Essere giovani o vecchi non c’entra. A incidere sull’identikit di chi vìola le regole anti Covid sono i soldi e la solidarietà

Cosa motiva le persone a violare le indicazioni e le regole che dovrebbero servire a contenere l’attuale pandemia di Covid-19? Non l’età. Uno studio riportato da Scientific American

Cosa motiva le persone a violare le indicazioni e le regole che dovrebbero servire a contenere l’attuale pandemia di Covid-19? Un interessantissimo studio, riportato da Scientific American, prova a dare qualche risposta analizzando le interviste fatte in merito a oltre 60 mila persone che abitano in 30 diverse nazioni, in un lavoro che ha coinvolto decine di scienziati. (segue nell’inserto IV)
La prima variabile che sembra controllare questa risposta di avversione alle misure di contenimento non farmacologiche sembra essere una paura che per molti è più grande di quella del virus: quella di forti perdite economiche o di un futuro economico incerto. In tutto il mondo, secondo lo studio, le persone sono motivate più dal proprio portafoglio che dalla propria salute; il che, concludono gli autori di questa particolare analisi, sembra indicare che per migliorare l’adesione alle misure di protezione della salute bisogna probabilmente fare riferimento al danno economico che la propagazione del virus o la mancata osservanza delle regole comporta.

Non è ovviamente un compito semplice, perché il danno economico da pandemia è meno visibile proprio quando le misure sono rispettate; ma è un obiettivo comunicativo interessante su cui riflettere.

Gli autori dello studio hanno anche confermato una ipotesi abbastanza diffusa, cioè che l’orientamento politico sia in grado di predire l’adesione alle misure di contenimento. Non inaspettatamente, per esempio, negli Stati Uniti i conservatori minimizzano maggiormente i rischi del virus e di conseguenza si oppongono di più all’uso delle mascherine facciali (viste come un simbolo rivelatore del timore per il virus), in linea con la narrativa e l’immagine difesa dall’ex presidente Trump. La leadership, come atteso, ha una forte ascendenza in quel paese e per quella fascia di persone; ma anche in altri paesi la situazione non sembra molto diversa, e in paesi che stanno attraversando ormai la seconda o la terza ondata ci sono persone che protestano contro le restrizioni ai propri comportamenti e ai propri movimenti. La polarizzazione politica del tema Covid-19 è quindi risultata prevedibilmente predittiva dei comportamenti e dell’osservanza delle norme.
Un ulteriore, importante risultato dello studio è la dimostrazione che, almeno nell’ampio campione considerato, l’età non è un predittore dell’attitudine a non rispettare le regole. Questo punto è particolarmente utile a smontare la retorica che in molti paesi, particolarmente in Europa, ha cercato di colpevolizzare gli assembramenti e i cattivi comportamenti dei giovani come responsabili dell’innesco della seconda ondata, fino ad arrivare a identificare le stesse scuole come pericolose per un’innata tendenza dei giovani a non rispettare le misure di sicurezza. I dati di questo ultimo studio sono peraltro in linea con i dati che indicano che gli assembramenti più o meno sconsiderati di giovani sono una minoranza delle occasioni in cui si sono generati nuovi focolai (anche se ovviamente non sono mancati esempi). Peraltro, come sottolineato dai dati ottenuti dallo studio appena presentato, i giovani sono quelli che al momento percepiscono e riferiscono di un impatto molto maggiore, anche dal punto di vista economico, sia della pandemia sia delle misure di contenimento; di conseguenza, sarebbe opportuno che, anziché generare una comunicazione delle misure di aiuto rivolte indistintamente a tutte la popolazione, si “parlasse in modo diverso” alle diverse fasce di età, affiancando strumenti di ristoro diversi destinati a classi di età diverse.

Un altro punto che conferma quanto si potrebbe pensare circa l’osservanza delle misure di contenimento, ma che è interessante perché verificato su un campione così ampio ed eterogeneo, è la correlazione fra fiducia nel governo (preesistente alla pandemia) e volontà di seguire le indicazioni date. Il grado con cui si è disponibili a seguire le indicazioni in tema di Covid-19 però, secondo i dati raccolti, dipende da quanto le persone sentono di aiutare gli altri – anche economicamente – a superare il problema e, di converso, la volontà di violare le norme dipende da quanto le persone si sentono colpite dalla crisi (in maniera diseguale dagli altri) e prive di potere nelle loro rispettive società. A questo risultato dello studio direi che si può aggiungere il dato preesistente che le persone che si sentono ai margini della società – di destra o di sinistra – elaborano giustificazioni per i propri comportamenti “devianti” rispetto a quanto suggerito loro, giustificazioni che in generale sono utili a mitigare possibili giudizi negativi agli occhi propri e degli altri; per semplificare, queste persone agiscono da ribelli perché trovano in ciò una gratificazione che è in grado di superare il proprio (percepito o reale) stato di “inferiorità sociale”.

Quanto si sia in grado di trasformare “l’eroismo ribelle” in “eroismo solidale” è quindi fondamentale ai fini dell’osservanza delle norme di contenimento.
Ciò che vale per le norme di contenimento non farmacologico, vorrei aggiungere, vale e varrà ancora di più nel convincere le persone a vaccinarsi; e se non vi sarà una corretta comunicazione prima dell’inizio delle vaccinazioni, io credo che assisteremo a uno dei più grandi fallimenti della storia della medicina moderna, a fronte degli innegabili successi raggiunti sin qui grazie alla ricerca clinica