Due scandalosi attacchi jihadisti

I terroristi colpiscono in America e a Londra, in mezzo alla nostra assuefazione

In mezzo al panico da coronavirus e molto dopo, nella scala della rilevanza, le primarie democratiche nel gelido Iowa, arriva nella stessa giornata di domenica una doppia notizia di attentati jihadisti. Una in realtà risale al sei dicembre e riguarda l’attacco compiuto da un cadetto saudita dentro una base navale americana. Mentre un amico lo filmava, ha ucciso tre persone con la sua pistola e poi è stato ammazzato dallo sceriffo. Adesso la divisione yemenita di al Qaida rivendica l’azione – che scivola via nel ciclo delle notizie ma è il primo attacco di al Qaida in America dall’11 settembre 2001 ed è avvenuto dentro un’installazione militare.

Nel 2009 c’era stata la strage fatta dal maggiore Nidal Hassan dentro Fort Hood, ma questo se confermato sembra un piano pensato in anticipo e da fuori. Il che spiega perché sono partite le indagini a tappeto su tutti i cadetti sauditi, è chiaro che gli americani si sono resi conto di avere sbagliato il vetting e di essersi fatti bucare. La cosa non sta facendo scalpore, forse perché in tempi trumpiani i sauditi non sono fra i bersagli della rabbia permanente dei populisti americani. Chissà se i democratici si accorgeranno che di fatto c’è stata una crisi di sicurezza mentre alla Casa Bianca c’è il presidente del Big Wall e del divieto d’ingresso contro i musulmani non sauditi. Nello stesso giorno a Londra un uomo appena scarcerato dopo avere passato un anno in cella per reati legati all’estremismo islamico ha accoltellato tre persone – che sono sopravvissute – prima di essere ucciso. Lo Stato islamico ha rivendicato l’operazione. Come l’attacco sul London Bridge di novembre aveva già dimostrato, la Gran Bretagna ha un problema con i detenuti per estremismo e li libera troppo presto. Le prigioni sono una delle ultime bolle dove il jihadismo si conserva perfettamente, in attesa di essere riversato nelle strade. Il fatto che adesso ai posti di comando ci siano Johnson e Trump non rende i loro paesi meno vulnerabili alle azioni jihadiste, meglio ricordarsene tra un bollettino sul coronavirus e un party per la Brexit.