Francesco: “Anche chi non arriva a credere in Dio può credere nella preghiera”

«Si può anche non arrivare a credere in Dio, ma è difficile non credere nella preghiera» poiché «essa semplicemente esiste» e «la preghiera cristiana è pienamente umana». Papa Francesco ha spiegato il significato della «preghiera di domanda», nel corso dell’udienza generale del mercoledì, rimarcando che «tutti sperimentiamo, in un momento o nell’altro della nostra esistenza, il tempo della malinconia, della solitudine» e nelle situazioni «apparentemente senza sbocchi c’è un’unica via di uscita: il grido, la preghiera: “Signore, aiutami!”». E «Dio risponde sempre: oggi, domani, ma sempre risponde, in un modo o nell’altro sempre risponde».

La preghiera di domanda, ha detto il Papa, proseguendo un ciclo di catechesi dedicate alla preghiera, «va di pari passo con l’accettazione del nostro limite e della nostra creaturalità. Si può anche non arrivare a credere in Dio, ma è difficile non credere nella preghiera: essa semplicemente esiste, si presenta a noi come un grido; e tutti quanti abbiamo a che fare con questa voce interiore che può magari tacere per lungo tempo, ma un giorno si sveglia e grida. E fratelli e sorelle sappiamo che Dio risponderà. Non c’è orante nel Libro dei Salmi che alzi il suo lamento e resti inascoltato. Dio risponde sempre, oggi domani ma sempre risponde, in un modo o nell’altro sempre risponde. La Bibbia lo ripete infinite volte: Dio ascolta il grido di chi lo invoca. Anche le nostre domande balbettate, anche quelle rimaste nel fondo del cuore, che abbiamo anche vergogna di esprimere, il padre le ascolta e vuole donarci lo Spirito Santo che anima ogni preghiera e trasforma ogni osa».

La preghiera, ha detto ancora il Pontefice, «è sempre questione di pazienza, di reggere l’attesa. Adesso siamo in Avvento, tempo di attesa, attesa del Natale, ma anche tutta la nostra vita è attesa e la preghiera è in attesa sempre, perché sappiamo che il Signore risponderà. Perfino la morte trema, quando un cristiano prega, perché sa che ogni orante ha un alleato più forte di lei: il Signore Risorto. La morte è già stata sconfitta in Cristo, e verrà il giorno in cui tutto sarà definitivo, e lei non si farà più beffe della nostra vita e della nostra felicità. Impariamo – ha esortato il Papa – ad essere nell’attesa del Signore, che viene a visitarci non solo in queste grandi feste, Natale, Pasqua, ma ogni giorno, nell’intimità del nostro cuore se noi siamo in attesa. E tante volte non siamo ci accorgiamo che il Signore è vicino, bussa alla nostra porta e lo lasciamo passare: ho paura di Dio quando passa, diceva Sant’Agostino, ho paura che passi e non me ne accorga. Il Signore passa, bussa, ma se hai le orecchie piene di altri rumori non sentirai la chiamata del Signore. Essere in attesa: questa è la preghiera».

La preghiera cristiana, ha sottolineato ancora il Pontefice argentino, «è pienamente umana». «Se uno si sente male perché ha fatto cose brutte, è peccatore e prega si sta avvicinando al Signore», ha detto Francesco. «A volte noi possiamo credere di non aver bisogno di nulla, di bastare a noi stessi e di vivere nell’autosufficienza più completa. Ma prima o poi questa illusione svanisce. L’essere umano è un’invocazione, che a volte diventa grido, spesso trattenuto. L’anima assomiglia a una terra arida, assetata. Tutti sperimentiamo, in un momento o nell’altro della nostra esistenza, il tempo della malinconia, della solitudine. La Bibbia non si vergogna di mostrare la condizione umana segnata dalla malattia, dalle ingiustizie, dal tradimento degli amici, o dalla minaccia dei nemici. A volte sembra che tutto crolli, che la vita vissuta finora sia stata vana. In queste situazioni apparentemente senza sbocchi c’è un’unica via di uscita: il grido, la preghiera: “Signore, aiutami!”. La preghiera apre squarci di luce nelle tenebre più fitte. “Signore aiutami”, apre la strada, apre il cammino».

Per questo, «non dobbiamo scandalizzarci, non avere vergogna, e soprattutto quando siamo nella necessità credere», ha rimarcato Francesco. «Gesù parlando di un uomo disonesto che deve fare i conti con il padrone dice questo: chiedere mi fa vergogna. E tanti di noi abbiamo questo sentimento, abbiamo vergogna di chiedere un aiuto, di chiedere qualche cosa a qualcuno per arrivare a quello scopo, e anche vergogna di chiedere a Dio… ma non (bisogna) avere vergogna di pregare, “Signore sono in questa difficoltà”, il grido del cuore verso Dio che è Padre… e anche farlo nei momenti felici, non solo nei momenti brutti: ringraziare Dio per ogni cosa che ci è data, e non ritenere nulla come scontato o dovuto: tutto è grazia. Tuttavia, non soffochiamo la supplica che sorge in noi spontanea».

«Noi esseri umani condividiamo questa invocazione di aiuto con tutto il creato», ha detto il Papa, citando al proposito San Paolo. «Sappiamo che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi», ma «noi siamo gli unici a pregare coscientemente, ci rivolgiamo al Padre e entriamo in dialogo con il Padre».

A fine catechesi, Papa Francesco ha ricordato che ieri è stata pubblicata una lettera apostolica dedicata a san Giuseppe che 150 ani fa è stato dichiarato patrono della chiesa universale: «L’ho intitolata – ha detto Jorge Mario Bergoglio – “Con cuore di padre”: Dio gli ha affidato i tesori più preziosi, Gesù e Maria e lui ha corrisposto pienamente con fede coraggio tenerezza, con cuore di padre. Invochiamo la sua protezione sulla chiesa in questo nostro tempo, impariamo da lui a fare sempre con umiltà la volontà di Dio».