Ema Leaks e propaganda russo-cinese contro il vaccino Pfizer

Gli attacchi hacker all'Ema, la diffusione di fake-news da parte di esponenti del regime cinese e dell'account del vaccino russo Sputnik V. Minare la credibilità del vaccino, di chi lo produce e di chi l'ha autorizzato indebolisce l'Europa e allontana l'uscita dall'emergenza. E’ possibile che queste operazioni facciano parte di una sorta di guerra geopolitica dei vaccini. Non è forse un caso se sempre in questi giorni la portavoce del ministero degli Esteri cinese su Twitter rilanci pseudonotizie di persone che sarebbero morte in Germania in seguito al vaccino Pfizer, con l’evidente scopo di diffondere paura. Allo stesso modo dalla Russia, sempre su Twitter, l’account ufficiale di “Sputnik V”, il vaccino del fondo sovrano russo, rilancia notizie allarmanti sulla pericolosità del vaccino Pfizer e – in una strana alleanza anti occidentale – articoli del Global Times, il giornale del Partito comunista cinese, che chiedono di “sospendere il vaccino a mRna di Pzifer” dopo “le morti in Norvegia”. Il riferimento è a una notizia che si è sgonfiata in breve tempo.

Dopo l’entusiasmo iniziale per la sperimentazione e approvazione in tempi record, inimmaginabili un anno fa, negli ultimi giorni il vaccino contro il Covid Pfizer-BioNTech è sotto attacco su numerosi fronti. Lo scorso 9 dicembre l’Agenzia europea per i medicinali (Ema) aveva dichiarato in un comunicato di essere stata vittima di un attacco informatico, che aveva come obiettivo il dossier per l’autorizzazione del vaccino Pfizer. Questi documenti riservati, realmente trafugati dai server dell’agenzia europea e diffusi nel dark web, sono stati pubblicati nei giorni scorsi da alcune trasmissioni e testate giornalistiche come Report in Italia e le Monde in Francia. Rispetto al materiale consultato, che include anche scambi di e-mail interne, i giornalisti hanno sollevato due principali criticità. La prima riguarda la pressione politica che la Commissione europea e gli stati membri avrebbero esercitato sull’Ema affinché approvasse il vaccino nel minor tempo possibile.

La seconda, invece, riguarda alcune e-mail interne, risalenti al mese di novembre, dalle quali emerge che l’Ema aveva sollevato dei problemi su alcuni lotti del vaccino che avevano una qualità inferiore a quelli usati nella sperimentazione clinica. In particolare i tecnici avrebbero rilevato “differenze nel livello di integrità dell’mRna”: mentre le dosi usate nei trial avevano tra il 69% e l’81% di Rna “intatto”, questa percentuale scendeva al 59% nelle dosi destinate all’immissione in commercio. Questa discrepanza nella qualità del prodotto sollevava, quindi, incertezze sia sull’efficacia sia sulla sicurezza del vaccino.

Si tratta in realtà di due non-notizie. Le pressioni politiche sull’Ema per un’autorizzazione rapida erano note perché sono avvenute un po’ alla luce del sole, ma proprio le obiezioni sollevate dall’Agenzia durante la revisione sulla qualità dei lotti mostrano che i controlli ci sono stati e anche approfonditi. Neppure quella sulla differenza di integrità dell’Rna è una vera notizia. Non solo perché, come ribadito dall’Ema, Pfizer è stata poi capace di risolvere il problema raggiungendo un livello di integrità paragonabile a quello dei trial (75%), ma anche perché questi aspetti erano stati resi noti nell’assessment report pubblicato il 21 dicembre, in cui è riportato che il processo di produzione su vasta scala ha progressivamente raggiunto livelli di integrità analoghi a quelli del processo di produzione dei lotti usati nei test clinici. C’è poi una questione di metodo sull’utilizzo di questo materiale. Quanto è autentico? Secondo quanto dichiarato dall’Ema, sebbene quegli argomenti siano stati affrontati, parte delle e-mail diffuse dagli hacker “è stata manipolata in un modo che potrebbe minare la fiducia nei vaccini”. Dal canto suo la Commissione risponde che “non ha mai esercitato una pressione politica sulla valutazione dell’efficacia e sicurezza del vaccino. Abbiamo sempre detto che la rapidità è importante, ma questa rapidità non può avvenire a detrimento della sicurezza e dell’efficacia del vaccino”.

E’ possibile che queste operazioni facciano parte di una sorta di guerra geopolitica dei vaccini. Non è forse un caso se sempre in questi giorni la portavoce del ministero degli Esteri cinese su Twitter rilanci pseudonotizie di persone che sarebbero morte in Germania in seguito al vaccino Pfizer, con l’evidente scopo di diffondere paura. Allo stesso modo dalla Russia, sempre su Twitter, l’account ufficiale di “Sputnik V”, il vaccino del fondo sovrano russo, rilancia notizie allarmanti sulla pericolosità del vaccino Pfizer e – in una strana alleanza anti occidentale – articoli del Global Times, il giornale del Partito comunista cinese, che chiedono di “sospendere il vaccino a mRna di Pzifer” dopo “le morti in Norvegia”. Il riferimento è a una notizia che si è sgonfiata in breve tempo. Nei giorni scorsi , nella sua normale attività di farmacovigilanza, l’agenzia del farmaco norvegese aveva registrato il decesso di 23 persone, anziane e in condizioni di salute precarie, dopo che erano state vaccinate. Le autorità sanitarie hanno cercato di capire se i decessi fossero per cause naturali (ogni giorno in Norvegia 45 persone muoiono nelle Rsa) oppure dovute al vaccino. E sono giunte alla conclusione che non c’è alcun collegamento diretto tra le vaccinazioni e quelle morti.

A ciò si aggiungono le polemiche per il taglio delle forniture in Europa annunciato dalla Pfizer, dovute all’adeguamento delle linee e dei processi produttivi nello stabilimento di Puurs in Belgio per poter aumentare la produzione di vaccini. In questo caso è stato diffuso il sospetto infondato, alimentato anche dal commissario Domenico Arcuri, che dietro ai ritardi nelle consegne ci sia l’intenzione da parte di Pfizer di favorire paesi extraeuropei disposti a pagare di più. Minare la credibilità del vaccino, di chi lo produce e di chi l’ha autorizzato non fa bene a nessuno e allontana l’uscita dall’emergenza.