Disabili: la solitudine dei 600mila

Istat: vivono senza rete e con limitazioni gravi. In tutto sono 3,1 milioni le persone svantaggiate Il Papa: non ci sono vite di serie A e serie B, riconosciamo a tutti pari dignità e rimuoviamo i pregiudizi

Non esistono «vite di serie A e altre di serie B». Contro tale cultura contraria alla dignità umana e discriminatoria verso i disabili «occorre sviluppare gli anticorpi», perché scrive il Papa, «questo è un peccato sociale ». E non basta abbattere le barriere architettoniche. Ci vuole un cambio di mentalità, anche perché «purtroppo in alcune Nazioni, ancora oggi, si stenta e riconoscere i disabili come persone di pari dignità, come fratelli e sorelle in umanità ». Le parole del Pontefice sono giunte, ieri, quanto mai tempestive e opportune mentre si celebrava la Giornata mondiale delle persone della disabilità (e vanno ad aggiungersi a quelle delle alte cariche istituzionali, il presidente Sergio Matteralla in primis, dei quali riferiamo a parte).

A leggere il Messaggio inviato da Francesco per la ricorrenza sembra di veder scorrere – in parallelo – i dati diffusi dall’Istat che fotografano, almeno per l’Italia una situazione in cui, purtroppo, ha ancora spazio quella che lo stesso Pontefice chiama «cultura dello scarto». Nel nostro Paese, infatti, sono 3,1 milioni le persone con disabilità, vale a dire il 5,2 per cento della popolazione. Secondo lo studio, oltre 600mila persone con limitazioni gravi «vivono in una situazione di grande isolamento, senza nessuna rete su

cui poter contare in caso di bisogno» e «ben 204mila vivono da sole». Inoltre, le famiglie in cui vive almeno una persona disabile sono 2,3 milioni e il 24,4 per cento – dice lo studio – non può fare a meno di servizi a pagamento. Proprio parlando delle persone anziane, infatti, papa Francesco invita a «non dimenticare i tanti “esiliati nascosti”, che vivono all’interno delle nostre case, delle nostre famiglie, delle nostre società. Penso – prosegue il Pontefice – a persone di ogni età, soprattutto anziani, che, anche a motivo della disabilità, sono sentite a volte come un peso, come “presenze ingombranti”, e rischiano di essere scartate, di vedersi negate concrete prospettive lavorative per partecipare alla costruzione del proprio avvenire».

Di qui l’appello di papa Bergoglio: «Occorre prendersi cura e accompagnare le persone con disabilità in ogni condizione di vita, avvalendosi anche delle attuali tecnologie ma senza assolutizzarle; con forza e tenerezza farsi carico delle situazioni di marginalità; fare strada insieme a loro e “ungerle” di dignità per una partecipazione attiva alla comunità civile ed ecclesiale. È un cammino esigente e anche faticoso, che contri- buirà sempre più a formare coscienze capaci di riconoscere ognuno come persona unica e irripetibile». E infatti, nonostante «i grandi progressi verso le persone con disabilità in ambito medico e assistenziale, ancora oggi si constata la presenza della cultura dello scarto e molti di loro sentono di esistere senza appartenere e senza partecipare».

È necessario, dunque, ricorda Francesco, «non solo di tutelare i diritti delle persone con disabilità e delle loro famiglie»

ma anche «rendere più umano il mondo rimuovendo tutto ciò che impedisce loro una cittadinanza piena, gli ostacoli del pregiudizio, e favorendo l’accessibilità dei luoghi e la qualità della vita, che tenga conto di tutte le dimensioni dell’umano».

Il Papa torna anche sul tema delle barriere. «In questi anni si sono messi in atto e portati avanti processi inclusivi, ma non è ancora sufficiente, perché i pregiudizi producono, oltre alle barriere fisiche, anche limiti all’accesso all’educazione per tutti, all’occupazione e alla partecipazione. Una persona con disabilità, per costruirsi, ha bisogno non solo di esistere ma anche di appartenere ad una comunità». Mai più disabili abbandonati, dunque. «Incoraggio – conclude infatti papa Bergoglio – tutti coloro che lavorano con le persone con disabilità a proseguire in questo importante servizio e impegno, che determina il grado di civiltà di una nazione»