Fine emergenza mai. Il governo abusa della paura

Prolungare lo stato d'emergenza Covid fino alla fine dell'anno, o anche fino al 31 ottobre, è un'idea contestata ed è oggettivamente pericolosa. Trasmette sensazione di precarietà e ansia ai cittadini, frena il rilancio dell’economia, spaventa i mercati, rischia di lasciare la sovranità nelle mani di un esecutivo che peraltro è minoranza.

I mugugni non mancano, neppure nella maggioranza. Nei giorni scorsi il Presidente del Consiglio ha prospettato l’eventualità di prorogare fino al 31 dicembre lo stato di emergenza per Coronavirus, dichiarato (peraltro in gran segreto) il 31 gennaio e in vigore fino a fine luglio. I partiti che compongono la coalizione nel complesso si sono detti d’accordo, ma al loro interno sono a dir poco divisi. Vi ravvisano una forzatura, che non si giustifica in ragione dell’attuale situazione di allarme sanitario, molto contenuto e assolutamente gestibile anche senza prorogare le misure straordinarie.

Davide Faraone, capogruppo dei senatori di Italia Viva, non ha lesinato critiche a Palazzo Chigi: «La proroga dello stato di emergenza fino a fine anno rappresenta un problema enorme per la nostra economia, che stava piano tornando a una seminormalità», avverte. Poi ha rincarato: «Francamente le decisioni del Presidente Conte lasciano interdetti per vari motivi. Troppo spesso è accaduto negli scorsi mesi, il premier confonde le conferenze stampa con le aule parlamentari». Ad attaccare immediatamente Giuseppe Conte sull’eventuale proroga dello stato di emergenza era stato il dem Stefano Ceccanti, che è anche costituzionalista. Tuttavia, nelle ore successive ha corretto il tiro, dicendosi soddisfatto del chiarimento arrivato da Palazzo Chigi, e cioè che l’eventuale proroga sarà stabilita dal Parlamento. Il premier dovrà spiegare motivi e finalità di questa decisione e confrontarsi con le Camere per ottenere indirizzi e orientamenti, nel pieno rispetto della fisiologia parlamentare. Intanto oggi si limiterà a prorogare almeno fino al 31 luglio le restrizioni già in vigore in materia di distanziamento e contenimento, senza affrontare il nodo della proroga dello stato d’emergenza.

Significativa anche la presa di distanza del deputato Leu, Stefano Fassina, che definisce «preoccupante la proroga dello stato di emergenza proposta dal governo, sia per le implicazioni sul terreno sanitario, economico e sociale, sia sul terreno democratico». Contrarie, ovviamente, anche le opposizioni, che denunciano il tentativo di Conte di blindarsi alla poltrona. Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia reputano immotivato il prolungamento dello stato d’emergenza e auspicano che possa terminare il 31 luglio, come stabilito, proprio al fine di lanciare messaggi chiari, agli italiani e ai mercati, sul graduale ritorno alla normalità.

Ma se i partiti di maggioranza alla fine sono orientati ad assecondare Conte, anche per far durare il Governo (chi si assumerebbe la responsabilità di far cadere un esecutivo durante uno stato di emergenza?), dentro le istituzioni si percepiscono scricchiolii sempre più frequenti per ciò che attiene agli assetti politici. Il costituzionalista Sabino Cassese, considerato molto vicino al Quirinale, direttamente dalle colonne del Corriere della Sera, ha puntato il dito contro la proroga dello stato d’emergenza per coronavirus voluta da Giuseppe Conte e dal Governo. «Sono molte le ragioni per non prorogare al 31 dicembre lo stato di emergenza, dichiarato il 31 gennaio e in vigore fino al termine di luglio – ha scritto Cassese -. In primo luogo, manca il presupposto della proroga. Perché venga dichiarato o prorogato uno stato di emergenza, non basta che vi sia il timore o la previsione di un evento calamitoso. Occorre che vi sia una condizione attuale di emergenza». E ha aggiunto: «Perché prorogare lo stato di eccezione, se è possibile domani, qualora se ne verificasse la necessità, riunire il Consiglio dei ministri e provvedere? L’urgenza non vuol dire emergenza». Inoltre, secondo Cassese, la proroga dello stato d’emergenza è da evitare, anche per impedire l’accentramento di tutte le decisioni a Palazzo Chigi. «E questo – ha argomentato – non solo perché finora si sono già concentrati troppi poteri nella Presidenza del Consiglio dei ministri, o perché in ogni sistema politico una confluenza eccessiva di funzioni in un organo è pericolosa, ma anche e principalmente perché l’accentramento crea colli di bottiglia e rallenta i processi di decisione».

Anche il quotidiano torinese La Stampa, nei giorni scorsi, ha riferito di un certo imbarazzo che serpeggerebbe negli ambienti di Sergio Mattarella verso una decisione che sa tanto di forzatura costituzionale perché trasforma in regola un qualcosa di previsto come diritto eccezionale. Il Parlamento verrebbe messo ulteriormente nell’angolo, il premier manterrebbe di fatto pieni poteri e i Dpcm continuerebbero a farci compagnia su ogni materia e per ogni decisione rilevante. Facile immaginare un ulteriore deterioramento della democrazia.

D’altronde in tutta Italia attualmente sono ricoverati in terapia intensiva per Covid-19 una settantina di persone, mentre in Francia sono oltre 500. I ricoverati negli altri reparti in Italia sono meno di 900, in Francia quasi 8.000. I morti ogni giorno in Francia sono il doppio di quelli italiani. Eppure a Parigi e dintorni si è detto stop all’emergenza, che invece in Italia si vorrebbe prolungare di un altro semestre. Nel nostro Paese continuano a manifestarsi dei focolai, ben circoscritti e subito domati, tanto che in 14 regioni su venti le terapie intensive non hanno neppure un malato di Coronavirus.

Il rischio per la salute degli italiani è molto contenuto e se passasse l’idea che di fronte ad ogni minima emergenza sanitaria sia possibile dichiarare lo stato d’emergenza, ci ritroveremmo di fronte alla sistematica sopraffazione del potere esecutivo su quello legislativo, del Governo sul Parlamento. Anche l’ipotesi, ventilata in queste ore, di prorogare fino al 31 ottobre, non fino a Capodanno, lo stato d’emergenza, suscita le stesse riserve e perplessità. T

rasmette sensazione di precarietà e ansia ai cittadini italiani, frena il rilancio dell’economia, spaventa i mercati, rischia di lasciare la sovranità nelle mani di un esecutivo che peraltro è minoranza nel Paese. Una scelta da evitare, restituendo centralità al Parlamento, che di volta in volta, sulla base dell’eventuale manifestarsi di nuove preoccupazioni di natura sanitaria, potrà stabilire misure eccezionali e dichiarare in tempi rapidissimi una nuova emergenza nazionale.