“Enzo Bianchi via da Bose entro una settimana”

Decreto del delegato vaticano: il fondatore della Comunità nel biellese dovrà trasferirsi a Cellole di San Gimignano. L’antica canonica in Toscana perde ogni connotazione monastica e viene ceduta in comodato all’ex priore

Entro il 16 febbraio dovrà lasciare la Comunità monastica che ha fondato nel biellese 56 anni fa. Non si è ricomposta dunque la frattura tra Enzo Bianchi e i confratelli di Bose. E ora un decreto del delegato pontificio, padre Amedeo Cencini, concede all’ex priore non più di una settimana per trasferirsi a Cellole di San Gimignano, provincia di Siena e diocesi di Volterra. Andrà ad abitare in un’antica canonica diventata nel 2013 sede toscana della stessa Bose. Però, per mantenere fede al precedente decreto pontificio che imponeva l’uscita dalla Comunità, Cellole perde ogni connotazione monastica, e viene ceduta in comodato a Enzo Bianchi che sarà accompagnato da alcuni confratelli. Nella disposizione Cencini scrive che Bianchi ha «già dato il suo assenso al riguardo».

Un provvedimento duro, dunque, ma, per la Segreteria di Stato vaticana inevitabile, appurata la pesante e non più componibile spaccatura all’interno della Comunità tra il fondatore, con alcuni fedelissimi, e gli altri ottanta monaci.

In una nota di Bose si legge che «dal giugno dello scorso anno, la Comunità ha atteso invano che fr. Enzo Bianchi obbedisse al Decreto singolare del 13 maggio, approvato in forma specifica da papa Francesco che, per il bene della Comunità, disponeva tra gli altri provvedimenti anche il suo allontanamento a tempo indeterminato da Bose e dalle sue Fraternità». In questi «lunghi mesi il Delegato Pontificio p. Amedeo Cencini ha operato non pochi tentativi volti a rendere più agevole a Fr. Enzo Bianchi l’esecuzione del suddetto Decreto, agendo secondo la pazienza insegnata dal Vangelo, in forza del mandato ricevuto dalla Santa Sede, nel rispetto della giustizia e, soprattutto, della sofferenza di tutte le persone coinvolte». Siccome tra le motivazioni «addotte da fr. Enzo Bianchi per sottrarsi alla fattiva esecuzione del Decreto e spiegare il suo restare a Bose, nei medesimi locali da lui abitati da oltre un decennio, vi era l’indisponibilità a recarsi in un altro monastero e l’asserita impossibilità a trovare un altro luogo adeguato, la Comunità ha acconsentito alla richiesta suggerita dal Delegato pontificio di rinunciare alla propria Fraternità di Cellole», richiamando a Bose o in altre sue «Fraternità i fratelli fino ad oggi presenti a Cellole e cedendo in comodato d’uso quegli immobili, così che fr. Enzo vi si possa trasferire prima dell’inizio della Quaresima, accompagnato da alcuni membri professi che – nella condizione canonica di extra domum ed esonerati dal divieto, disposto dal Decreto singolare, di intrattenere rapporti con fr. Enzo – possano rendere sostenibile la sua permanenza in quel luogo, scorporato ormai “da Bose e dalle sue Fraternità”».

Una decisione «per noi ardua e carica di sofferenza, ma purtroppo non ulteriormente procrastinabile».