Effetto scuola sui contagi: “Triplicati i positivi tra i ragazzi”

A luglio erano il 5,6 del totale, ieri il 15%. Braccio di ferro tra Cts e ministero sui tamponi salivari. Vaia dello Spallanzani: “Utili per lo screening negli istituti”

Il 14 settembre, giorno di apertura delle scuole nella maggior parte delle regioni italiane, i nuovi casi di positività al coronavirus furono 1.008. Era lunedì e come sempre i numeri erano un po’ bassi perché di domenica si analizzano da sempre meno tamponi, comunque la media di quel periodo era di 1.400 casi quotidiani.
Ieri, 24 giorni dopo, i contagi sono saliti a 4.458. Gli esperti studiano i numeri ma anche nel Cts ormai c’è qualcuno che ha una spiegazione: l’aumento è anche l’effetto della partenza dell’anno scolastico e non è un caso che molto spesso i positivi siano asintomatici o con pochi sintomi. Il coronavirus provoca danni seri ai giovani molto raramente. «In questo momento l’epidemia legata alle scuole non riguarda solo gli studenti ma anche tutto ciò che gira intorno, dal traffico, ai mezzi pubblici, ai genitori che si ritrovano fuori da scuola – spiega Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive – L’epidemia si muove all’interno delle famiglie, il singolo caso di un bambino ne genera quattro o cinque tra i parenti».

Le classi chiuse per quarantena sarebbero in tutto 1.231 secondo la rilevazione dello studente di Economia a Torino Lorenzo Ruffino, che stima anche 231 scuole chiuse. Questi numeri non dicono tutto dell’effetto dell’apertura sui numeri che è generato anche da tutto quello che si muove intorno agli studenti. Comunque in alcune regioni si inizia a vedere una crescita del numero di giovani contagiati. Ieri in Emilia e in Toscana sono stati il 20% del totale dei nuovi casi. Stesso dato per l’area metropolitana di Milano, mentre in tutta la Lombardia sono stati il 15%. La stessa percentuale l’ha diffusa l’Istituto superiore di sanità nell’analisi dei casi degli ultimi 30 giorni. Fino a luglio lo stesso dato era fermo al 5,6%.
Ritiene che a far crescere i casi siano la trasmissione intra familiari magari avviata degli studenti è Demicheli epidemiologo e direttore sanitario dell’Ats di Milano. «Del resto sono questo tipo di contagi sono l’80% in Italia, visto che i rientri dall’estero sono pochi così come gli screening. E se hai un bambino di 5 anni in quarantena come fai a garantire che non entri in contatto con i genitori. È impossibile».

Per tenere meglio sotto controllo la situazione nelle scuole nel governo, a partire dalla ministra all’Istruzione Lucia Azzolina, si chiede di fare i test salivari negli istituti. Al ministero alla Salute pensano che siano utili soprattutto per i bambini più piccoli, perché meno invasivi dei tamponi rapidi. L’unica Regione ad utilizzare i salivari è il Lazio. Il direttore sanitario dello Spallanzani di Roma Enzo Vaia spiega.«Questi esami sono utili se devi controllare, dopo che si è scoperto un caso, una scuola intera. A chi risulta positivo facciamo poi il tampone». Anche il Comitato tecnico scientifico, Cts,  e poi il ministero in una circolare, il 29 settembre, hanno sottolineato che i salivari possono funzionare negli screening ma, richiedendo ancora il laboratorio per l’analisi, sono meno veloci dei test rapidi fatti con il tampone (che invece danno il risultato subito dopo il prelievo).

I salivari con risposta immediata non sono ancora validati «Adesso dal prelievo salivare alla risposta ci vogliono 12 ore – dice Vaia – La svolta arriverà quando avremo i salivari rapidi. Credo che ci vogliano più o meno 15-20 giorni prima che siano disponibili. Quel tipo di esame è utilissimo per i più giovani».
Intanto l’Italia fa scorta di tamponi rapidi, il commissario straorinario Domenico Arcuri ne ha ordinati 5 milioni, che come ha spiegato il premier Giuseppe Conte verranno anche dati ai medici di famiglia.