Fondo salva-Stati: slitta il «sì» alla riforma dopo lo stop dell’Italia

La firma rinviata al 2020, ma la parola passa all’Eurosummit di capi di Stato e di governo del 13 dicembre

Slitta al 2020 il «si» alla riforma del fondo salva Stati (Mes), contestata da vari partiti italiani che la considerano penalizzante per il nostro Paese, con un alto debito pubblico, e vantaggiosa per Germania, Francia e vari Stati nordici, con banche in difficoltà per maxi esposizioni su derivati speculativi ad alto rischio. Nella riunione dei ministri finanziari dell’Eurogruppo a Bruxelles, il responsabile dell’Economia, Roberto Gualtieri, ha bloccato il testo nella notte fino a ottenere “modifiche” a quello che ha definito un “accordo di principio” sul meccanismo tecnico di risoluzione del debito pubblico (Cacs) da finalizzare “con altro lavoro all’inizio dell’anno nuovo”. Di fatto la composizione delle divergenze politiche ora passa all’Eurosummit dei capi di Stato e di governo in programma il 13 dicembre prossimo.

Il presidente portoghese dell’Eurogruppo Mario Centeno ha reso nota «la prospettiva di firmare la modifica al Trattato molto presto l’anno prossimo». La necessità di ratifica dei Parlamenti nazionali al futuro via libera al Mes ha portato Centeno a considerare «importante che il dibattito politico avvenga in tutti gli Stati membri». Il premier Giuseppe Conte, al summit Nato di Londra, ha espresso ottimismo sulla trattativa sul Mes. Esclude la necessità di un suo veto all’Eurosummit e il rischio di una spaccatura nel governo tra il Pd, favorevole alla riforma, e M5S e Leu critici. «Non vedo né il primo né il secondo rischio — ha detto Conte —. Quando il Mes sarà firmato, decideranno i responsabili politici dei singoli Paesi». Palazzo Chigi punta a un compromesso che includa — oltre alla riforma del fondo salva-Stati — gli accordi sulla garanzia europea dei depositi bancari e sul bilancio dell’eurozona in elaborazione nell’Eurogruppo. «C’è una logica di pacchetto e a quella rimaniamo vincolati», ha detto il premier, anche se Gualtieri ha chiarito che “ci vorrà tempo” per i depositi bancari.

«È l’ennesima bugia di Conte — ha replicato il leader della Lega Matteo Salvini —. Da Bruxelles continuano a dire pacchetto chiuso. E Conte dice invece che è aperto. Bisogna fermare la firma contro qualcosa che è contro l’interesse nazionale». FdI è sulla stessa linea sul Mes. «Il nostro Paese dovrebbe battersi unito — ha affermato il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi —. Noi saremo pronti a tutelare l’interesse nazionale».

Il Governatore di Bankitalia Ignazio Visco ha definito la riforma del Mes «un passo nella giusta direzione», ridimensionando i timori perché «il nostro debito è sostenibile». Anche il neo commissario Ue Paolo Gentiloni (Pd), all’esordio all’Eurogruppo, ha sostenuto che non «penalizza» l’Italia. Ma i ministri finanziari hanno esortato il governo a «considerare tempestivamente le misure addizionali necessarie per affrontare i rischi identificati dalla Commissione» soprattutto a causa dell’alto debito pubblico.