Ecologismo come religione, il nuovo culto mondialista

Da non confondere con il vecchio ambientalismo (di stampo conservatore), l'ecologismo, nato dal fallimento del progressismo, propone una svolta antropologica in cui l'uomo si auto-annienta a favore del pianeta. Ora sta cogliendo l'opportunità della pandemia per imporre il suo "Great Reset". Intervista a Guido Vignelli, autore di Da Dio al bio. L'ecologismo come religione del Nuovo Ordine Mondiale

Fino a ieri la cultura progressista lottava per i lavoratori e i poveri. Ora nella categoria degli oppressi ci sono finiti gli immigrati, i gay, le piante, gli animali e pure i ghiacciai. Per gli aperturisti di tutti i porti d’Italia i nemici da combattere sono i populisti/nazionalisti, per i gay sono gli eterofissisti e gli eterofissati e per gli ambientalisti il nemico pubblico e privato numero uno è l’uomo. Ma dato che felci e paguri non possono né marciare, né imbracciare armi o ricorrere al Tribunale internazionale dell’Aia, ecco che alcuni illuminati, a volte dotati anche di treccine, prendono le loro difese affinchè l’uomo si sottometta ai panda e ai ghiacciai.

Questa involuzione artificiale della dignità umana, voluta per sostituirla con una dignità ferina, se non vegetale o minerale, e questa evoluzione dell’ideologia green sono ben descritte nel saggio Da Dio al bio. L’ecologismo come religione del Nuovo Ordine Mondiale (Maniero del Mirto, pp. 210) scritto dal saggista Guido Vignelli.

Dottore, che differenza c’è tra il vecchio ambientalismo e il nuovo ecologismo?

Il vecchio ambientalismo era una difesa della natura e delle attività umane primarie (agricoltura, allevamento, pesca, artigianato) dalla invadenza della vita urbanizzazione e della industrializzazione, difesa che a lungo è stata fatta da ambienti conservatori e reazionari, derisi e ostacolati da quelli progressisti. Ma quando le moderne promesse di pace, sicurezza e ricchezza si sono rivelate deludenti, molti movimenti rivoluzionari hanno rovesciato la loro prospettiva progressista in quella regressista, passando dal marxismo all’ecologismo, dall’antropo-centrismo al cosmo-centrismo. Avendo fallito nel tentativo di costruire una nuova civiltà, oggi quei movimenti ripiegano nel “decostruire” la residua civiltà cristiana al fine di sostituirla con un’anti-civiltà tribale, come il prof. Plinio Corrêa de Oliveira aveva denunciato fin dal 1977. La rivoluzione antropologica in corso sta tentando di abbattere l’ultima disuguaglianza rimasta nella gerarchia del creato: la signoria dell’uomo sugli altri esseri viventi. L’ecologismo radicale non mira tanto a salvare la natura dall’uomo, quanto ad asservire l’uomo alla natura, a degradare l’umanità al livello istintuale, selvatico, animalesco. In questo modo, si vuole ricuperare le origini gnostiche (ossia irrazionali) della Rivoluzione anticristiana, presentandosi come fautori di una pseudo-religione dedita al culto della Natura.

C’è un nesso tra l’ecologismo, il “Great Reset” e l’epidemia oggi dilagante?

La rivoluzione ecologica fu occultamente prevista fin dall’inizio del XX secolo dalla setta para-massonica nota come Sinarchia; poi fu apertamente programmata da convegni dell’ONU e dell’Unesco; poi è stata progettata da influenti circoli culturali, politici ed economici “globalisti”, per bocca di personalità come Edgar Morin, Michel Serres, Jacques Attali, George Soros, Klaus Schwab. Oggi quella rivoluzione è ufficialmente imposta sotto la forma del Great Reset (“grande azzeramento”) promosso dal World Economic Forum di Davos. Le recenti vicende confermano l’abilità dei capi rivoluzionari nell’approfittarsi delle vantaggiose occasioni offerte da avvenimenti devastanti (crisi economiche, carestie, guerre, epidemie) che suscitano paure e reclamano interventi totalitari. Ad esempio, Klaus Schwab ha ammesso che la crisi sanitaria prodotta dal virus cinese costituisce “una decisiva occasione per sistemare le cose” (intervista ad Euronews, 19-11-2020). L’imminente crollo economico, e ancor più psicologico, prodotto sia dall’epidemia che dalle inutili e assurde restrizioni imposte dai governi alla società, permetteranno forse al globalismo di ridurre alla impotenza quella classe media e quegli ambienti conservatori capaci di opporsi alla “svolta ecologica”.

Può illustrarci i possibili sviluppi dell’attuale crisi previsti alla fine del suo libro?

Siamo a un bivio decisivo tra due possibili sviluppi: o la setta ecologista riuscirà a sottomettere completamente quel che resta della libera società civile, prima che questa possa reagire alla offensiva globalista; oppure la società civile riuscirà a sconfiggere questa offensiva, prima che la setta ecologista possa ridurla alla miseria e al silenzio. Le recenti reazioni popolari alla offensiva ecologista espresse dalla classe media conservatrice e produttiva fanno sperare che la società civile non sia disposta ad arrendersi senza combattere.

E’ credibile l’ecologia in salsa cattolica oggi propostaci?

Sull’onda della nuova “teologia della liberazione” latino-americana, oggi la Gerarchia ecclesiastica tenta di adattarsi alla moda culturale inventandosi una “ecologia integrale”, ossia un’ideologia capace di conciliare primitivismo e pauperismo col mantenimento delle “conquiste sociali” della civiltà del benessere. Gli stessi documenti di papa Francesco (Laudato si’ e Fratelli tutti) oscillano ambiguamente tra il “rosso” della prospettiva socialista e il “verde” di quella ecologista; ma questa posizione equilibrista non convince nella teoria e non funziona nella pratica. In realtà, la sicurezza sociale e la protezione sindacale finora garantite ai lavoratori furono preparate proprio da quella civiltà cristiana (o cristianità) oggi rifiutata dalla Gerarchia ecclesiastica come “integrista”. La soluzione sta nell’opporsi all’idolatria ecologista riaffermando la teologia della Creazione e il concetto di ordine naturale creato, al fine di ricuperare la prospettiva del vero ambientalismo, inteso come restaurazione sia della decaduta natura secondo il progetto divino, sia della sovvertita società umana secondo il diritto cristiano e la dottrina sociale della Chiesa.