Galli “Contagiati Lombardia? Sono casi vecchi”/ “Veri nuovi infetti solo un decimo”

Massimo Galli rilascia dichiarazioni sorprendenti in merito ai casi di coronavirus in Lombardia, spiegando che si tratta di vecchi casi. I nuovi casi che stiamo vedendo in Lombardia sono le persone che finalmente sono riuscite ad avere un tampone, ad avere un test. Non sono nuovi contagi, sono i vecchi contagi, sono quelli di persone che si sono chiuse in casa con l’infezione, al limite di qualche loro congiunto che ha contratto l’infezione da loro.

Sono dichiarazioni decisamente interessanti e per certi versi sorprendenti quelle rilasciate da Massimo Galli, professore dell’Ospedale Sacco di Milano, ospite presso la trasmissione Otto e mezzo di La7. Parlando con Lilli Gruber, il luminare si è soffermato prima di tutto sull’accusa di magheggi dei dati nei confronti della regione Lombardia, mossa dalla Fondazione Gimbe negli scorsi giorni: “Magheggi della regione Lombardia? Più che magheggi – dice Galli – io lamento il fatto che la modalità di mandare i dati a Roma sia variabile da regione a regione, e quando questa variabilità interessa la regione più colpita, chiaramente sui dati si trovano poi difficoltà di interpretazione e di valutazione. Non credo che si tratti di magheggi, credo che la maggior parte delle cose dette da Cartabellotta (numero uno Fondazione Gimbe ndr), siano molto definite e molto corrette. Io ho combattuto per anni affinché le regioni a livello centrale mandassero allo stesso modo i dati sull’hiv”. Si parla quindi della riapertura dei confini regionali che avverrà il prossimo 3 giugno.

MASSIMO GALLI: “L’APERTURA DELLE REGIONI SPOSTERA’ POCO I NUMERI DEL CONTAGIO”

A riguardo Galli si trova d’accordo con la mossa di non escludere dalle aperture la Lombardia: “E’ facile dire ‘No, voi lombardi dovete restare dove state’, ma allora dobbiamo dire lo stesso anche a quelli che vengono in Lombardia, il blocco dovrebbe essere in entrata e in uscita. Allo stato attuale delle indicazioni che sono state fatte, il sottoscritto, che è sempre stato un sostenitore della cautela, definito un pessimista cronico, dice che un intervento in questi termini sposterebbe poco o quasi nulla (il contagio ndr)”. In merito al fatto che i nuovi casi siano per lo più concentrati in Lombardia (il 68% circa), Galli aggiunge: “I nuovi casi che stiamo vedendo in Lombardia sono le persone che finalmente sono riuscite ad avere un tampone, ad avere un test. Non sono nuovi contagi, sono i vecchi contagi, sono quelli di persone che si sono chiuse in casa con l’infezione, al limite di qualche loro congiunto che ha contratto l’infezione da loro. Veri contagi nuovi – prosegue – fortunatamente non credo ce ne siano perchè se ce ne fossero, altro che così. Ricordiamo che in Lombardia – conclude il prof del Sacco – i casi ufficiali sono effettivamente un decimo se non di meno dei casi avvenuti effettivamente”.