Francia, ci pensano i giudici a ripristinare le Messe

Il Consiglio di Stato francese sconfessa il governo che lo scorso 11 maggio aveva mantenuto il divieto di celebrazioni religiose nel Decreto che riapriva molte attività dopo il lockdown. Ora il governo dovrà provvedere entro una settimana. Secondo il più alto tribunale amministrativo - che ha esaminato il ricorso presentato da movimenti cattolici tradizionali -, lo stop alle cerimonie prolungato nel decreto dell'11 maggio 2020 "viola in modo grave e manifestamente illegale" la libertà di culto e necessità e va sostituito con una misura meno restrittiva da adottare "entro otto giorni". Per il giudice che ha emesso la sentenza, il divieto governativo sarebbe "sproporzionato rispetto all'obiettivo di preservare la salute pubblica" e pregiudicherebbe una libertà fondamentale come quella di culto che "tra le sue componenti essenziali include anche il diritto di partecipare collettivamente alle cerimonie".

Qui dira tout ce qu’il voudra, ouïra ce qui ne lui plaira. E così il governo francese, che per settimane ha rifiutato di ascoltare gli appelli dei vescovi e di 67 parlamentari dell’Assemblée nationale, preferendo proseguire sulla strada della proibizione delle celebrazioni religiose, si è ritrovato ad ascoltare ciò che non avrebbe voluto sentirsi dire. Il Consiglio di Stato gli ha infatti ordinato di revocare il divieto generale e assoluto di riunione nei luoghi di culto.

Secondo il più alto tribunale amministrativo – che ha esaminato il ricorso presentato da movimenti cattolici tradizionali -, lo stop alle cerimonie prolungato nel decreto dell’11 maggio 2020 “viola in modo grave e manifestamente illegale” la libertà di culto e necessità e va sostituito con una misura meno restrittiva da adottare “entro otto giorni”. Per il giudice che ha emesso la sentenza, il divieto governativo sarebbe “sproporzionato rispetto all’obiettivo di preservare la salute pubblica” e pregiudicherebbe una libertà fondamentale come quella di culto che “tra le sue componenti essenziali include anche il diritto di partecipare collettivamente alle cerimonie”.

Il Consiglio di Stato, dunque, ha riservato una sonora bocciatura alla linea tenuta dal primo ministro Édouard Philippe che nel suo piano di déconfinement – l’equivalente della nostra Fase 2 – aveva voluto mantenere l’interdizione assoluta per le celebrazioni religiose, rimandando la ripresa al 2 giugno.

La Conferenza episcopale transalpina ha accolto con soddisfazione la sentenza, ricordando come sia in sintonia con quanto richiesto in una lettera inviata lo scorso 15 maggio al primo ministro e rimasta, però, inascoltata. I vescovi francesi hanno dichiarato di attendere ora la revisione delle misure restrittive che dovrà avere luogo entro otto giorni dal verdetto. Monsignor Eric de Moulins-Beaufort, presidente della Conferenza episcopale, si era augurato la ripresa delle Messe aperte ai fedeli già con la fine del lockdown e in videoconferenza aveva detto a Macron che la vita ecclesiale avrebbe dovuto “ritrovare il suo carattere pienamente comunitario a partire dall’11 maggio”. Il decreto sulla ripartenza, però, era stato una doccia gelata per la Chiesa d’Oltralpe, avendo escluso a sorpresa le cerimonie religiose dal déconfinement.

Il governo di Philippe è stato ricondotto al buon senso dal Consiglio di Stato che sempre nella stessa giornata ha messo un freno ad un altro comportamento sproporzionato, andando a vietare alla polizia l’utilizzo di droni per la sorveglianza dei cittadini nel periodo post-lockdown. L’emergenza coronavirus e le misure disposte per il contenimento della sua diffusione avevano fatto nascere anche nell’opinione pubblica francese un dibattito sul pericolo di possibili svolte autoritarie sull’onda della crisi sanitaria in corso.
Dibattito alimentato anche da episodi inquietanti che avevano visto le chiese come protagoniste: ad aprile, la polizia armata aveva fatto irruzione nella chiesa parigina di Saint-André-de-l’Europe per interrompere una funzione in corso davanti a sei persone. Il blitz aveva fatto infuriare l’arcivescovo, monsignor Michel Aupetit che si era lamentato: “Non c’erano terroristi! Bisogna mantenere il sangue freddo e finirla con queste sceneggiate. Altrimenti prenderemo la parola e stavolta alzeremo la voce!”.