Fase 2, negozi aperti da lunedì. Ma Roma frena le Regioni

Il documento dei governatori per anticipare la ripresa del commercioPalazzo Chigi dice no ma è pronto al via libera dal 18 a bar e parrucchieriDall’11 l’esame dei dati per decidere. Si potrà tornare anche a messa

Le «frontiere» tra una Regione e l’altra non saranno riaperte prima di giugno. L’orientamento del governo è emerso durante la conferenza con i governatori, che hanno chiesto di formalizzare in un documento ad hoc le nuove norme sugli spostamenti. La questione è delicatissima e i presidenti delle Regioni vogliono che sia lo Stato ad assumersi la responsabilità della libera circolazione degli italiani tra un territorio e l’altro.

Gli italiani torneranno al ristorante, ma con cautela e in vacanza, ma in Italia·

Il settore, che vale 86 miliardi, è cresciuto dal 2008: +24%, ma dopo il Covid-19 prevale la cautela

La giornata di ieri ha visto un altro scontro. I governatori, compatti, hanno messo nero su bianco la richiesta di riaprire i negozi al dettaglio già l’11 maggio, con una settimana di anticipo. «Trovo difficile giustificare la scelta del governo di aprire aziende con tremila dipendenti e tenere chiuso il negozio di borsette — ha insistito il leghista Massimiliano Fedriga —. Tra poco il disagio dei commercianti non sarà più gestibile». E Giovanni Toti, contro il governo: «Finiamola con questo tira e molla, se non ripartiamo la crisi sarà peggio del virus. Se le nostre richieste non dovessero essere accolte riterremmo lese le prerogative delle Regioni».

Ma Boccia ha detto no: «Serve prudenza. I dati del monitoraggio del ministero della Salute arriveranno a partire dall’11 maggio, bisogna aspettare le linee guida dell’Inail e gli accordi con le parti sociali per tutelare i lavoratori». Solo allora, dal 18 maggio, partiranno le riaperture anticipate su base territoriale di bar, ristoranti, parrucchieri e centri estetici.

Il Veneto vuole riaprire tutto e subito. «Il primo giugno per noi è un’era glaciale — si è arrabbiato Luca Zaia —. Parrucchieri, barbieri, bar, ristoranti e negozi non possono essere il capro espiatorio, speriamo che il buon senso faccia ripartire tutto prima del 18». I governatori vogliono riprendersi il potere di decidere le prossime tappe della «fase 2» e lo hanno scritto in un ordine del giorno che il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, ha consegnato al governo, invocando «più coraggio». Dal 18 maggio, quando scadrà il Dpcm di Conte, i presidenti delle Regioni chiedono che passi a loro la responsabilità di elaborare un calendario completo di riaperture . «Non vediamo l’ora di rendervi autonomi — è stata la replica di Boccia —. Ma lo faremo solo se i numeri dei contagi andranno nella direzione giusta». L’avviso del governo è chiaro: se la curva del contagio sale, la responsabilità ricade su chi amministra il territorio.

Intanto preme la Coldiretti per far ripartire già dall’11 maggio i 24 mila agriturismi, come ha chiesto la Conferenza delle Regioni. E premono i dentisti, che aspettano con ansia le linee guida per poter tornare in attività con tutte le garanzie di sicurezza, per i medici e per i pazienti. In Lombardia Attilio Fontana ha deciso che da oggi possono riaprire tutti gli impianti per gli sport individuali. Anche di questo settore si è parlato ieri nel confronto con le Regioni, che all’unanimità, pressate dalle federazioni, hanno chiesto la creazione di una cabina di regia nazionale per riaprire gli impianti sportivi. Il nuovo organismo decisionale coinvolgerà, oltre al premier Conte, il ministro dello Sport Vincenzo Spadafor