Ecco perché’ la Russia può prendersi anche la Libia

Dopo la recente crisi nel nord della Siria e l’intervento politico – diplomatico russo, diversi analisti sono concordi nel fatto che adesso la domanda non è più se Mosca interverrà in modo sempre più diretto in Libia, ma quando. La Russia negli ultimi mesi è sempre più inserita nel contesto libico: l’appoggio ad Haftar, l’arrivo dei contractors della Wagner, le iniziative nell’est e nell’ovest del paese sono molto più di semplici indizi che vanno verso un maggiore investimento del Cremlino in Libia. In questo contesto, la Libia appare importante per gli interessi della Russia. Intervenire in modo più diretto nel contesto libico, consacrerebbe il ruolo del Cremlino nell’area mediorientale e mediterranea. Ma non solo: Mosca sta tornando protagonista anche in Africa, nelle scorse settimane a Sochi è andato in scena il primo forum russo – africano, la Libia quindi potrebbe rappresentare una testa di ponte per gli obiettivi del Cremlino nel continente nero.  

Gli elementi che spianano la strada a Putin

Del resto già da anni a Mosca sono state ben notate tutte quelle convergenze che stanno aiutando la Russia ad essere sempre più fondamentale anche per la Libia. Ma prima di tutto, è importante capire perché il paese nordafricano può essere fondamentale per il Cremlino. Vladimir Putin è da anni impegnato in una crescita dell’influenza russa nella cruciale regione del medio oriente. E grazie al successo delle operazioni in Siria, dove oramai l’alleato di sempre Assad è riuscito a riprendere in mano buona parte del paese, l’obiettivo è in gran parte raggiunto: oggi la Russia è l’unico vero attore in grado di mantenere gli equilibri nell’area. Lo si è visto di recente con la crisi innescata dall’intervento anti curdo della Turchia, così come è ben riscontrabile dal fatto che Mosca ha buoni rapporti con tutti gli attori mediorientali: da Israele alla stessa Turchia, dall’Iran al Qatar, passando per l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti.

In questo contesto, la Libia appare importante per gli interessi della Russia. Intervenire in modo più diretto nel contesto libico, consacrerebbe il ruolo del Cremlino nell’area mediorientale e mediterranea. Ma non solo: Mosca sta tornando protagonista anche in Africa, nelle scorse settimane a Sochi è andato in scena il primo forum russo – africano, la Libia quindi potrebbe rappresentare una testa di ponte per gli obiettivi del Cremlino nel continente nero. Dunque, il dossier libico sta assumendo per queste ragioni sempre più priorità nell’agenda del presidente russo. E, tornando alle convergenze sopra richiamate, Putin sa bene che questo potrebbe essere il momento più propenso per dare impulso alla propria strategia in Libia. In primo luogo perché gli Stati Uniti di Donald Trump considerano il contesto libico marginale: Washington nel paese è impegnata con raid anti Isis, ma non ha intenzione di avere un ruolo di primo piano nei programmi volti a ridare stabilità a Tripoli.

In secondo luogo, l’Europa non è in grado di affrontare in modo decisivo il dossier. Nonostante gli interessi di due sue importanti nazioni, come Italia e Francia, né l’Ue e né gli stessi singoli governi riescono oramai a prendere in mano la situazione. In terzo luogo, la guerra in Libia, anche a causa dell’incapacità europea di incidere sul dossier, è sempre più una guerra per procura tra i vari attori regionali: la Turchia sostiene Al Sarraj assieme al Qatar, Emirati ed Arabia Saudita appoggiano Haftar. L’unico paese in grado di poter mediare tra questi governi, è per l’appunto la Russia.

 

Le differenze tra Siria e Libia

Ma il percorso che dovrebbe portare Mosca ad incidere sempre di più sul dossier libico non può essere copiato da quello deciso in Siria negli anni passati. Tra le due situazioni sussistono importanti differenze. In Siria, nonostante lo smembramento del territorio e la sua occupazione da parte di varie sigle ribelli e jihadiste, al momento dell’intervento russo vi era comunque un governo in carica: quello di Assad. Dunque, in questo caso il ruolo di Mosca è stato quello di aiutare lo Stato siriano a tornare in possesso del suo territorio. In Libia invece lo Stato è fallito dopo la caduta di Muhammar Gheddafi. Il governo di Al Sarraj si regge su milizie e gruppi che non possono costituire un vero e proprio esercito, il paese è frammentato in decine di gruppi e tribù ognuna delle quali esercita un potere para statale nel territorio di appartenenza. La Russia qui dovrebbe quindi cercare in primo luogo di creare le condizioni affinché torni a formarsi uno Stato.

E l’operazione non è semplice anche per via di un’altra differenza importante tra il caso siriano e quello libico. Mosca ha legami con Damasco dagli anni ’60, da quando cioè Hafez Al Assad ha dato il via libera per la costruzione di una base sovietica a Tartus, porto siriano del Mediterraneo. Il Cremlino dunque ha contatti decennali con le istituzioni siriane, questo ha significato anche rapporti già ben solidificati da tempo con attori economici e politici. In Libia invece la Russia non ha lo stesso “know how” che si è ritrovata in Siria. Qui i contatti sono tutti da costruire ed il Cremlino deve in primo luogo investire nella sua ramificazione nel paese nordafricano. Per far questo, potrebbe essere necessario l’aiuto di chi già da decenni conosce molto bene la Libia. Un passaggio quest’ultimo che potrebbe non lasciare indifferenti dalle parti di Roma.