«Dovevamo dire: non lo sappiamo»

Gentili lettrici, gentili lettori, a nome della folta comunità di virologi ed epidemiologi vi chiediamo umilmente scusa. Siamo stati comprensibilmente travolti, noi abituati al silenzio operoso dei laboratori, dall’ansia popolare per la diffusione del virus che implorava da noi indicazioni, analisi, riferimenti, previsioni, prescrizioni. Siamo diventati protagonisti del grande show nazionale, i riflettori ci hanno illuminato, i politici ci hanno consultato, ci siamo prestati a migliaia di interviste, dibattiti, polemiche, domande insidiose e, accecati da tanta improvvisa popolarità, solleticati da tanta subitanea visibilità, abbiamo rinunciato a dire la nostra impopolare verità: e cioè che noi non ne sappiamo granché, che andiamo a tentoni e che avremmo dovuto sottrarci alle luci della ribalta. O almeno la maggior parte di noi, perché alcuni nostri colleghi, tenendosi in onesto silenzio, hanno fatto nei territori di loro competenza la cosa giusta.

E noi invece, disseminati nei talk show a dire che le mascherine non servono, ma sì che servono, che i tamponi agli asintomatici è inutile farli e poi che il problema più grosso sono gli asintomatici, che i tempi del contagio sono questi e invece no sono questi altri, che l’incubazione dura un tot e invece è un altro tot, che bisogna chiudersi in casa senza dire che ci si infetta pure in casa e che quindi ci sarebbe bisogno di una medicina che arriva in casa e non aspetta che si saturino gli ospedali che a loro volta diventano focolai di infezioni.

Alcuni di noi, presi dall’entusiasmo della nuova celebrità, si sono spinti a dire, nei giorni successivi a Codogno, che si trattava di «casi sovrastimati» (testuale). E se qualcuno muoveva obiezioni veniva trattato come un saputello da rimettere in riga a studiare «le linee guida dell’Oms», la stessa Oms, concentrazione di espertissimi, che c’ha messo molto tempo prima di pronunciare la parola «pandemia». Per cui scusate, non chiedete più se con il caldo estivo il virus si ammoscia: non lo sappiamo. Non ci chiedete se i condizionatori d’aria sono pericolosi: non lo sappiamo. Avremmo dovuto dirlo sin dall’inizio: non lo sappiamo. Per debolezza non lo abbiamo fatto, altrimenti non ci invitavano più in televisione. Ci perdonerete? Non lo sappiamo, ma intanto vi porgiamo le nostre scuse più sincere, buona fortuna.