«Dopo l’azione turca Isis rialzerà la testa»

Gabriel, portavoce delle forze democratiche siriane che combattono con i curdi nel Nord Est della Siria. «I turchi? Vogliono spostare 2,5 milioni di persone, prevedono un cambio demografico dell’area» 

Dal nostro inviato DEREK (Siria nord-orientale) — «Certo che esiste il pericolo di un ritorno di Isis. L’attacco turco e delle milizie estremiste della cosiddetta Free Syrian Army ne facilitano la rinascita». È un grido di allarme quello di Gabriel Kino, 29enne portavoce delle Forze Democratiche Siriane che raccolgono in formazioni militari oltre 60.000 volontari tra la popolazione locale non curda, in maggioranza cristiani, nella regione autonoma curda di Rojawa adesso sempre più indebolita dalle operazioni militari dirette da Ankara. Il suo giudizio sulle recenti intese tra Erdogan e Putin a Sochi? «Ancora non c’è una posizione ufficiale da parte dei leader politici di Rojawa. Preferisco non rispondere, se non per dire che la tregua mediata da Putin è continuamente violata dall’esercito turco e i suoi alleati. Questi ultimi utilizzano la tregua per commettere crimini di guerra contro le nostre popolazioni. È accaduto a Kobane, Tel Tamar, Ain Issa, Ras al Ayn». Isis alza la testa? «Certo, approfitta del caos. Dal campo di Ain Issa sono fuggite 753 persone, oltre a 5 dalla prigione di Qamishli». Riuscite a controllare i detenuti i Isis? «Non è semplice. Noi curdi siamo costretti a fare la guardia a circa 6 campi per i famigliari dei combattenti di Isis, oltre a 8 per militanti. Nei 6-7 campi di prigionia per le famiglie teniamo circa 75.000 persone. I militanti giovani sono invece tenuti a terra seduti, oltre 10.000, di cui tra 2000 e 4.000 stranieri. Ci attendiamo possibili attacchi di Isis per liberare i nostri prigionieri». E il progetto Erdogan di spingere i siriani nelle zone curde? «È un progetto di abuso, di ingegneria demografica contro i curdi. Lo hanno già applicato l’anno scorso entrando nelle periferie di Afrin. Mirano a isolare i curdi».