Distratti dall’epidemia, intanto ci impongono il bavaglio dell’omofobia

Nel bel mezzo dell'emergenza da epidemia, la maggioranza giallorossa forza tempi e regolamento per approvare la proposta di legge Zan sull'omofobia. Pillon denuncia: «Fino a un anno e mezzo di carcere per chi critica l'omosessualismo o per i papà che si oppongono al gender nelle scuole. Audizioni cancellate: inaccettabile violazione della democrazia». Al via la campagna di Pro Vita & Famiglia. Ma per #restareliberi servirà una mobilitazione massiccia. 

“La maggioranza giallorossa sta facendo passare il reato di omofobia mentre il Paese è distratto dal Coronavirus”. L’allarme arriva dal senatore leghista Simone Pillon (in foto) che denuncia alla Nuova BQ il comportamento della maggioranza di Governo nello scavalcare le opposizioni e nel voler arrivare il più presto possibile in aula con un progetto di legge che è “una bomba che esploderà sulla libertà di pensiero e di parola per chiunque non si piegherà al diktat omosessualista”.

La Scalfarotto fu fermata al Senato e prevedeva le stesse norme di oggi, poi nel 2018 è entrata in vigore una modifica del codice penale che ha introdotto i reati di odio razziale e li ha messi nell’articolo 604 bis e ter. La proposta Zan vuole aggiungere come motivazioni anche quelle legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere, cioè la transessualità. E in questo modo l’omofobia diventerebbe a tutti gli effetti reato.

Zan era il secondo firmatario della Scalfarotto, ma a questo testo sono stati affiancati altri tre testi, uno a firma dello stesso Scalfarotto e l’altro della Boldrini.

«Dai testi emerge un quadro allucinante – dice Pillon -. Se passasse il testo unificato, avremmo da una parte l’impossibilità di esprimersi circa il gender nelle scuole perché chiunque alzasse la voce contro le drag queen di Roma e Bologna – per fare un esempio recente dalla cronaca – sarebbe immediatamente messo sotto processo per istigazione all’odio contro i transessuali e se fosse condannato sarebbe anche condannato al carcere e alla pena accessoria di svolgere lavori socialmente utili nelle associazioni degli omosessuali».

Sulla “correzione” di regime – prevista anche nella Scalfarotto – stavolta sarebbero stanziati 4 milioni di euro per i centri anti violenza dei transessuali e sempre sul versante educativo dell’imposizione culturale ci sarebbe anche l’istituzione di una Giornata contro l’omofobia e la transfobia con tanto di obbligo per le scuole di fare attività inerenti al tema.

Ci siamo opposti come Lega e abbiamo presentato per le audizioni alcuni autorevoli esponenti della società civile». Ma, una volta presentato l’elenco, è arrivata la doccia fredda da parte di Francesca Businarolo, presidente della II Commissione Giustizia della Camera: «Dopo averci chiesto di ridurre la lista ad appena una ventina di nomi, ne hanno ascoltati appena 3 e poi hanno stralciato i restanti».

Il motivo? «Vogliono chiudere le audizioni appena iniziate per portare il testo in aula entro fine mese», prosegue il leghista.

Pillon rimarca la violazione dei più basilari principi democratici: «Quando ci sono state le audizioni sugli affidi condivisi abbiamo ascoltato 120 persone. C’è voluto il suo tempo, ma è stato fatto».

Quello delle audizioni è un passaggio fondamentale per consentire ai deputati di comprendere i contorni della vasta campagna ideologica che si sta facendo sull’omofobia. E per l’occasione Pillon aveva coinvolto una settantina tra giornalisti, psicologi, pedagogisti, psichiatri, educatori, docenti universitari, avvocati, magistrati e medici. «Si tratta di persone assolutamente autorevoli, ma la maggioranza Pd-Cinque Stelle ha deciso di silenziare tutto. Tutto questo è inaccettabile», ha rimarcato Pillon che ha ribadito come questa censura sia «un attacco liberticida, una vergognosa compressione delle regole democratiche che denota la volontà della maggioranza di governo di non voler fare i necessari approfondimenti su una legge che andrà ad impattare su alcuni dei principali diritti costituzionali come quello della libertà di educazione e di parola».

Ricordiamo che la proposta di legge prevede il carcere fino a un anno e mezzo e fino a 6000 euro di multa per chi venisse ritenuto colpevole di omofobia, reato di per sé aleatorio, da dimostrare, e non per via ideologica. Ad essere esposti sarebbero tutti: giornalisti, educatori, attivisti pro family «ma anche genitori – insiste il Senatore -: poniamo il caso di un papà che protesta con il preside della scuola di suo figlio per una iniziativa scolastica di chiaro stampo omosessualista. Ebbene, potrebbe essere denunciato dal dirigente scolastico e condannato per omofobia. Ecco perché siamo tutti esposti».

Resta ora da capire quanto la Lega sarà in grado di mobilitare gli altri partiti del Centrodestra su questa battaglia di libertà. Ma non solo. La partita contro il bavaglio di Stato nel nome dell’omosessualismo si gioca anche sulle sponde del movimentismo.

Nel 2013 la Scalfarotto fu fermata perché ampi settori del cosiddetto mondo pro family – principalmente cattolico – si mobilitarono dando sostegno ai pochi deputati e senatori del Pdl che riuscirono nell’impresa di fermare la legge liberticida. Pro Vita & Famiglia oggi sta facendo la sua parte con una massiccia campagna di denuncia, servendosi anche di una cartellonistica come sempre dirompente: «Lo sai che rischi una condanna per omotransfobia se credi che si nasca maschio e femmina e se lo insegni ai tuoi figli? Con l’emergenza coronavirus, la mancanza di letti negli ospedali, l’economia in caos, la priorità per la nostra maggioranza è una legge liberticida? No grazie, #Restiamoliberi è il nostro hashtag, #Restiamoliberi è il nostro appello contro chi vuole toglierci la libertà», hanno scritto Jacopo Coghe e Toni Brandi.