha spiegato il segretario generale Antonio Guterres. «È lo scontro più grave degli ultimi anni», commenta Tor Wennesland, da gennaio coordinatore speciale Onu per il processo di pace in Medio Oriente. Anche papa Francesco lancia un appello: «Tra le vittime ci sono anche i bambini, e questo è terribile e inaccettabile. La loro morte è segno che non si vuole costruire il futuro. Mi chiedo dove l’odio e la violenza porteranno. Davvero pensiamo di costruire la pace distruggendo l’altro?».