Fase 2, Conte: nel nuovo Dpcm i criteri di R0 e terapie intensive per decidere le chiusure

Due gli indici che saranno monitorati, secondo le indiscrezioni: appena la curva epidemica tornerà a salire, Regioni e governo prenderanno provvedimenti di contenimento

Appena la curva epidemica tornerà a salire, Regioni e governo prenderanno provvedimenti di contenimento. È questa la linea decisa a palazzo Chigi per la fase 2.

Ogni venerdì sarà misurato l’indice di contagio R0 in ogni Regione e sa.rà monitorata la capacità delle strutture sanitarie di accogliere nuovi pazienti. Un criterio che sarà applicato anche nelle settimane successive quando i cittadini – se davvero saranno allentati i divieti – si sposteranno per le vacanze in altri Comuni.

Le mascherine diventeranno obbligatorie per prendere i mezzi pubblici, a bordo degli aerei, sui treni e sui bus: in ogni caso, quando non è possibile mantenere la distanza di un metro.

Ci si potrà spostare all’interno della propria Regione di residenza e sarà sempre consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza.

L’autocertificazione — il foglio di carta con nome, cognome, indirizzo e destinazione dello spostamento — è stato uno dei temi più dibattuti da ministri e scienziati. Alla fine, poche ore prima della conferenza stampa del premier, la linea del rigore ha vinto. L’autocertificazione resta per almeno due settimane. La scelta è motivata dal timore che gli italiani percepiscano l’allentamento delle misure come il ritorno alla vita di prima, uno stato d’animo che potrebbe ripercuotersi drammaticamente sulla curva dei contagi. «È fondamentale», si è battuto il ministro della Salute, Roberto Speranza. In sostanza, però, alle tre motivazioni che consentono gli spostamenti (lavoro, salute, stato di necessità) se ne aggiunge una quarta: incontro con i congiunti. Quindi si potrà andare a casa di genitori e figli, ma non ancora organizzare cene con gli amici.

Dal 4 maggio sarà consentito soltanto incontrare i familiari stretti mentre per tutti gli altri spostamenti bisognerà continuare ad avere la giustificazione. «E se il contagio risale – è stato spiegato – bisognerà mettere nuovi divieti». «Dovremo gestire questa fase e siamo preoccupati – commenta il presidente dell’Anci Antonio Decaro – perché i cittadini si aspettano un ritorno alla normalità, sia pur graduale, anche per far ripartire l’economia».

Non sarà ancora possibile andare a messa ma si potranno celebrare i funerali con un massimo di 15 persone che dovranno però mantenere la distanza e indossare la mascherina.

Bar, ristoranti, parrucchieri ed estetisti riapriranno non prima di giugno. Via libera dal 4 maggio alla ripresa dell’attività motoria individuale e alla ripresa degli allenamenti per gli sport professionisti. Riapertura anche del comparto della ristorazione ma solo con il servizio d’asporto e del comparto manifatturiero, l’edilizia e i cantieri. Via libera anche al commercio ingrosso funzionale. Il commercio al dettaglio invece riaprirà il 18 maggio con musei, mostre e luoghi culturali non ancora chiusi.

Tra le misure allo studio del governo ci sarebbe la possibilità di entrare nei parchi pubblici, ma solo con ingressi contingentati.

Che cos’è l’indice R0?

L’indice R0, o erre-zero — come spiegato qui e qui— è il numero di persone contagiate in media da un singolo infetto. L’indice di contagiosità — così è noto l’R0 — indica il tasso di contagiosità di un virus: se questo valore è Ro=1 vuol dire che una persona ne contagia una, se il valore è Ro=2 una persona ne contagia due. Questo valore in parte dipende dalle caratteristiche biologiche del virus: il morbillo, ad esempio, è molto più contagioso del SARS-CoV-2, arrivando fino a Ro=18; l’influenza meno, e arriva a R0=1,3. L’obiettivo matematico è fare scendere il valore di R0 sotto 1: in questo modo l’epidemia «si ferma», perché il virus non riesce a procedere. Il coronavirus, secondo alcune stime, si aggira intorno a un valore R0 tra 2 e 3: in media in Cina, nell’epicentro dell’epidemia, questo l’R0 è stato calcolato a 2-2,5 (come scrive il rapporto ufficiale della missione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità). In alcune zone della Lombardia potrebbe essere stato più alto di R0=3.

Perché il dato sulle terapie intensive è così importante?

Come spiegato qui, è chiaro che il virus procede a ondate: la sua lunga incubazione fa sì che gli ingressi in terapia intensiva seguano di giorni, e a volte settimane, il momento del contagio; e che un’impennata di ricoveri possa dunque durare a lungo (lo «tsunami» di cui parlò, all’inizio della crisi, il professor Galli, proprio sul Corriere). Lo ha spiegato benissimo il biologo Enrico Bucci, sul Corriere: «Possiamo pensare a riaprire quando avremo almeno il 50% dei posti liberi in terapia intensiva. E poi bisogna migliorare la sorveglianza, fare screening alle categorie esposte, individuare i focolai con sistemi tracciamento».