E Cuomo nascose i morti di Covid pur di battere Trump

Da due giorni a questa parte si parla di una “bufera” sul governatore di New York, Andrew Cuomo. La sua segretaria ha ammesso che Cuomo ha nascosto il numero dei morti nelle case di riposo. E lo ha fatto per evitare che la vicenda venisse "strumentalizzata" dall'allora presidente Donald Trump. Cinismo? Non solo.

Da due giorni a questa parte si parla di una “bufera” sul governatore di New York, Andrew Cuomo, per ora solo mediatica e politica, ma prossimamente, probabilmente, anche giudiziaria. Il problema, per il governatore, è la sua segretaria Melissa De Rosa: nel corso di una videoconferenza con alcuni deputati statali democratici ha ammesso che Cuomo ha nascosto il numero dei morti nelle case di riposo. Ed ha anche dichiarato apertamente che l’insabbiamento fosse giustificato dal braccio di ferro con Donald Trump, allora presidente e in piena campagna elettorale. La conversazione è trapelata alla stampa e il New York Post, quotidiano di area conservatrice, ha pubblicato tutto.

La De Rosa ha detto, in videoconferenza, che il governo Cuomo ha respinto tutte le richieste di informazioni sulle vittime nelle case di riposo, perché “all’incirca negli stessi giorni, (Donald Trump, ndr) stava trasformando il caso in una gigantesca strumentalizzazione politica”. Oltre ad attaccare i governatori democratici, Cuomo in particolare, per l’alto numero di vittime nei loro Stati, la De Rosa afferma che l’allora presidente Trump stesse “ordinando al Dipartimento di Giustizia di investigare su di noi” (dunque: avrebbe fatto il suo mestiere di presidente). Quindi “fondamentalmente noi abbiamo congelato”, eufemismo per dire: abbiamo insabbiato i dati. Nella stessa videoconferenza, la segretaria del governatore di New York chiede “un po’ di comprensione per il contesto” in cui l’insabbiamento dei dati avveniva e ha chiesto scusa a nome dell’amministrazione. Non si trovano molte parole di cordoglio nei confronti delle numerose vittime, ma più che altro imbarazzo per la difficoltà politica creata: “Vi chiediamo scusa. Capisco la posizione in cui siete finiti. Credo che non sia corretto. Non era nostra intenzione cacciarvi in questa situazione di fronte ai Repubblicani”.

E magicamente, nel gioco delle opportunità e della tattiche politiche, scompare la realtà: 13.297 morti nelle case di riposo. Lo Stato di New York ne aveva denunciati 8.500 e nascosto gli altri. Per non “cacciare in questa situazione” scomoda il governatore e i Democratici in un periodo di campagna elettorale. Un periodo in cui, evidentemente, la maggior preoccupazione, più che salvare vite, era battere Trump.

A parte il cinismo di questa politica, la vicenda dà adito ad almeno due riflessioni. La prima è la vera e propria ossessione anti-Trump, che ha coinvolto, non solo le amministrazioni democratiche, ma anche buona parte dell’ambiente medico-scientifico. L’ossessione anti-Trump ha fatto passare in secondo piano la pandemia, la strategia per contenerla, la pietà per le vittime della malattia. Se serve nascondere i dati perché il presidente “potrebbe sfruttarli”, si fa. E se questa causa viene citata addirittura come forma di giustificazione, anche a posteriori, allora vuol dire che l’ossessione continua ancora adesso, anche dopo la sconfitta di Trump.

Ma la seconda riflessione che si impone, a prescindere dalla politica americana, è sull’efficacia della strategia del lockdown. Lo Stato di New York è stato uno dei più rigorosi nella sua applicazione. Eppure è lo Stato che ha registrato il maggior numero di morti in tutti gli Usa. I difensori delle chiusure affermano che “ne sarebbero morti di più”. Forse no, considerando che in altre aree con alta densità di popolazione urbana strategie molto più aperturiste è stata riportata una frazione dei morti subiti da New York. Andando a logica, non è un caso che le vittime newyorkesi siano state contagiate in ambienti chiusi, con prevalenza, appunto, nelle case di riposo, negli ospedali e (con gran sconcerto mostrato da Cuomo stesso) nelle abitazioni. La chiusura funziona se si ha la capacità di separare, capillarmente, i sani dai malati. Ma se si chiudono assieme sani e malati, si rende solo più facile il contagio. Il lockdown in sé, come minimo, non fa la differenza. Nei casi più estremi la fa, ma in peggio. Uno dei motivi per cui non si sono voluti rivelare i dati reali sul numero di morti nelle case di riposo è anche questo: avrebbe screditato la strategia di lockdown, il nuovo dogma.