Elezioni Usa 2020, Biden avanti, parla alla nazione. Ma Trump non ci sta: via ai ricorsi

Il presidente gioca d’anticipo: «Vogliono rubarci i voti» . Lo sfidante: «È il popolo che decide, vinciamo noi»

Joe Biden fa un passo in più verso la Casa Bianca. Secondo le proiezioni di Ap e di Cnn il candidato democratico ha vinto in Wisconsin e in Michigan, raggiungendo la soglia di 253 grandi elettori, avvicinandosi alla maggioranza, al numero magico di 270 che porta alla presidenza. A questo punto però Biden deve ancora conquistare solo Nevada e Arizona, dove è in testa con il conteggio quasi alla fine.

Nel primo pomeriggio l’ex numero due di Obama si è presentato, a Wilmington, insieme con la vice Kamala Harris: «Non siamo qui per dire che abbiamo vinto, ma siamo convinti che quando sarà finita la conta, la nostra vittoria risulterà chiara. Adesso abbiamo bisogno di tornare tutti insieme e affrontare l’emergenza. Ho corso come candidato democratico, ma governerò come presidente di tutti gli americani». È un messaggio completamente diverso da quello di Donald Trump, alle 2,30 ancora in piena notte elettorale si era autoproclamato il vincitore, con un discorso trionfante nella East Wing della Casa Bianca, davanti a un’audience di fedelissimi. Sei Stati non hanno ancora completato il conteggio, alcuni, come la Pennsylvania, sono sommersi dal voto per corrispondenza.

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Probabilmente oggi potrebbero arrivare i risultati ufficiali di Michigan e Nevada. La Pennsylvania conterà fino a venerdì 6 novembre. Nessuna previsione certa per Arizona, Georgia e North Carolina. In ogni caso Trump è ancora in corsa: ma a questo punto deve sorpassare Biden in Nevada e Arizona e conquistare Georgia, North Carolina e Pennsylvania dove è in vantaggio. Il presidente, però, non ha intenzione di aspettare la fine delle operazioni. L’altra notte, dopo aver trasformato i risultati chiave da parziali a definitivi e in suo favore, ha annunciato: «Vogliono rubarci i nostri voti. È una grande frode per l’America, è molto triste; ma noi non lo consentiremo. I democratici hanno perso le elezioni e allora sono pronti a ricorrere ai tribunali. Ve l’avevo detto. Ma le elezioni sono finite. Nessuno Stato può continuare a contare i voti di corrispondenza spediti dopo l’election day. Chiederò alla Corte Suprema di bloccare il conteggio n tutti gli Stati» .

Una dichiarazione senza precedenti, fondata, in ogni caso, su un concetto sbagliato. Tutti gli Stati in bilico stanno verificando schede inviate dagli elettori prima e non dopo il 3 novembre. Una possibilità prevista dalle leggi e mai contestata. Anzi, proprio la Corte Suprema, il 28 ottobre, aveva autorizzato la Pennsylvania a proseguire la conta fino al 6 novembre, prendendo in considerazione solo i «ballot» arrivati entro il giorno delle elezioni.

Ieri mattina gli avvocati di Trump hanno sì aperto l’annunciata battaglia legale. In Pennsylvania hanno chiesto, di bloccare il conteggio «per mancanza di trasparenza». In Michigan hanno chiesto al tribunale statale di avere accesso a «diversi seggi per poter verificare le schede già aperte e catalogate». In parallelo Bill Stepien, responsabile della campagna elettorale trumpiana, ha fatto sapere che verranno intraprese «azioni legali» anche in Wisconsin, «dove si sono registrate irregolarità in diverse contee». E poi ha rivendicato la «vittoria» in Pennsylvania. Durissima la reazione del campo di Biden. Il capo della campagna, Jen O’ Malley Dillon, ha fatto sapere: «La posizione di Trump è scandalosa, scorretta, senza precedenti. Se il presidente andrà avanti con la minaccia di chiamare in causa la Corte Suprema, noi siamo pronti a contrastarlo con i nostri team legali. Il suo tentativo fallirà».

Lo scenario di una guerriglia giudiziaria scatenata da Trump era stato largamente previsto prima delle elezioni. Lo stesso presidente, su Twitter, nei comizi e nei discorsi ufficiali, aveva anticipato questa possibilità. Anzi era una delle ragioni per accelerare i tempi della nomina e della conferma di Amy Coney Barrett alla Corte Suprema. A questo punto nel massimo organo giudiziario c’è una solida maggioranza conservatrice: 6 togati contro 3. L’impressione è che il percorso giudiziario durerà diversi giorni, se non settimane. E non è scontato che la Corte si pronunci a favore di Trump.

L’opinione pubblica assiste sconcertata allo stallo, causato anche da una macchina burocratica farraginosa e da un groviglio di regole che varia da Stato a Stato.