Françoise Trehet, la martire che preferì Cristo alla Rivoluzione

Tra le tante vittime cattoliche della Rivoluzione francese ci fu la trentasettenne suora Françoise Trehet, uccisa il 13 marzo 1794 in odio alla fede. Salì sul patibolo cantando la Salve Regina. Sette giorni più tardi venne martirizzata anche la consorella Jeanne Véron, di dieci anni più giovane. Entrambe, fedeli alle parole di Gesù, sono state beatificate nel 1955.

C’è storia e storia. Un capitolo importante è quello della Rivoluzione francese, periodo sanguinario che da sempre rappresenta una “cartina di tornasole” per comprendere la collocazione degli storici di fronte alla verità. “La serie ininterrotta di controversie alla quale ha dato luogo l’interpretazione della Rivoluzione francese dalle origini ai giorni nostri costituisce già di per sé una storia”, ha scritto Alice Gérard nel suo La rivoluzione francese. Miti e interpretazioni (1789-1970) (Ugo Mursia Editore, 1972) Aveva proprio ragione Pierre Caron che — dopo oltre centocinquant’anni di dibattito sul problema storiografico della Rivoluzione francese — esclamava, con tono sconsolato: “È quasi tutto da fare o da rifare”. Parole della seconda edizione del suo Manuel pratique pour l’histoire de la Révolution (1947).

Non furono certamente poche le vittime cattoliche della Rivoluzione. Tra queste, figura la beata Françoise Trehet, nata nel 1756, religiosa poi delle Suore della Carità di Nostra Signora d’Évron. Per comprendere questa figura, è necessario legarla a un’altra donna che — come lei — è stata “martire della fede”. Stiamo parlando di Jeanne Véron che aveva dieci anni di meno della Trehet. La prima di nobile famiglia, l’altra di umili origini. Anche la Véron faceva parte delle Suore della Carità di Nostra Signora d’Évron, dedite in particolare all’educazione delle fanciulle. Erano chiamate popolarmente “piccole suore grigie”, per via del colore dell’abito.

Anno 1783. Le due “novelle” Perpetua e Felicita furono mandate ad aprire una scuola a Saint-Pierre-des-Landes. Qui, oltre a insegnare, assistevano i malati a domicilio. Il Cristo si faceva “pane quotidiano” non solo nella Mensa del Signore, ma davanti a loro. Facciamo, ora, un salto nel tempo. Andiamo al 1794. Véron si ammalò gravemente, ma nonostante ciò i giacobini la arrestarono comunque. Con lei, imprigionarono anche la sua consorella. L’accusa? Aver dato asilo ai sacerdoti e cibo agli insorti vandeani. Piccola e necessaria parentesi: la Vandea è quel dipartimento della Francia, situato sulla costa atlantica, dove, nel 1793, la popolazione locale si ribellò contro il governo di Parigi che aveva cominciato la sua opera di repressione contro i cattolici.

La commissione giacobina cercò — inutilmente — di strappare dalle loro bocche il consenso alla nuova forma di governo dittatoriale. “Lunga vita alla Repubblica!”, ciò volevano sentirsi dire. Ma le due religiose rifiutarono. Il Vangelo era il loro unico stendardo. Se l’inno della Rivoluzione contemplava “l’étendard sanglant est levé” (la bandiera insanguinata si è innalzata), per loro l’unico vessillo era quello del Cristo Risorto.

Giunse, allora, la sentenza: condanna a morte. Sette giorni dopo la condanna e il martirio di Françoise — avvenuto il 13 marzo del 1794 — anche la Véron ebbe la stessa sorte. Françoise salì sul patibolo cantando la Salve Regina. Aveva solo trentasette anni. I loro corpi sono venerati — dal 1814 — nella piccola chiesetta di St-Pierre-des-Landes. Entrambe furono beatificate il 19 giugno 1955, sotto Pio XII, insieme ad altri martiri della diocesi di Laval.

La persecuzione religiosa — perché di persecuzione vera e propria si trattò — subita dai francesi cattolici durante la Rivoluzione, secondo i dati storici a noi pervenuti, fu tra le più grandi di sempre. Ma non fu solo accanimento politico contro gli ordini religiosi e i sacerdoti. Si trattò di una rivolta contro il Cristianesimo stesso, con il preciso intento di scristianizzare la nazione francese. I numeri? Ben 438 martiri sono già venerati come Beati, uno come Santo (Salomone Leclerq), 593 sono i Servi di Dio, secondo conteggi recenti.

“Chi non prende la propria croce e non mi segue non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà” (Mt 10,38-39).

Françoise e Jeanne hanno trovato la vita, insieme, nel Paradiso.

“S’ils tombent, nos jeunes héros, la terre en produit de nouveaux”: se cadono, i nostri giovani eroi, la terra ne produce di nuovi. La Marsigliese non parlava del martirio cristiano, ma inneggiava con queste parole alla “falsa rivoluzione”.

Parole con un fine del tutto diverso da quelle pronunciate qualche secolo prima da un vero rivoluzionario, Gesù Cristo:

“In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12,24).