Ecco quando e come il Covid19 potrebbe sparire

A quasi sei mesi dalla sua prima apparizione in Cina, il nuovo Coronavirus rappresenta ancora un enigma irrisolto. Sono tante le zone d’ombra presenti, tante le domande alle quali i medici non sanno dare risposta e tanti i dubbi sul meccanismo di contagio. Se queste sono le premesse, se nessuno conosce le origini del “demone” – che ha prima messo in ginocchio il Dragone cinese, poi, uno a uno, tutti gli altri Paesi del mondo – figuriamoci se in giro esiste uno scienziato capace di prevedere con assoluta certezza quando (e se) finirà la pandemia di Covid-19.

C’è chi ha sostenuto fin sa subito che il virus sarebbe sparito con il primo caldo estivo, chi è certo di una seconda (o terza) ondataautunnale, chi pensa che trascorreremo i nostri prossimi anni in un saliscendi di aperture e lockdown e chi, ancora, vede l’unica soluzione in un ipotetico vaccino.

In mezzo a mille incertezze possiamo affidarci al passato e ripercorrere gli step di un precedente epidemiologico molto simile all’attuale  Coronavirus.  D’altronde, seppur la sua apparizione risalga a 130 anni fa, ci stiamo riferendo a un altro Coronavirus. Un agente patogeno, dunque, che appartiene a una famiglia di virus molto numerosa, che comprende sia Covid-19 che il comune raffreddore. Ma andiamo con ordine.

Un tuffo nel passato: l’influenza russa

Come sottolinea il Corriere della Sera, agli inizi del ‘900, ci sono due differenti posizioni inerenti all’ epidemiologia, cioè quella branca dell’igiene che si occupa delle modalità di diffusione e di frequenza delle malattie in relazione a varie condizioni ambientali (e non solo).

Da una parte il medico inglese William Heaton Hamer del Royal College riteneva che le epidemie seguissero una sorta di schema ciclico. Non solo: mr Hamer aveva intuito che esisteva una soglia di “contagiabili” superata la quale un episodio epidemico poteva esplodere con tutta la sua irruenza. Dal suo punto di vista, per bloccare il contagio era necessario congelare ogni contatto tra persone. Lo scozzese John Brownlee pensava invece che le curve epidemiologiche dipendessero daspecifiche condizioni del germe, unite a un certo grado di infettività, lo stesso che renderebbe il virus aggressivo in certe fasi e sgonfio in altre.

Facciamo un passo ancora indietro e torniamo a cavallo tra il 1890 e il 1889. In quel periodo scoppia una pandemia che durerà fino al 1995. Il suo nome? Influenza russa. Da dove arriva? Probabilmente dal bestiame: è un classico episodio di zoonosi. Alcuni studiosi l’hanno ricondotta, per molto tempo, a vari sottotipi dell’influenza S (H2N2 o H3N8), altri, invece, la considerano un coronavirus a parte, l’HCoV-OC43.

Le analogie con il Covid-19

Secondo vari esperti, l’influenza russa sarebbe stata la prima pandemia da coronavirus. L’HCoV-OC43 scoppiò nel maggio del 1989 a Bukhara, una città dell’Uzbekistan, prima di approdare a San Pietroburgo, in Russia, tra ottobre e novembre. Da qui il germe continuò la sua corsa verso l’Europa e l’America.

Tante sono le analogie con Covid-19. Intanto la cadenza delle ondate, con 5 settimane necessarie tra il paziente 1 e il cosiddetto “picco”. Quindi il politropismo virale, che coinvolge un po’ tutto l’organismo degli infetti (sistema nervoso compreso), la maggioranza di vittime anziane (la “spagnola” colpirà, al contrario, i giovani di età compresa tra i 18 e i 30 anni) e gli ospedali sotto pressione nelle fasi più critiche. Come se non bastasse, la zoonosi che sembrerebbe aver originato tanto l’influenza russa quanto il nuovo coronavirus potrebbe essere non dissimile: “colpa” del bestiame nel primo caso, di un pipistrello (resta il beneficio del dubbio) nel secondo.

Al netto delle similitudini, studiando l’influenza russa, è possibile ricavare una proiezione virologica-epidemiologica sul futuro di Sars-CoV-2. Basti pensare che oggi HcoV-OC43 si è trasformato in un innocuo virus del raffreddore che, certo, provocherà ancora danni a varie categorie di persone (dagli anziani con patologie pregresse agli immunodepressi) ma non falcidierà più l’intera popolazione come nel passato.

Detto altrimenti, il nuovo coronavirus potrebbe evolversi, perdere sempre più potenza e riapparire ciclicamente fino al 2025.  Proprio come l’influenza russa. Restano tuttavia vive altre ipotesi. Covid-19 potrebbe sparire come ha fatto la Sars nel 2003, oppure potrebbe evolversi diventando più aggressivo. Intanto il precedente di HCoV-OC43 fa ben sperare.