DPCM NATALE/ Il caos di un decreto ammazzafeste che avvicina la crisi di Conte

Da oggi è in vigore il nuovo Dpcm con le misure di restrizione anti-Covid in vigore fino al 15 gennaio 2021. È strappo con le Regioni. A ottobre avevano detto che era meglio chiudere tutto, o quasi, per salvare il Natale. Ora dicono che bisogna tenere ancora chiuso tutto, o quasi, per salvare il 2021. Tra un mese ci verranno a dire che bisogna continuare a stringere i denti in attesa che arrivino i vaccini. E quando finalmente arriveranno i vaccini, bisognerà tenere duro finché non si raggiungerà l’immunità di gregge. In ogni caso, “non bisogna sprecare i sacrifici fin qui fatti”, “non bisogna abbassare la guardia”, per evitare la terza ondata, e chissà quante altre.

Volete passare l’ultimo dell’anno in un albergo? Preparatevi al veglione chiusi in camera: il nuovo Dpcm vieta alle strutture ricettive di organizzare cene e veglioni, sarà consentito soltanto il servizio ai piani. Allegria, direbbe Mike Bongiorno: non si prevede certo il tutto esaurito. Così come dobbiamo prepararci a non vedere nemmeno un turista straniero: chi oserà attraversare i confini nazionali verrà messo in quarantena. E guai ai parenti che abitano in Comuni diversi, anche se confinanti: a Natale si dovranno scambiare gli auguri soltanto al telefono. Sono tre provvedimenti contenuti nel Dpcm presentato ieri sera da Giuseppe Conte, tre misure che danno l’idea dei nuovi interventi decisi dal governo: scoordinati, punitivi per gli operatori turistici, penalizzanti per milioni di persone.

A ottobre avevano detto che era meglio chiudere tutto, o quasi, per salvare il Natale. Ora dicono che bisogna tenere ancora chiuso tutto, o quasi, per salvare il 2021. Tra un mese ci verranno a dire che bisogna continuare a stringere i denti in attesa che arrivino i vaccini. E quando finalmente arriveranno i vaccini, bisognerà tenere duro finché non si raggiungerà l’immunità di gregge. In ogni caso, “non bisogna sprecare i sacrifici fin qui fatti”, “non bisogna abbassare la guardia”, per evitare la terza ondata, e chissà quante altre. Il gregge degli italiani è quasi più sconfortato dall’insipienza di chi lo governa che dall’inafferrabilità del Covid-19.

Scivolando lungo la sua personalissima parabola discendente, il presidente del Consiglio questa volta è riuscito a scontentare tutti. I ristoratori continueranno a tenere chiuso alla sera, con l’assurdo dei cenoni vietati in albergo. Gli operatori turistici avevano creduto alle promesse di un Natale meno rigido e si trovano di fronte a misure che ti fanno passare la voglia di mettere piede fuori di casa. Le regioni sono furibonde contro il Dpcm ammazzafeste: il testo del decreto legge che costituisce la nuova base per il varo del Dpcm è arrivato alle 2.30 del mattino. Per l’ennesima volta, il governo ha ignorato i richiami del Quirinale alla collaborazione istituzionale e ha messo le regioni davanti al fatto compiuto, senza concordare nulla.

Gli abitanti dei piccoli comuni si troveranno come i prigionieri politici che il fascismo metteva al confino. A Natale, Santo Stefano e Capodanno sarà vietato uscire dal proprio territorio, nemmeno per raggiungere i “congiunti” che era possibile abbracciare in primavera. Chi abita in una grande città non sopporterà gravi conseguenze, ma per chi vive nei borghi isolati così tanto graditi ai viaggiatori stranieri benché privi di cinema e ristoranti, o in montagna, o nelle “metropoli diffuse” della pianura padana, dove i paesi si rincorrono l’uno attaccato all’altro, sarà un’esperienza tristissima. Ma poi, che senso ha lasciare libertà di movimento a 2 milioni di milanesi e blindare, a 80 chilometri di distanza, i 30 poveri abitanti di Morterone, il comune meno abitato d’Italia?

Persino Italia Viva si era opposta fino all’ultimo a decisioni così improvvisate. Anche nel Pd la fronda è consistente, sollecitata da sindaci e cittadini: 25 senatori democratici su 35 hanno scritto al capogruppo Andrea Marcucci chiedendo misure meno punitive e una quarantina di deputati Pd (sui 90 complessivi) hanno fatto altrettanto con il capogruppo della Camera, Graziano Delrio. Marcucci ha dichiarato: “Mi rivolgo al premier Conte: cambi le norme sbagliate inserite nel decreto sulla mobilità comunale del 25, 26 e 1° gennaio”. Norme sbagliate, dice Marcucci. “Bisogna rendere possibili i ricongiungimenti familiari e affettivi anche solo per poche ore. Servirebbe anche non discriminare tra attività economiche di città ed attività economiche di paese”. Ma Conte ha tirato dritto, anche lui in attesa di un vaccino: quello contro il rimpasto.