Famiglie divise, autoritarismi e contagi. Cronache dalle quarantene per il coronavirus

Un disabile morto abbandonato. I cittadini di Wuhan allo stremo

La quarantena nella regione dello Hubei ha raggiunto un numero di persone coinvolte mai neanche immaginato nella storia: 56 milioni di cittadini, come se quasi l’intera popolazione italiana fosse costretta a rimanere in casa, e le uscite quotidiane sono limitate, per il cibo e i generi di prima necessità. A Wuhan la gente è chiusa in casa da una decina di giorni. Il resto del mondo ringrazia la Cina per gli sforzi nel contenimento del virus, Pechino mostra le immagini di propaganda del “nuovo ospedale costruito in tempo record” – nient’altro che un’area di prefabbricati e bagni biologici dove ospitare i contagiati che nonostante il contenimento continuano ad aumentare. I racconti fatti dai cittadini di Wuhan ai media, e i video che circolano da giorni online, dimostrano che la versione di chi sta vivendo la crisi non è così coerente con l’immagine propagandata da Pechino. In un paese in cui i diritti umani vengono sistematicamente violati, soprattutto in nome della collettività, l’allarme pandemia può giustificare qualunque cosa. La quarantena funziona con certezza sui piccoli numeri, ma l’isolamento di un territorio così vasto non è stato mai tentato e non sappiamo quali saranno le conseguenze, soprattutto psicologiche, per gli abitanti della regione dello Hubei.

La paura della malattia, le scuole e gli esercizi pubblici chiusi, e soprattutto le famiglie divise. Ieri la Bbc raccontava la storia di Yan Cheng, disabile di 16 anni, trovato morto una settimana dopo che suo padre e suo fratello erano stati portati in quarantena. Secondo il China Daily due funzionari del partito comunista locale sono stati rimossi dall’incarico per non aver provveduto alla sua assistenza. Ci sono notizie non confermate di suicidi, legati allo stress ma anche di persone ammalate che non vogliono contagiare i familiari. Per via della gestione speciale del contagio, le autorità possono obbligare i cittadini alla quarantena in ospedale o nelle strutture preposte: online circolano vari video di uomini con la tuta bianca che portano via le persone trovate con un’alterazione della temperatura oppure segnalate dai vicini. Per gli abitanti di Wuhan che sono riusciti a uscire dalla città le cose non vanno meglio: il New York Times ha raccolto la testimonianza dello studente Harmo Tang, di Wuhan, che studia a Nanchino ma di cui le autorità avevano perso le tracce per 5 giorni. Quando è stato trovato, è stato trasferito in un hotel adibito alla quarantena, il suo appartamento è stato sigillato e lui è controllato quattro volte al giorno. Nell’hotel vengono alloggiati tutti i cittadini di Wuhan, che siano contagiati oppure no.

Nel tentativo di fermare il diffondersi del coronavirus Pechino sta mettendo in campo i metodi autoritari che conosce bene, mentre a Wuhan la situazione continua a peggiorare. Secondo i media, anche locali, l’attesa per farsi visitare negli ospedali è insostenibile – e più aumenta l’attesa, tra persone ammalate, e più aumenta il rischio di esposizione al virus. “Le autorità cinesi a Wuhan hanno un compito arduo: devono distinguere i casi di nuovo coronavirus tra decine di migliaia di persone che soffrono di malattie respiratorie”, scriveva ieri il Financial Times. I test per il nuovo coronavirus richiedono parecchie ore, e non sempre sono attendibili al primo tentativo. La gente che risulta negativa ai test, a Wuhan, viene rimandata a casa. In quarantena forzata a casa. Chris Buckley del New York Times, che sin dall’inizio fotografa sui social network la vita quotidiana a Wuhan, spiega che i la distribuzione funziona ancora, soprattutto per trasportare il cibo nei supermercati. E il cibo è il vero problema, perché mentre tutta l’area della Cina centrorientale si ferma, per le autorità di Pechino è sempre più difficile assicurare il rifornimento della zona. Quanto ancora durerà? E’ quello che si chiedono tutti.